Insomma, non è reato dire a Salvini che è un politico di professione, proprio di quelli che i leghisti prima maniera vedevano come fumo negli occhi. Non bastava assistere tutti i giorni al saltabeccare del segretario del Carroccio da uno studio televisivo all’altro. Dall’alba a notte fonda, non puoi più accendere la tv per guardarti in pace una telenovela o un pornazzo che ti ritrovi davanti la sua faccia, la sua voce indignata con gli immigrati che rubano il lavoro (non a lui, evidentemente).

Il gip non si scaglia contro la politica. Prende solo atto di un sentire diffuso: “Quanto alla storia del non aver mai lavorato, basta osservare che – nel linguaggio comune – costituisce una frase che si predica del (deprecatissimo!) ‘professionista della politica’ che – magari ‘politicamente’ occupato per 15 ore al giorno – tuttavia non svolge o non ha mai svolto nessuna ‘attività civile’”.

Salvini, quindi, politico di professione, che nemmeno brillerebbe per le sue presenze in aula: “Si tratta – aggiunge il gip – innanzitutto di valutare quali siano gli aspetti platealmente menzogneri dell’articolo di Vecchi: e francamente non se ne ritrovano, nella misura in cui l’accusa di “assenteismo” viene collegata alle specifiche affermazioni di un eurodeputato socialista francese (e comunque non trovano una particolare smentita nei report del parlamento europeo)”.

Povero Salvini, bocciato su tutta la linea, anche quando si indigna per le accuse sulla gestione della Padania: “L’accusa di aver mandato (economicamente) a catafascio il giornale di partito, tenuto in vita soltanto dai contributi pubblici, riporta a circostanze sotto gli occhi di tutti (e poco importa che si tratti di un destino rivelatosi comune a tutte le altre testate di partito)”. Lo dice il giudice.

Tre a zero. Per i cronisti, il decreto di Bergamo segna un punto contro lo spauracchio di querele e cause civili. È un mondo duro, quello del potere, se ti becchi gli onori (e gli emolumenti), devi accettare le critiche. Anche “graffianti e fastidiose”. “Certo, se giudizi come quelli espressi da Vecchi su Salvini fossero apparsi sul mensile delle Suore Domenicane, parlando della (reverenda) Madre superiora del (concorrente) Ordine delle Suore Orsoline, ci sarebbe stata ampia materia per il reato di diffamazione: ma nel nostro caso, se non siamo nella vasca degli squali, certo non siamo in quella dei pesci rossi”.

Squali, pesci rossi, triglie o scorfani, se fai politica devi accettare le critiche. Soprattutto, verrebbe da dire, se sei uno come Salvini che non ha tra i suoi modelli oratori Alcide De Gasperi o Winston Churchill. La Kyenge? “Inutile e chiacchierona vada a difendere gli africani in Africa, se vuoi difendere i profughi torna al tuo paese”, sentenziò mentre cantava il coro “Kyenge fuori dalle palle”. Ma Salvini questi toni può usarli, perché è un politico (di professione). Adesso, però, i cronisti possono criticarlo. Non è reato dire al leader della Lega che non ha mai lavorato. Non è reato dire a Salvini che è Salvini.

Da il Fatto Quotidiano di domenica 31 gennaio 2016