Tre persone sono state uccise e altre sono rimaste ferite nella sparatoria in una moschea sciita nell’Arabia Saudita orientale. L’attacco è avvenuto durante le preghiere del venerdì: lo hanno reso noto funzionari della sicurezza e testimoni. Si tratta della moschea Imam Reza, a Mahasen, nel governatorato di al-Ahsa. Il numero delle vittime però potrebbe essere più alto. Non è ancora chiara infatti la dinamica della sparatoria.

Un attivista, citando alcuni testimoni, ha detto a Reuters che gli spari sono stati preceduti da un’esplosione. Allo stesso tempo, alcuni residenti hanno parlato di uno scontro a fuoco tra le forze di sicurezza e cinque sospetti. Secondo Al Arabiya, che cita fonti anonime, le autorità hanno arrestato un sospetto. Sempre secondo Al Arabiya nell’attentato sono rimaste ferite sette persone.

Durante la preghiera era presente anche Mohammed al-Nimr, uno dei primi testimoni a parlare con l’agenzia stampa Ap, e fratello dell’imam sciita giustiziato Sheikh Nimr al-Nimr a inizio gennaio, esecuzione che ha provocato una grave crisi diplomatica tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tensione che non è ancora diminuita. Proprio oggi è uscita un’intervista rilasciata giovedì 28 gennaio ad alcune emittenti francesi, dove il presidente iraniano Hassan Rohani ha detto che il ripristino dei rapporti diplomatici tra i due Paesi è una priorità ma che sta a Riad prenderne l’iniziativa.

Interpellato in occasione della sua storica visita a Parigi, Rohani ha condannato l’attacco contro l’ambasciata saudita dopo l’esecuzione dell’imam, e ha tagliato corto: “Abbiamo condannato questa azione. La nostra responsabilità è stata quella di trovare i colpevoli dell’attacco. Li abbiamo trovati, li abbiamo arrestati. Essi sono in prigione”. La mossa dell’Arabia Saudita di tagliare i rapporti diplomatici “non è stata proporzionata agli incidenti“, ha commentato il presidente iraniano. “Quello che è certo è che il paese che ha interrotto i nostri rapporti deve essere quello che deve cercare di ripristinarli”, ha aggiunto.