“E’ una cazzata, una follia come le sanzioni alla Russia“. Matteo Salvini liquida con poche parole le rivelazioni pubblicate dal quotidiano britannico The Telegraph, secondo cui Mosca avrebbe finanziato in segreto partiti euroscettici e di destra, tra cui la Lega Nord. All’origine un dossier dell’intelligence americana che delinea i contorni di una nuova “guerra fredda” voluta dalla Russia per destabilizzare l’Europa. E la creazione di una nuova cortina di ferro, secondo i servizi Usa, passa anche dal finanziamento della Lega in Italia, oltre a “Jobbik in Ungheria, Alba Dorata in Grecia e il Front National in Francia, che ha ricevuto un prestito di 9 milioni di euro da una banca russa nel 2014″. “Scusatemi, vado al bancomat a prelevare un po’ di rubli – prosegue Salvini – Fatemi vedere dove è il conto che vado a prenderli”. Poi si difende: “Io vado a Mosca per difendere le imprese italiane dalle assurde sanzioni imposte dall’Europa che danneggiano soltanto noi”.

Il Congresso degli Stati Uniti – scrive in esclusiva il domenicale del quotidiano britannico – ha incaricato il responsabile dell’intelligence nazionale, James Clapper, di avviare un’ampia indagine sui fondi segreti versati dalla Russia ai partiti europei in questi ultimi dieci anni. Washington teme che l’obiettivo di Putin sia quello di indebolire la Nato, di arginare i programmi missilistici europei e di porre un termine alle sanzioni internazionali dopo l’annessione della Crimea.

Nei documenti riservati consultati da The Telegraph si parla di operazioni russe in Francia, in Olanda, in Ungheria oltreché in Austria e Repubblica Ceca, considerati una sorta di porta di ingresso dell’area di libera circolazione europea di Schengen. E ci sarebbero anche diversi legami con l’Austria: tra questi il finanziamento della visita di un deputato di Vienna in Crimea favorevole all’annessione e il caso di spie russe con documenti austriaci. Il domenicale parla anche del caso del referendum in calendario in Olanda ad aprile per tentare di bloccare l’accordo di associazione con l’Ucraina, ora che il sito satirico che ha raccolto le firme, Geenstijl, ha ampiamente superato il quorum di 300mila. La consultazione non è vincolante, ma in caso di successo obbliga il governo a esaminare eventuali modifiche. Secondo The Telegraph, i fautori del no all’accordo fanno ragionamenti molto simili alla propaganda russa.

Le fonti del quotidiano, infine, parlano anche del caso britannico, con la prospettiva del referendum sulla Brexit e l’elezione di Jeremy Corbyn come leader dei laburisti in quanto “potenziali opportunità per indebolire l’Europa“. Se confermato, attraverso questo ultimo caso ci avviciniamo alla propaganda sovietica degli anni Ottanta, quella avviata contro i Pershing e i Cruise prospettati come risposta agli euromissili Ss-20 e decisamente avversati dai pacifisti occidentali. “Il pacifismo è ad ovest, gli euromissili sono ad est. Penso il rapporto sia squilibrato”, disse nel 1983 il presidente francese François Mitterrand, riassumendo brillantemente la situazione.