La sindaca di Quarto Rosa Capuozzo ha parlato subito con Roberto Fico delle pressioni dell’ex consigliere M5s Giovanni De Robbio, indagato dalla Dda di Napoli per voto di scambio e tentata estorsione ai danni della prima cittadina. E per due volte, pur non avendogli mai detto di sentirsi minacciata, ha chiesto un intervento: a luglio e a inizio novembre 2015. A sostenerlo è la Capuozzo nella sua deposizione davanti ai pm del 14 gennaio: secondo la sindaca, il deputato e membro del direttorio del Movimento 5 Stelle era stato informato degli incontri che lei ebbe con De Robbio, durante i quali l’ex consigliere le mostrò le foto della sua casa che avrebbero dimostrato l’abuso edilizio. “Anche dopo questi colloqui con Fico”, si legge nel verbale, “non venne iniziato nei confronti di De Robbio alcun procedimento di espulsione, benché io lo sollecitassi espressamente, sia pure solo verbalmente”.

La Capuozzo ai magistrati dice che parlò al deputato subito dopo la pubblicazione sui giornali delle foto (inizio novembre): “Ho già detto e confermo che non mi fece esplicite minacce. Certamente, peraltro, capii che egli intendeva usare la circostanza come strumento di pressione“. E anche su questo, dice, si è confrontata con il parlamentare: “Di tutto ciò parlai con Fico dopo la pubblicazione sul giornale delle foto e gli raccontai come mi fossero state mostrate, prima della loro pubblicazione dal consigliere De Robbio. Fico mi rassicurò anche perché dell’argomento si discusse nel corso di una riunione al Comune durante la quale io dissi che non avevo nulla da temere”. Capuozzo aggiunge anche di aver raccontato a Fico “i primi due episodi in cui De Robbio mi aveva parlato della foto e gli aggiunsi anche che l’originale si trovava nella cassaforte di Intemerato”. I racconti però, sostiene la sindaca, non hanno provocato in un primo momento alcune effetto: “Anche dopo questi colloqui non venne iniziato nei confronti di De Robbio alcun procedimento di espulsione, benché io lo sollecitassi espressamente, sia pure solo verbalmente. Ritornai a fare tale richiesta, che avevo già avanzato in occasione della vicenda dello stadio, quando ci incontrammo in comune dopo la pubblicazione delle foto per stabilire una linea mediatica di condotta per contrastare la diffamazione di cui ero oggetto”.

Nel corso del quinto interrogatorio, la sindaca parla a lungo del suo rapporto con De Robbio e Francesco Romano, quest’ultimo fondatore del M5s a Quarto ed ex candidato sindaco per i grillini. E dice che “si era creato un forte contrasto politico tra me, il Romano e il De Robbio, i quali mi accusavano di essere lontano dalle idee guida del Movimento”. Soprattutto con De Robbio la discussione riguarda la sua richiesta di diventare presidente del consiglio comunale e il tentativo di controllare l’affidamento dello stadio. I due, continua poi Capuozzo, “pretendevano di influenzare le mie decisioni“. “Questa situazione ha determinato una mia condizione di progressivo isolamento, sia nei confronti degli altri consiglieri comunali, sei nei confronti dei componenti del meet-up”. La sindaca era infastidita dal fatto, dice, che i due andassero in giro per le sezioni del Pd “a parlare di me” con attacchi che definisce “diffamatori”. Di questo avrebbe parlato più volte con Fico: “I fatti risalgono al periodo successivo alle elezioni, tra le metà di giugno e quella di luglio. Di tutto questo ho messo a corrente il direttorio, per il tramite di Roberto Fico, anzi, ricordo che egli partecipò a una riunione verso la metà del mese di luglio“. E aggiunge: “Nella circostanza dissi a Fico, in separata colloquio che De Robbio aveva preso una posizione sicuramente contraria a quelle che erano le linee del movimento. Egli condivise la mia decisione, ma non iniziò azioni disciplinari perché non ritenne sussistessero gli estremi”.

Fico nella deposizione dell’8 gennaio scorso ha detto di “non avere mai saputo delle minacce”: “Capuozzo ai magistrati ha detto cose diverse che a me. L’espulsione di De Robbio è partita dopo che mi riferì dell’interrogatorio”. La lettera di Beppe Grillo che segna la fine dell’esperienza nel Movimento dell’ex consigliere è del 14 dicembre, poco dopo l’incontro a Napoli tra la sindaca e il deputato del direttorio. La prima cittadina nell’interrogatorio del 12 gennaio aveva detto di non ricordare se avesse parlato con Fico degli incontri con De Robbio prima di fine novembre. Due giorni dopo ai pm invece cita gli episodi di luglio e novembre e poi dichiara: “A Fico ho sempre detto che ritenevo che il De Robbio operasse contro gli ideali del M5s e ostacolasse la mia linea di non nominare in nessun ambito persone legate al territorio”. Una scelta che la sindaca dice di aver fatto per evitare gli interessi del passato: “Intendo riferirmi ai collegamenti tra singole persone e il coacervo di interessi di varia natura, leciti o illeciti, che sono sempre stati presenti a Quarto, il cui comune non a caso, è stato sciolto per ben due volte”.

Il pm Woodcock alla fine dell’interrogatorio ha mostrato alla Capuozzo il post sulla sua pagina Facebook, anticipato da ilfattoquotidiano.it, in cui si legge un messaggio di sostegno di Cesarano e a cui lei avrebbe risposto cliccando mi piace. “Ne prendo atto in questo momento”, commenta l’ex prima cittadina, “non ci avevo fatto caso. Del resto io ho inquadrato questo nome come sensibile solo dopo essere stata interrogata. Posso dire che peraltro non curo io personalmente la mia pagina Facebook”.

Nel verbale del 12 gennaio la Capuozzo, nel ricostruire il suo incontro con Fico del 1 dicembre a piazza Amedeo a Napoli, dove lo informa che l’Antimafia l’ha sentita e le ha fatto domande su De Robbio, pare accennare al fatto che Fico fu sentito anche lui dal pm in quel periodo. “A tale ultimo riguardo Fico mi ha anche detto che è stato interrogato dalla S. V. (il pm Woodcock, ndr) ed anzi scherzando mi ha anche detto che ci siamo incontrati vicino a casa del pm”. Interpellato dal cronista de ilfattoquotidiano.it, Fico smentisce: “Io sono stato sentito una sola volta l’8 gennaio. A piazza Amedeo il primo dicembre io non sapevo che eravamo vicini casa del magistrato. E non ho mai detto lì quella frase ma l’ho detta a casa mia l’otto sera, dopo la mia deposizione a Woodcock, perché è stato il pm a dirlo a me il giorno 8 in procura. Quel pezzo del verbale è scritto in modo confuso e non so perché”.