Tra tutte le profezie di inizio d’anno, quella sul raddoppio dell’aeroporto di Fiumicino del ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, si candida a diventare la più sballata. Intervistato da La Stampa il ministro ha annunciato un’“importante sorpresa per il 2016”, una novità riassunta da un titolo chiaro: “Delrio: così raddoppiamo Fiumicino”. In realtà Delrio sta lanciando il cuore oltre l’ostacolo. Perché tra tutte le grandi opere costose in cantiere, Fiumicino 2 è non solo tra quelle più care e di dubbia utilità, 7 miliardi di euro in totale, ma al momento è anche la più improbabile pur essendo pompata da una lobby potente.

Ad oggi non c’è neanche mezzo atto ufficiale del governo che ne approvi la realizzazione. E ora tra la diffusa voglia di raddoppio e il raddoppio medesimo si frappone un’altra montagna: un dettagliatissimo atto a difesa della Riserva statale del litorale romano presentato alcuni giorni fa al Consiglio di Stato per conto del combattivo comitato Fuoripista dall’avvocato Federico Sorrentino, costituzionalista ed ex professore alla Sapienza di Roma. Il Fatto ha potuto consultare il documento che smonta punto per punto i presupposti legali e fattuali invocati dai fautori dell’opera. I quali sono tanti, a partire dai Benetton, gestori dello scalo, interessati più di tutti alla faccenda in quanto proprietari dei circa 1.300 ettari dell’agro romano che dovrebbero essere espropriati a peso d’oro per far posto a 2 piste, ma soprattutto ad alberghi, centri commerciali, ristoranti, bar, parcheggi e via di seguito.

Per passare poi all’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. L’Enac ha preso così a cuore il raddoppio di Fiumicino da ingaggiare una battaglia contro il ministero dell’Ambiente attraverso un ricorso al presidente della Repubblica avverso al decreto del ministero dell’Ambiente stesso che nel 2013 disegnava il nuovo perimetro della Riserva naturale. In particolare l’Enac contesta la decisione di imporre su 223 ettari “un divieto assoluto per qualsiasi nuovo intervento di modificazione del territorio e ulteriore urbanizzazione”. Secondo l’Enac questa novità impedisce di fatto Fiumicino 2. E quindi va cancellata.

L’esposto dell’avvocato Sorrentino smonta questa impostazione. E atti alla mano dimostra che il divieto di costruire qualsiasi manufatto su ampie zone della Riserva (200 ettari circa) non è una novità, ma era stabilito fin dal momento dell’istituzione della Riserva stessa avvenuta il 29 marzo del 1996. Il punto non è quindi, come sostiene l’Enac, che la nuova perimetrazione è un ostacolo al raddoppio dell’aeroporto, ma al contrario è il piano per il raddoppio che contrasta fin dall’inizio con le indicazioni territoriali istitutive della riserva. Quindi il raddoppio stesso è fin dal momento del suo concepimento sostanzialmente fuori dalle regole. La stessa costruzione della quarta pista che nei piani dei promotori di Fiumicino bis rappresenta il primo traguardo da raggiungere entro il 2021 dovrebbe avvenire proprio sui terreni su cui insistono i divieti assoluti di costruzione imposti 20 anni fa.

La profezia di Delrio su Fiumicino cozza inoltre con altri ostacoli di ordine economico e finanziario e perfino con la natura dei terreni prescelti. Prima di passare alla fase del raddoppio i concessionari Benetton devono rispettare altri obblighi contratti con lo Stato italiano. Primo tra tutti il miglioramento delle strutture attuali dell’aeroporto le cui pessime condizioni sono state drammaticamente evidenziate dall’incendio del molo C della primavera di un anno fa. E poi devono provvedere all’ampliamento dello scalo, non nell’area nord (Fiumicino 2), ma nei terreni a sud che insistono sul sedime storico aeroportuale e per i quali, quindi, non sono necessari espropri. Questa parte dello sviluppo dell’aeroporto romano è nota come Fiumicino sud e non è uno scherzo. Entro il 2021 i Benetton devono investire in questo progetto dai 3 ai 5 miliardi di euro. È vero che in vista di Fiumicino nord i Benetton riuscirono a ottenere nel 2012 dal governo Monti un aumento delle tariffe di 10 euro pagato dai viaggiatori su ogni biglietto aereo.

Ma pur con questo bell’aiuto è improbabile che ora essi abbiano a disposizione altre risorse da destinare subito pure al raddoppio a nord. C’è poi un altro elemento che i propugnatori di Fiumicino bis ignorano o fanno finta di ignorare e cioè il non lusinghiero precedente storico della costruzione dell’aeroporto messo in evidenza nel lontano 1961 dalla commissione di inchiesta parlamentare e richiamato nel documento del professor Sorrentino. Già allora i parlamentari riscontrarono “seri e motivati dubbi sulla natura dei terreni”, così inadatti e paludosi che lo scalo fu clamorosamente chiuso a pochi mesi dall’inaugurazione. Con il raddoppio a nord c’è il rischio del bis perché i terreni scelti sono simili, sotto il livello del mare e prima della bonifica ospitavano addirittura un lago.

Da Il Fatto Quotidiano del 13/01/2016