Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia non cambia linea: per i dipendenti statali “l’articolo 18 non si tocca, lo abbiamo sempre detto”, ha ribadito domenica a Sky Tg24, anticipando alcuni contenuti dei decreti attuativi della riforma della pa che andranno in Consiglio dei ministri mercoledì. “Ci sarà poi un testo unico sul pubblico impiego, non in questo consiglio dei Ministri, dove chiariremo tutta la normativa che riguarda il lavoro pubblico”. Insomma: in quella sede il governo vuole escludere esplicitamente i dipendenti pubblici dall’applicazione del Jobs Act, che come è noto ha cancellato la reintegra nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa. Un’intenzione che il premier Matteo Renzi aveva anticipato a dicembre, spiegando che “se sei dipendente pubblico significa che hai vinto un concorso”. Di conseguenza “mi accontenterei di licenziare quelli che truffano, che rubano, che sono assenteisti. Senza che qualche giudice del lavoro li reintegri. Ma nel pubblico è impossibile che, cambiando maggioranza politica, si possa licenziare: sarebbe discriminatorio“.

Ma le continue rassicurazioni su questo punto, rinnovate mentre l’esecutivo si scontra con i sindacati sul tema del licenziamento “per direttissima” degli statali fannulloni, lasciano il tempo che trovano. A sancirlo è stata, l’anno scorso, la Corte di Cassazione, che ha sancito come l’intero Statuto dei lavoratori, comprese le successive modifiche, si applichi anche al pubblico impiego. E un intervento legislativo sulla materia, come spiegato a ilfattoquotidiano.it dal docente di diritto del lavoro Umberto Romagnoli, aprirebbe “un profilo di incostituzionalità“. Risultato: “Probabilmente”, aveva spiegato il professore, “la Consulta confermerebbe una disparità di trattamento” tra i dipendenti privati e quelli di Stato ed enti locali.

Poi Madia ha tenuto a sottolineare che voler “salvare” gli statali dalla licenziabilità senza reintegra “non significa non essere duri con chi sbaglia nella pubblica amministrazione”, è “un problema posto male”: per il governo chi viene colto in flagrante a “timbrare il cartellino e andarsene”, come ha detto Renzi, dovrà dunque ricevere il benservito in 48 ore e resterà a casa senza stipendio. I dirigenti saranno obbligati a denunciare gli illeciti e prendere provvedimenti, pena il loro stesso licenziamento. E’ una forma di “difesa” dei lavoratori onesti, ha spiegato il ministro. Resta da vedere come sarà messo in pratica il progetto: non è chiaro da quando debba cominciare il calcolo delle 48 ore e i sindacati sono già sulle barricate perché lamentano che in questo modo verrebbe negato il diritto alla difesa.