I 15 amministratori e i cinque sindaci di Banca Etruria ai quali Bankitalia ha mosso rilievi, tra cui l’ex vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del ministro, non sono stati indagati, ma “è chiaro che se un domani dovesse arrivare una dichiarazione di insolvenza allora sì che questi fatti si colorerebbero”. A ricordarlo durante l’audizione davanti al Csm del 28 dicembre, è stato il procuratore di Arezzo Roberto Rossi , titolare delle inchieste su Banca Etruria, per il quale la prima commissione del Consiglio superiore della magistratura ha aperto una procedura per verificare se vi sia un’incompatibilità tra il suo ruolo di procuratore sulle inchiesta su Banca Etruria e un incarico di consulenza svolto per il governo sino alla fine dell’anno scorso. E’ stato lo stesso magistrato – come emerge dai verbali pubblicati dall’Ansa – a parlare di amministratori “sanzionati”. “Non sono stati indagati – continua – solo perché la banca può tranquillamente, finché è un ente privato in bonis, utilizzare e sperperare il proprio denaro”. Ma “se la società dovesse andare in insolvenza è chiaro che tante cose lecite potrebbero assumere un altro rilievo”, ha detto Rossi, spiegando di essere in attesa della relazione “molto dettagliata” del liquidatore sullo stato patrimoniale: “Da lì poi valuteremo che si può fare”.

Rossi ha spiegato di non conoscere “nessuno della famiglia Boschi, il signor Boschi, i fratelli, i figli; non sapevo neanche come fosse formata. Ho conosciuto l’attuale ministro Boschi in un’occasione pubblica, istituzionale quando era parlamentare, come ho conosciuto tutti i parlamentari, ma non frequento nessun politico, non ho con loro nessun tipo di frequentazione”. Il procuratore ribadisce che non conosceva “neppure la composizione del nucleo familiare: ho appreso dai giornali che aveva un fratello e una cognata che lavoravano in banca ma non ne ero a conoscenza”. Rispondendo a un’altra domanda sulle sue indagini, Rossi ha colto l’occasione per “chiarire, perché altrimenti sembra che io indago tutti tranne il padre del ministro: è il contrario, io non indago nessuno tranne i vertici decisionali della Banca dell’Etruria”.

Quanto alle polemiche dei giornali, “sono stato investito da un ciclone mediatico, che ha degli aspetti paradossali: se non avessi fatto le indagini…”. “Io ritengo di non avere nessun problema di incompatibilità, neanche teorico – continua – ma se queste illazioni mediatiche si fossero accompagnate a un’inerzia (magari non sei incompatibile ma questi fascicoli te li sei tenuti nel cassetto, non hai portato avanti le indagini) avrei qualcosa da rispondere. Ma io non solo le ho fatte, le ho portate avanti e le ho concluse nei confronti dei vertici decisionali di quella banca”.

Intanto la procedura del Csm nei confronti di Rossi non si è ancora conclusa. Il magistrato è stato ascoltato il 28 dicembre e per l’11 gennaio la commissione del Consiglio superiore della magistratura contava di approvare la decisione finale. Ma questa è slittata e forse potrebbe arrivare lunedì prossimo. “Ho riscontrato incongruenze apparentemente inspiegabili – dice Pierantonio Zanettin, consigliere laico in quota centrodestra – tra quanto emerso nell’audizione del procuratore Rossi e quanto si evince dalla relazione di Bankitalia sulla presenza, a partire dal maggio 2014, del vicepresidente Boschi all’interno della Commissione consiliare informale citata da Bankitalia, che i giornali qualificano come Comitato ombra”. Al contrario, come sottolinea Zanettin, Rossi ha “smentito in modo netto” la presenza del papà del ministro nell’organismo che secondo gli ispettori di Palazzo Koch prendeva le decisioni più importanti senza informare il Cda e senza formalizzazioni. Una contraddizione che diventa la base del possibile voto contrario del consigliere Zanettin rispetto all’archiviazione del fascicolo.

Quanto al rinvio Zanettin resta perplesso: “Le carte le ho lette durante le vacanze di Natale; ero pronto da lunedì a discutere. Sembrava che ci fosse la necessità di chiudere il caso, invece forse non è così”. “Non c’è un problema politico, io non forzo, né rallento nulla”, replica il presidente della prima commissione, l’ex ministro e deputato di Scelta Civica Renato Balduzzi. Lo slittamento, ha precisato, è dipeso “dalla richiesta di alcuni consiglieri di aver più tempo per leggere le carte”.