Faccio un appello per evitare la bagarre al Senato. Non vorrei andare in Aula con l’elmetto“. Fu l’auspicio che il 23 giugno scorso, durante la trasmissione Otto e Mezzo, su La7, espresse con il suo sorriso un po’ sornione il presidente del Senato Pietro Grasso, alla vigilia della febbrile discussione sulla riforma della scuola. L’appello venne dopo mesi di sarabande burrascose nelle due camere parlamentari, spesso trasfigurate in gironi di discussioni infiammate e di duelli in cui talvolta è stato davvero necessario l’elmetto chiodato. In questo videoblob scorre la narrazione o ‘storytelling’, termine caro a Renzi, attraverso schegge video di tutte le contese sfibranti tra la maggioranza e l’opposizione dall’inizio dell’anno appena trascorso fino a metà settembre (qui la seconda parte). Ad inaugurare il 2015 di ‘cappa e spada’ parlamentare è la discussione sull’Italicum, celebrato il 15 gennaio dal ministro Boschi, durante il suo intervento in Senato, come una legge elettorale che “rottama inciuci e consociativismo”. Il bailamme delle contestazioni esplode, sempre al Senato, 12 giorni dopo sul coordinamento formale del testo proposto dalla relatrice Anna Finocchiaro. Vito Crimi (M5S) accusa la presidente della commissione Affari costituzionali di essere la “manina” che “con 23 righe completamente nuove stravolge un articolo non esaminato prima”. Loredana De Petris (Sel) ammonisce duramente la presidente di turno, Valeria Fedeli, urlando: “Ci state prendendo per scemi, io non posso sentirmi male o andare ogni volta in infermieria perché siete ciecati”. Il mese di febbraio è cadenzato, invece, da un approccio più ‘muscoloso’ dell’opposizione parlamentare: il 10 febbraio, dopo un ‘vaffa’ strozzato del deputato Sel Arturo Scotto, i suoi colleghi di partito lanciano volumi degli emendamenti sulla presidenza nell’Aula della Camera. Il giorno dopo, durante la maratona notturna della discussione sulle riforme costituzionali, si sfiora la rissa alla Camera quando Pizzolante di Ncd ripete la frase “bassa lega”, riferendosi al Carroccio. Animi esulcerati anche il 13 febbraio: dopo un veemente intervento di Roberto Fico (M5S) all’indirizzo del Pd, i deputati pentastellati gridano ritmicamente “Onestà”, rimediando tre espulsioni. Epocale l’invettiva del vicepresidente di turno, Roberto Giachetti: “Solo nei tempi fascisti non si poteva esprimere la propria opinione”. Ma la seduta fluviale riserva un altro momento di palpabile tensione: una scazzottata tra i banchi di Sel e Pd, con pesanti insulti e pugni. Cori di proteste anche a marzo, quando al Senato Maurizio Gasparri dà la parola al viceministro Filippo Bubbico il quale sostituiva l’assente ministro dell’Interno Angelino Alfano, che doveva riferire sulle devastazioni provocate a Roma da gruppi di tifosi olandesi. Il mese di aprile è invece contrassegnato da vivaci confronti tra il M5S e Laura Boldrini: il clou è raggiunto con il j’accuse del deputato pentastellato Alessandro Di Battista all’indirizzo del presidente della Camera e della maggioranza, bollate come ipocrite, durante la discussione sul provvedimento che istituiva la Giornata in memoria delle vittime dell’immigrazione. Il 28 aprile è il turno della bagarre esplosa in occasione delle tre fiducie poste dal governo Renzi per blindare la legge elettorale. Il plot delle interazioni tra maggioranza e opposizione, insomma, non registra sensibili variazioni durante l’anno. Cambia, però, l’approccio degli ‘arbitri’ delle Aule: se Grasso mostra quasi un atteggiamento rassegnato e benevolente, Boldrini replica con piglio autoritario alle intemperanze dei parlamentari. L’estate si fa torrida con la riforma della scuola, che il 25 giugno incassa l’ok del Senato e vola verso la Camera per l’approvazione finale, tra proteste vibranti e alcuni momenti grotteschi, come quando Grasso chiede alla senatrice Maria Mussini (Gruppo Misto) di svolgere il suo intervento senza la propria t-shirt di protesta recante la scritta “Diritto di studio”. “Cosa faccio presidente, mi spoglio?” – replica la parlamentare a un rassegnato Grasso – “Vuole per caso uno striptease in Aula?”