Lo aveva annunciato, ora lo ha varato: un pacchetto di misure esecutive per cercare di ridurre la violenza causata dalle armi da fuoco negli Stati Uniti. Un piano in 10 punti che, per Barack Obama, potrebbe “salvare vite”. Eccola la stretta sulle armi voluta dal presidente Usa: poche settimane dall’ultima strage, quella di San Bernardino, e dopo un lungo braccio di ferro con il Congresso rimasto immobile, il presidente ha deciso di scavalcarlo, facendo ricorso a quei poteri esecutivi che sono sua prerogativa, inaugurando così l’ultimo anno del suo mandato.

La Casa Bianca conferma l’annuncio dalla East Room della residenza presidenziale. Le misure saranno svelate oggi, alle 17.40 ora italiana, dal presidente. “Dobbiamo fare qualcosa per far fronte alle conseguenze del fallimento del Congresso” e varare “una normativa per impedire che 30mila americani muoiano ogni anno in incidenti con armi da fuoco, come infatti è stato finora”, ha spiegato lunedì il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, nel briefing quotidiano con i giornalisti.

Obama illustrerà i dettagli fondamentali del provvedimento, incentrato sul potenziamento dei controlli cosiddetti di background, ovvero sul passato di chiede di acquistare un’arma, affiancati da un impegno consistente per affrontare il problema anche in tema di salute mentale.

Secondo quanto è trapelato nei giorni scorsi dai media Usa, l’amministrazione Obama sta cercando di espandere il controllo dei precedenti costringendo molti venditori privati di armi a registrarsi per essere allo stesso livello dei commercianti che hanno una licenza federale. Attualmente le vendite di armi tra privati, molti delle quali avvengono in occasione di fiere o in occasioni informali, non prevedono una revisione dei casellari giudiziari e un controllo sulla salute mentale del compratore, così da creare un grande volume di acquisti al di fuori della gestione delle autorità federali.

Che operino online, al dettaglio o nelle molto frequentate fiere di settore, i rivenditori saranno tutti obbligati a detenere un’apposita licenza per la vendita e a condurre accurati controlli e verifiche sugli acquirenti (“background check“). Il presidente dispone inoltre che l’Fbi incrementi del 50% il suo personale dedicato a condurre tali verifiche, con l’assunzione di oltre 230 nuovi esaminatori.

Obama chiede al Congresso di disporre un finanziamento pari a 500 milioni di dollari per affrontare il problema anche sul piano della salute mentale. Sembra una risposta a chi sottolinea come in gran parte delle numerose stragi americane le armi vengano usate da persone affette da disturbi mentali. Il presidente chiede anche ai dipartimenti di Difesa, Giustizia e Sicurezza Interna di condurre, sostenere e sponsorizzare la ricerca in ambito di tecnologia per la sicurezza delle armi.

Sono passi “ragionevoli”, ribadisce la Casa Bianca, dopo che lo stesso Obama ha sottolineato che le sue decisioni “sono pienamente nell’ambito dei miei poteri e coerenti e in linea con il secondo emendamento della Costituzione, sulla libertà di portare armi”.

Due eventi nel 2012, il massacro in un cinema di Aurora (in Colorado) e la strage nella scuola a Newtown Sandy Hook (in Connecticut), dove sono stati uccisi 20 bambini e 6 donne, hanno spinto Obama a cercare di far passare misure per limitare la vendite di armi. Il presidente propose misure di riforma della legislazione in materia, ma il Congresso non approvò neanche quella che generava più consensi: il miglioramento del sistema di controllo dei precedenti degli acquirenti.  Come lo stesso Obama ha ribadito più volte, la sua più grande frustrazione come presidente è stata il fallimento degli sforzi per raggiungere un maggiore controllo sulla vendita e il possesso di armi nel Paese.

Il tema irrompe anche nella campagna elettorale per le presidenziali. La candidata democratica Hillary Clinton plaude alla decisione del presidente, mentre il candidato repubblicano Donald Trump annuncia che, se verrà eletto, annullerà il provvedimento.