Roma doveva esplodere. Perché è da qui che doveva “iniziare l’Islam“. Solo in questo modo il mondo arabo poteva vendicare le azioni militari di Stati Uniti ed Europa per combattere l’Isis. Erano queste – secondo le indagini dei Ros – le parole di Adil Bamaarouf, cittadino marocchino residente a Monselice (Padova) che è stato espulso dall’Italia su provvedimento del ministro dell’Interno Angelino Alfano.

La misura, disposta per motivi di prevenzione del terrorismo, è stata eseguita dai carabinieri che hanno anche perquisito l’abitazione dell’uomo e sequestrato materiale informatico. Secondo gli accertamenti, Bamaarouf, alla fine del ramadam, sosteneva che come musulmano “si sentiva oppresso ed offeso per le iniziative contro gli appartenenti a tale religione da parte dei cristiani ed ebrei” e ancora che si sentiva “offeso perché sia l’Unione Europea sia gli Stati Uniti stanno combattendo gli appartenenti all’Isis”.

Il marocchino aveva anche manifestato l’intenzione di volersi unire ai combattenti ‘mujaheddin‘ impegnati nei teatri di guerra mediorientali passando per la Turchia. A quanto risulta, Bamaarouf era stato allontanato dall’associazione culturale islamica locale – alla quale si era proposto come educatore di Corano e della lingua araba ai bambini e poi come imam – per il suo radicalismo che lo aveva spinto alla totale chiusura nei confronti del mondo occidentale.

Con la sua espulsione salgono a 65 gli estremisti allontanati dal territorio italiano dall’inizio dell’anno. Secondo i dati forniti dal ministro Alfano, nella conferenza di fine anno, nei servizi di prevenzione del terrorismo di matrice jihadista sono state controllate 74.177 persone durante il 2015. Più di 20mila nell’ultimo mese, dopo gli attentati di Parigi; 259 sono invece i soggetti arrestati per estremismo religioso.

Il 22 dicembre scorso era stato espulso un altro cittadino marocchino, Tahir Abdelali, 30 anni, residente a Bologna dal 2007. L’uomo era stato segnalato ai nostri servizi d’intelligence dagli 007 di altri paesi per propaganda a favore dell’Isis sui social network e ritenuto appartenente ad una cellula con base in Marocco che gestiva un forum nel quale si diffondevano le istruzioni per il confezionamento di ordigni. Sempre secondo i dati del Viminale, sono una novantina i foreign fighters che hanno avuto a che fare con l’Italia che vengono costantemente monitorati, di cui solo una decina italiani e 18 sono morti. Grazie alla nuova legge antiterrorismo approvata dopo gli attentati a Charlie Hebdo, inoltre, la polizia postale ha oscurato 6.636 contenuti web di propaganda jihadista.