Si può permettere a una persona cieca di “vedere attraverso il suono”? Una studentessa reggiana di 25 anni se lo è chiesto e ora sta lavorando con un’equipe internazionale per fare diventare quell’idea una realtà. Irene Lanza, iscritta a Ingegneria gestionale all’Università di Modena e Reggio Emilia, è l’anima, oltre che la Ceo, di SoundSight Training, una startup che vuole rivoluzionare il mondo, ridando la vista alle persone non vedenti attraverso una tecnica che tutti potrebbero imparare: l’ecolocalizzazione. “Si tratta di un modo per aumentare la percezione di sé all’interno di un ambiente identificando gli oggetti grazie all’udito – spiega a ilfattoquotidiano.it la giovane, che è anche assessore alle Politiche giovanili e all’Ambiente a Rio Saliceto, nel reggiano – E’ una possibilità che in realtà ogni persona può sviluppare con l’allenamento. Con il nostro software noi insegniamo questa tecnica, che potrebbe permettere a un non vedente di muoversi in autonomia senza pericolo”. Sfruttando lo stesso principio con cui si orienta un pipistrello con gli ultrasuoni, il non vedente attraverso un microfono, delle cuffie e un computer, dà un input (per esempio uno schiocco di lingua) e ascolta il ritorno dell’eco in base all’ambiente simulato all’interno del software. “Le persone cieche in realtà utilizzano già molto l’udito, per esempio battendo il bastone oppure le mani – continua Irene – si tratterebbe solo di allenarsi a un nuovo metodo per accrescere questa capacità e poterla sfruttare all’esterno”.soundsight_realtà virtuale

L’idea è nata poco più di un anno fa da un’esperienza all’estero di Irene, che grazie all’Università ha frequentato il corso Challenge Based Innovation del Cern di Ginevra, dove insieme a studenti provenienti da ogni parte del globo, è stata messa alla prova con un team sulla ricerca di una soluzione tecnologica per le persone non vedenti. Qui Irene ha conosciuto i suoi futuri colleghi, Marco Manca, medico italiano 37enne che lavora al Cern, e Henrik Kjeldsen, ingegnere informatico tedesco di 37 anni che vive a San Francisco, con i quali a febbraio 2015 ha cominciato il percorso per la startup. Nemmeno dodici mesi e quell’intuizione è diventata un software dimostrativo, che per ora è stato testato da tre non vedenti, Cecilia Camellini di Formigine (già campionessa paralimpica di nuoto) e i reggiani Luca Reverberi e Matteo Severi. “Abbiamo capito che può funzionare, perché queste persone si sono dimostrate interessate e si sono rese conto delle potenzialità che potrebbe avere per loro l’ecolocalizzazione” spiega la Ceo.

Per ora SoundSight Training è una realtà virtuale acustica che simula l’interazione del suono con diversi luoghi, fruibile attraverso un soundsight biancosemplice computer, ma lo scopo finale è quello di migliorare la vita delle persone che non possono vedere, permettendo loro di orientarsi riconoscendo ostacoli e ambienti. Per questo servono finanziamenti. Il 21 dicembre sulla piattaforma Kickstarter è partita la campagna mondiale di crowdfunding: l’obiettivo è raccogliere 250mila euro per sviluppare un prototipo e renderlo accessibile a tutti, in modo che chiunque possa sfruttare l’interfaccia e imparare l’ecolocalizzazione. “E’ proprio come imparare a nuotare – aggiunge la studentessa – Siamo tutti predisposti a nuotare in mare aperto, ma prima dobbiamo cominciare a galleggiare in una piscina”. Dalla sua, la squadra ha già ricevuto l’appoggio di associazioni di non vedenti, e ora il prossimo passo è quello di sensibilizzare anche le persone normodotate sull’importanza dell’iniziativa. “I soldi che chiediamo sono tanti, è vero – conclude Irene – ma se riusciremo a raccoglierli, dal 2017 il software sarà open source e aperto a tutti. E inoltre, tutti coloro che contribuiranno al finanziamento, potranno partecipare e confrontarsi con noi sulle decisioni e sullo sviluppo del progetto”.