Dell’Unione Europea rimane solo la connotazione geografica, perché – in quanto a unità d’intenti e di azione sui temi caldi – il 2015 ha rappresentato l’anno zero. L’ennesima conferma è arrivata dall’ultimo vertice dell’anno, a Bruxelles, dove i leader dei paesi Ue hanno dimostrato ancora una volta di non riuscire a superare posizioni differenti in nome di una politica comune e comunitaria. Insomma, divisi e diffidenti su tutto: sull’economia, sul terrorismo e ancor di più sulla crisi dei migranti, a cui è stato dedicato il settimo summit dell’anno. Sintomatico il comportamento del premier italiano, che ha criticato aspramente l’Europa a guida tedesca, definita “surreale” quando apre la procedura d’infrazione contro l’Italia per la questione delle impronte, “timida” sulle politiche per l’immigrazione e sostanzialmente tentata dal doppiopesismo quando si tratta di scelte che interessano Berlino, come quelle per il gasdotto North Stream. Non più semplice la posizione del leader britannico David Cameron, protagonista di una cena a porte chiuse organizzata per cercare di trovare l’accordo per evitare la ‘Brexit’ che la maggioranza degli inglesi ormai vorrebbe.

Il ragionamento di Renzi, poi, è assai chiaro anche perché non è una novità. Il succo del discorso non cambia nel pre-vertice ai colleghi del Pse prima di arrivare al Consiglio europeo. Nel discorso del capo del governo italiano il nome di Angela Merkel non compare mai ma c’è, al pari dell’invito alla creazione di un’Europa più collegiale e più solidale, più attenta alla creazione di posti di lavoro che ai bilanci contabili. Quindi le critiche alla condotta delle aziende tedesche, accusate di essere pronte a fare affari con la Russia, a cominciare dal progetto di raddoppio del North Stream, nel momento in cui sono in vigore le sanzioni contro Mosca e dopo che Bruxelles ha bocciato il South Stream, che interessava l’Italia, in nome dell’esigenza di diversificare i fornitori di gas. Nel chiuso del Consiglio, Renzi ricorda anche che i tedeschi si sono comprati tutti gli aeroporti delle isole greche. Uscendo dalla riunione al Pse, pochi giorni dopo l’avvio della procedura d’infrazione ai nostri danni, davanti alle telecamere Renzi respinge al mittente ogni critica sul fronte dei migranti: “L’Italia ha fatto molto e sono contento dei passi avanti dell’Ue, anche se li trovo un pò timidi. I ricollocamenti in questo momento – attacca – sono meno dell’1% di quanto promesso”. Anche sul nodo spinoso delle impronte, che l’Italia non avrebbe raccolto a sufficienza, definisce la discussione “surreale”. “I riconoscimenti, anche quelli fotometrici, vanno fatti. E noi lo facciamo da mesi: siamo ormai oltre il 90% dei nostri impegni. Una polemica – conclude – che ha poco senso di esistere”.

Ma attorno sulla questione di migranti e rifugiati è un rimpallo di accuse. Ed i numeri mostrati dalla presidenza lussemburghese dimostrano che l’intera politica dell’immigrazione disegnata dalla Commissione non funziona. Francia e Germania insistono perché l’Italia apra i centri di “ritenzione”. Nel pre-vertice del Ppe Angelino Alfano aveva però già avvertito: “Bisogna ripartire con i ricollocamenti ed i rimpatri, altrimenti il sistema salta”. E se anche tutti sono ormai convinti che la chiave è rafforzare la frontiera esterna, è “controversa” anche l’idea di un corpo di guardie di frontiera europea che intervenga anche quando un paese non vuole l’aiuto. Unica buona notizia della giornata, l’accordo di Skhirat per un governo di unità nazionale in Libia. “Una forma molto importante per la pace, c’è ancora da lavorare ma è un ottimo inizio” twitta Renzi che ringrazia Paolo Gentiloni.