Non la soluzione al problema, ma un nuovo inizio nella complessa situazione nata in Libia con la caduta di Muammar Gheddafi. I rappresentati dei governi di Tobruk (riconosciuto dalla comunità internazionale) e Tripoli hanno firmato l’accordo per la formazione di un governo di unità nazionale. La cerimonia è avvenuta a Skhirat, in Marocco, e a porre le firme sono stati Saleh Makhzoum, il secondo vice presidente del Congresso nazionale generale di Tripoli, e Emhmed Shaib, deputato del Parlamento di Tobruk. Mercoledì entrambi i capi dei due Parlamenti rivali avevano dichiarato che i firmatari dell’intesa non rappresentano le due Camere, entrambe in attesa di rinnovo, ma un primissimo passo è stato compiuto. La firma è stata accolta da uno scrosciante applauso e i membri delle due delegazioni, visibilmente commossi, si sono abbracciati.

L’intesa prevede la nascita di un esecutivo, che avrà sede a Tripoli, composto da un presidente, due vicepresidenti e altri sei membri. Oltre all’inviato delle Nazioni Unite Martin Kobler, incaricato di portare avanti le trattative dopo la rinuncia di Bernardino Leon, erano presenti tra gli altri i ministri degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, spagnolo José Manuel Garcia-Margallo, turco Mevlut Cavusoglu. Le trattative si sono protratte fino all’ultimo momento, con l’inserimento di tre nuove figure in seno al Consiglio presidenziale libico: Ali Qatrani, vicepremier per l’est, Abdul Salam Karjamal, vice per il sud, e Ahmed Hamza Mahdi, anche lui per il sud, che affiancheranno il premier Fayed Sarraj e gli altri responsabili indicati nell’accordo dell’8 ottobre accettato dalle parti.

Con le nuove nomine, spiegano fonti diplomatiche, l’esecutivo ha allargato la sua capacità di penetrare nella società libica, anche se restano alcune incognite, legate soprattutto alle posizioni intransigenti di alcune milizie armate e al vero grande assente di Skhirat, il generale Khalifa Haftar che, nonostante la visita a sorpresa di Kobler nel suo quartier generale non lontano da Tobruk, avrebbe mantenuto una posizione di diffidenza se non ostilità verso l’intesa patrocinata dalla comunità internazionale.

L’accordo, tra l’altro, prevede che sia l’esecutivo a nominare un nuovo capo delle Forze Armate e Haftar non rientrerebbe nei piani del nuovo governo. Rispetto alle sue prossime prese di posizione, si fa notare, peserà molto anche il ruolo che vorranno giocare l’Egitto e l’Arabia Saudita, grandi sponsor del generale, e firmatari degli impegni “solenni” di Roma.

“Questa è una giornata storica per la Libia”, ha detto Kobler – la firma dell’accordo segna l’inizio di una tappa difficile ed è il primo passo per la creazione di uno Stato democratico in Libia”, paese da 4 anni dilaniato dalla guerra civile, in cui “l’Isis rappresenta una sfida per il futuro governo di intesa nazionale. C’è bisogno di un dialogo nazionale globale per trovare un modo per lottare contro i terroristi”.

“State cambiando le pagine della storia”, ha aggiunto l’inviato Onu rivolgendosi ai delegati a Skhirat e definendo le sfide che si troverà ad affrontare il futuro governo, che dovrà “assicurare i bisogni alimentari del popolo libico, iniziare un dialogo sulla sicurezza globale, contribuire alla guerra contro l’Isis, oltre a porre un accento particolare sulla situazione a Bengasi e nel sud del Paese”.

“Avete accettato compromessi – ha proseguito Kobler, rivolgendosi ai firmatari – a beneficio della Libia. Avete dimostrato coraggio, perseveranza e determinazione. Tutti i partecipanti hanno fatto sacrifici, l’alternativa sarebbe stata molto peggio. Le porte sono sempre aperte a chi non è qui oggi e il nuovo governo deve urgentemente dare una risposta a quanti si sentono messi ai margini”.

“Questo è solo l’inizio di un lungo viaggio per la Libia – ha affermato Kobler – la firma di oggi è solo il primo passo per mettere la Libia sulla strada giusta”. “La prossima fase – ha proseguito l’inviato Onu – della transizione libica comincia oggi, il lavoro del governo di consenso nazionale comincia oggi”.

Oggi per la Libia è “un giorno di speranza”, ha detto il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni mentre Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera ha sottolineato come l’intesa sia “una buona notizia” ed anche se “non tutti i problemi saranno risolti dall’oggi al domani, è un punto di partenza importante che dimostra che il lavoro diplomatico della comunità internazionale, della Ue ed anche dell’Italia porta dei risultati”.

L’accordo sulla Libia, “reso possibile anche grazie all’iniziativa diplomatica italiana” costituisce “un’importante tappa del delicato processo di stabilizzazione della Libia che ha visto oggi il suo popolo assumere, con coraggio, la responsabilità delle proprie scelte”, afferma il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una nota. “In un momento in cui il mondo è sotto la minaccia della furia oscurantista del terrorismo – scrive ancora il capo dello Stato – ritengo che l’avvio di un percorso di sviluppo democratico così significativo come quello libico assuma un valore ancora più importante”.