L’Antimafia chiede lo scioglimento per infiltrazione camorristica del Consiglio comunale di Scafati (Salerno): il sospetto è che il clan dei Casalesi abbia pilotato alcuni appalti pubblici. L’ultima mossa della procura arriva in seguito all’indagine che ha coinvolto anche il sindaco del Comune campano, Pasquale Aliberti (nella foto) esponente di Forza Italia e la moglie Monica Paolino, consigliere regionale anche lei di Forza Italia ed ex presidente della Commissione antimafia campana. Un ruolo lasciato, quest’ultimo, proprio all’indomani della notifica degli avvisi di garanzia lo scorso 18 settembre. Gli elementi raccolti sull’operato del primo cittadino e della sua maggioranza, fanno ritenere alla Dda di Salerno che ci sia stata negli ultimi anni l’infiltrazione dei clan nella gestione della cosa pubblica.

La richiesta dell’Antimafia
Dopo la richiesta dell’Antimafia, toccherà ora alla Prefettura di Salerno valutare gli elementi raccolti dagli inquirenti nel corso dell’indagine coordinata dal pm della Dda di Salerno Vincenzo Montemurro e trasmetterli al ministero dell’Interno. Al centro dell’inchiesta anche le elezioni comunali e le ultime consultazioni regionali di maggio, proprio quelle in seguito alle quali la moglie di Aliberti, indagata per voto di scambio di stampo mafioso, era stata eletta come consigliere regionale di Forza Italia e poi nominata presidente della Commissione antimafia in Campania. Intanto, il clima a Scafati è sempre più incandescente. Il 14 dicembre una busta contenente alcuni proiettili di piccolo calibro è stata recapitata al presidente del Consiglio comunale di Scafati, Pasquale Coppola.

Gli avvisi di garanzia a settembre
Il 18 settembre scorso i carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore e la Dia hanno eseguito un decreto di perquisizione emesso dalla Direzione distrettuale antimafia di Salerno nei confronti di cinque indagati, tra i quali il sindaco Aliberti e la moglie. Fu perquisito anche l’ufficio della consorte del primo cittadino in Regione, al Centro direzionale di Napoli. Nell’indagine, coordinata dal pm Montemurro, sono coinvolti anche la segretaria generale del Comune di Scafati Immacolata Di Saia, uno dei componenti dello staff del primo cittadino, Giovanni Cozzolino e una società operante nel settore della consulenza aziendale e della sicurezza dei luoghi di lavoro, di cui è amministratore unico il fratello del sindaco di Scafati, Nello Aliberti. Gli indagati rispondono a vario titolo di associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, concussione, corruzione e abuso d’ufficio.

L’ordigno e l’avvio dell’indagine
Le indagini sono state avviate dopo l’esplosione di un ordigno rudimentale, il 1 novembre dello scorso anno, davanti l’abitazione del cognato e della sorella del consigliere comunale di minoranza Vittorio D’Alessandro. Da quell’episodio l’attenzione dei carabinieri si è concentrata sulle vicende che ruotavano attorno all’aggiudicazione di alcuni appalti pubblici. Prima di quell’esplosione, infatti, il consigliere D’Alessandro aveva denunciato 28 appalti ‘sospetti’ e la nomina di Immacolata di Saia, sponsorizzata dall’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, sotto processo per concorso esterno in associazione camorristica per presunti rapporti con il clan dei Casalesi. Al vaglio degli inquirenti, dunque, tutti i documenti che riguardano gli incarichi a tempo determinato conferiti ai dirigenti del Comune, ma anche le determine sui lavori di riqualificazione urbanistica e stradale e l’aggiudicazione di appalti pubblici (si indaga anche su quello relativo alla realizzazione del Polo scolastico comunale dell’importo di circa 6 milioni di euro).

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