Vincent Bolloré vince, ma non sbaraglia. Nell’assemblea straordinaria di Telecom Italia, il socio francese Vivendi blocca la conversione delle azioni di risparmio proposta all’unanimità dal cda e riesce anche ad ottenere l’allargamento del consiglio nominando quattro rappresentanti di suo gradimento. Due vittorie importanti che mettono in imbarazzo l’intero consiglio dell’ex monopolista, il presidente Giuseppe Recchi e l’amministratore delegato Marco Patuano. Tuttavia non passa la deroga al conflitto d’interesse per cui, nelle prossime ore, i neocosiglieri dovranno verificare se il nuovo incarico è compatibile con gli altri ruoli già ricoperti.

“E’ una giornata vergognosa per Telecom Italia”, ha dichiarato il piccolo socio Stefano Tronconi, spiegando che il feuilleton che è andato in scena a Rozzano è paradossale. “Mi domando come sia possibile convocare un’assemblea per approvare un piano di conversione delle risparmio atteso da anni per poi non riuscire ad approvare la mozione”, ha detto, chiedendosi come potranno, dopo quanto accaduto, l’attuale management e il socio Vivendi gestire insieme in futuro la società in armonia. “Che cosa significa tutto questo? – ha concluso – che questo board è arrivato alla fine. Lo show al quale abbiamo assistito è vergognoso”.

Alle provocazioni dei piccoli soci, Recchi e Patuano hanno fatto orecchie da mercanti. Salvo spezzare una lancia in favore degli attuali consiglieri che, come ha spiegato il presidente, “se non si sono dimessi è perché hanno pensato non fosse nell’interesse dell’azienda”. Nessuna risposta è stata data al presidente dell’associazione dei piccoli azionisti (Asati) Franco Lombardi, relativamente all’esito di una due diligence in corso in azienda da oltre un anno. Ma i due manager hanno più volte smentito qualsiasi tipo di contrasto e lo hanno bollato come fantasie di stampa.

Alla fine dei conti, resta però il dato di fatto che il cda di Telecom ha approvato all’unanimità un’operazione di conversione delle risparmio bocciata poi dall’assemblea. Anche se va detto che i soci non sono riusciti ad esprimere la maggioranza qualificata necessaria all’operazione solo per un soffio: il 62% del capitale ha votato a favore della mozione contro il 65% necessario a far passare la mozione. Quanto invece all’allargamento del consiglio, la proposta è passata con il voto favorevole del 52,9% del capitale. Entrano quindi nel cda di Telecom Italia tre manager di Vivendi e l’indipendente Felicité Herzog, ex manager del gruppo francese del nucleare Areva. A nulla è servita l’opposizione dei piccoli soci che hanno evidenziato come Vivendi sia una società concorrente, e quindi in potenziale conflitto d’interesse, e che la sua presenza in consiglio possa comportare un “rischio di smantellamento per il personale”.

L’assemblea, su cui ha pesato l’astensione di Vivendi, non è riuscita per un soffio a esprimere la maggioranza necessaria a dare il via alla conversione: ha votato a favore solo il 62% del capitale contro il 65% necessario a far passare la mozione. Non resta che chiedersi, a questo punto, quali saranno le prossime mosse di Vivendi. E soprattutto quali sono le reali intenzioni nei confronti del management, se è vero che da quando Vivendi è entrata nel capitale del gruppo è in corso una due diligence. Certo l’esito dell’assemblea di Telecom non testimonia a favore di un futuro senza spine. E non consola il fatto che, sin dall’inizio dell’assemblea, il presidente del direttorio di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, abbia tentato di gettare acqua sul fuoco. “Bisogna lavorare in piena sintonia su obiettivi condivisi”, perché a Telecom serve ”un azionariato stabile”. E magari anche un management stabile che possa garantire gli investimenti nella fibra che sono cari anche al premier Matteo Renzi.