Una squadra piemontese riscrive la storia del calcio. Non la Juventus, non il Torino, ma l’Alessandria. La squadra di Angelo Gregucci, militante in Lega Pro, ha raggiunto i quarti di finale di Coppa Italia dopo aver eliminato ai supplementari il Genoa di Gian Piero Gasperini. Era dal 1984 che una formazione di terza serie (per anni la serie C) non si spingeva così avanti nel trofeo italiano più importante dopo la serie A. Negli ottavi aveva eliminato un’altra big, il Palermo.

La vittoria sembrava essere sfumata proprio sul più bello: dopo il gol di Marras a inizio ripresa, i liguri avevano infatti pareggiato in pieno recupero con Pavoletti. Poi nel secondo tempo supplementare il gol qualificazione di Bocalon, con la squadra ridotta in 10 a causa dell’infortunio di Manfrin a cambi finiti.

A dare ancora più valore all’impresa c’è la lunghissima assenza della società piemontese dal grande calcio: l’ultimo campionato di serie B disputato risale alla stagione ’74-’75, mentre in serie A manca da quasi 60 anni, campionato ’58-’59. Poi tanti anni in serie D e in C2, fino al fallimento nel 2003 a cui sono seguite la rifondazione e la ripartenza addirittura dall’Eccellenza, quinta serie italiana sotto i dilettanti.

A meno di sorprese nei quarti di finale, l’Alessandria ora incontrerà la Roma (che deve superare lo Spezia), una squadra che può fare paura solo a nominarla. Per trovare il coraggio basta leggere negli annali della società: nel 1936 i piemontesi, infatti, arrivarono addirittura fino alla finale di Coppa Italia, dopo aver eliminato Lazio e Milan. Poi si arresero al Torino. Che allora era forte quanto la Roma di oggi.