Zero regioni al Front national, che però conquista un numero record di voti: 6,7 milioni. Sette regioni (su tredici) alla destra di Nicolas Sarkozy, che però esce estremamente indebolito da queste consultazioni regionali. Cinque regioni, infine, ai candidati socialisti (in Corsica hanno vinto i nazionalisti), un risultato insperato fino a poche settimane fa, ma che non annulla l’impopolarità di François Hollande e della politica della sinistra. Come capita spesso, per interpretare i risultati di un’elezione, bisogna andare al di là delle apparenze.

Cosa dicono i numeri – Il tasso di partecipazione è stato relativamente alto, il 58,5%, contro il 49% del primo turno. L’appello dei partiti tradizionali ad andare a votare per fare sbarramento contro l’estrema destra ha funzionato. Nelle due regioni dove il Fn aveva più chances di imporsi, il Nord (Nord-Pas-de-Calais e Picardia) e il Sud-Est (Provenza-Alpi-Costa Azzurra), è stato proprio il ritiro dei candidati socialisti (arrivati in terza posizione al primo turno) e la concentrazione dei voti di destra e sinistra su un solo candidato in funzione anti-Fn a sancire la disfatta del partito di estrema destra. Nel Nord era rappresentato da Marine Le Pen, candidata alla presidenza, e nel Sud-Est da Marion Maréchal-Le Pen.

Triplicati i consiglieri regionali del Fn – Questi sono passati da 118 dopo le elezioni del 2010 ai 358 attuali, che è un balzo in avanti incredibile. Quanto al numero di voti in termini assoluti, il Front national ne ha accumulati 6,7 milioni contro i sei milioni del primo turno, una settimana prima, superando inoltre il precedente record stabilito dal partito, al primo turno delle presidenziali del 2012, quando aveva toccato quota 6,42 milioni. “La mutua desistenza ha rivelato i legami finora occulti tra le forze che detengono il potere in Francia”, ha dichiarato Marine Le Pen, facendo riferimento al “fronte repubblicano”, l’alleanza di tutti contro il Fn, scattata in diverse regioni. “Sono la menzogna e la calunnia che hanno vinto a questo secondo turno”, ha sottolineato Steeve Briois, sindaco di Hénin-Beaumont, cittadina del Nord, amministrata dal partito di estrema destra, per loro una sorta di laboratorio.

Una vittoria solo apparente per Sarkozy – Con sette regioni su tredici alla destra (compresa quella più importante, la regione di Parigi, dove si è imposta Valérie Pécresse, candidata del suo partito, i Repubblicani), queste regionali potrebbero sancire una vittoria per Nicolas Sarkozy. Ma, in realtà, fino a poche settimane fa il partito della destra “classica” era sicuro di imporsi addirittura in dieci regioni, confidando nell’impopolarità di Hollande. E poi i Repubblicani escono con forti divisioni interne da questo secondo turno. Subito dopo il primo, Sarkozy aveva rifiutato qualsiasi tipo d’intesa con i socialisti: “Né fronte repubblicano, né Front national”, aveva detto, scatenando l’ostilità di vari rappresentanti dei Repubblicani. Dopo i risultati del secondo turno, Nathalie Kosciusko-Morizet, esponente di spicco del suo partito, ha dichiarato: “Sono molto contenta che gli elettori non abbiano applicato il principio del né fronte repubblicano, né Front national”. Alla faccia del suo “capo”…

I socialisti meglio del previsto – L’amministrazione di cinque regioni era un risultato insperato fino a poche settimane fa. Il partito conserva la gestione della Bretagna e dell’Aquitania, quella dorsale oceanica all’Ovest, che è anche la parte della Francia che più fa resistenza al Front national. Ma le sue vittorie nelle regioni sono state in parte strappate in funzione anti-Fn, con gli elettori che si sono concentrati su un candidato solo per le possibilità che aveva di imporsi contro il partito della Le Pen. “E’ una vittoria senza gioia”, ha commentato Jean-Cristophe Cambadélis, segretario generale del Ps, chiedendo anche “una virata a sinistra” da parte del governo di Manuel Valls. Ma, in realtà, in questa fase post attentati, non è la priorità di Hollande e compagnia. L’impressione è che, almeno in misura indiretta, il Front national resterà la bussola della vita politica francese. Che inevitabilmente scivola sempre più a destra.

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