L’Italia è stata ufficialmente messa in mora dall’Ue per i ritardi accumulati nella lotta al batterio Xylella fastidiosa, una delle cause del disseccamento degli ulivi nel Salento. E’ il primo passo verso l’apertura vera e propria di una procedura d’infrazione comunitaria, già scongiurata lo scorso ottobre. La notizia era nell’aria da giorni, ma in mattinata è stata confermata da Enrico Brivio, portavoce della Commissione Ue per la salute e sicurezza alimentare: “La decisione – ha spiegato – si basa sui risultati dell’ispezione effettuata dall’Ufficio veterinario europeo lo scorso novembre e sulla valutazione della Commissione europea”. L’esecutivo Ue “ritiene che l’Italia non stia attuando tutti i suoi impegni sull’eradicazione, contenimento e sorveglianza della Xylella”. Tecnicamente, significa che il governo ha ora sessanta giorni di tempo per presentare le proprie controdeduzioni. Dopo questa fase di pre-contenzioso, si potrebbe giungere al passaggio successivo, vale a dire il ricorso alla Corte di Giustizia Europea. Da lì, le possibili sanzioni all’Italia, quali una multa e anche l’estensione dell’embargo alle esportazioni vivaistiche, per il momento limitato alla zona della Puglia meridionale.

La trattativa è aperta. I risultati preliminari della audit di novembre saranno resi noti nel prossimo comitato strategico su piante, animali, cibo e mangimi del 16 e 17 dicembre. Di fronte all’organo giurisdizionale europeo e, prima ancora, nella replica alla lettera giunta oggi a Roma, si potrà spiegare perché il piano del commissario straordinario Giuseppe Silletti procede a rilento: a fronte di migliaia di ulivi da sradicare nella fascia a cavallo tra le province di Lecce e Brindisi, in cinque mesi sono stati abbattuti 1500 alberi. Troppo pochi, secondo gli ispettori comunitari giunti in Italia il mese scorso, per visitare le campagne colpite dal patogeno da quarantena e per vagliare i documenti dell’Ufficio fitosanitario, oltre che le pronunce del Tribunale amministrativo.

Perché il ritardo? C’è innanzitutto il fattore tempo: le misure imposte da Bruxelles sono contenute nella decisione comunitaria di maggio, recepite dall’Italia a fine giugno, ma confluite nel secondo Piano Silletti con una prima tranche, relativa al focolaio di Oria (Br), a luglio e la seconda, complessiva, adottata solo il 30 settembre. Da allora, è stato un Vietnam. Una quarantina di olivicoltori brindisini e leccesi ha presentato ricorso al Tar Lazio, che in questa fase cautelare ha a più riprese adottato lo stesso criterio: vanno sradicati gli ulivi infetti, mentre i tagli vanno congelati su quelli sani ricadenti nel raggio di cento metri dalle piante malate. L’ultima pronuncia è di ieri sera: accolta la richiesta di sospensiva avanzata da otto proprietari di terreni confinanti a quelli in cui è stata certificata la presenza di Xylella.

Ecco perché anche i provvedimenti di abbattimento in danno agli stessi agricoltori si sono impantanati. In alcuni casi, la sospensiva è stata concessa fino al prossimo 26 febbraio. Sono decreti e ordinanze che si sommano a quelle già emanate a maggio, quando 26 aziende bio e 26 vivaisti hanno ottenuto il momentaneo stop all’applicazione delle misure di quarantena. Sull’orientamento del Tar si saprà qualcosa di più il prossimo 16 dicembre, data in cui è fissata la prima discussione di merito della gran parte dei ricorsi con i quali sono stati trascinati in giudizio Ministero delle Politiche Agricole, Regione Puglia e commissario straordinario.

Il vero nodo, quello che è alla base della pioggia di azioni giudiziarie e delle proteste vibranti della popolazione locale, resta l’impianto scientifico su cui si regge l’intero Piano Silletti. Come già successo in altre batteriosi, compresa quella del kiwi, si ritiene che l’abbattimento degli alberi sia superflua, oltre che troppo impattante, soprattutto nei territori in cui ormai Xylella si è insediata da tempo. È il motivo per cui la stessa Regione Puglia ha dato vita ad una task force di esperti di diversa estrazione, per cercare soluzioni di convivenza con il patogeno, non potendo più essere possibile la sua eradicazione. Alcune sperimentazioni hanno già dato risposte importanti sulla capacità di ripresa degli ulivi, che tra l’altro per il Salento non sono piante qualunque, essendo la storia, l’economia, il turismo, la cultura e il paesaggio del territorio. Passato, presente e futuro, insomma. Ora bisognerà far comprendere tutto questo a Bruxelles, se si vorrà evitare la batosta delle sanzioni.