Il giorno in cui il terzo e ultimo componente del commando della morte, che lo scorso 13 novembre fece fuoco sulla platea del Bataclan, è stato identificato, nuovi dati sulla “legione straniera” dei jihadisti dello Stato islamico arrivano a preoccupare Parigi: i francesi sarebbero almeno 1.700 tra i combattenti per la guerra santa presenti in Siria e in Iraq, circa un terzo dei 5mila originari dell’Europa occidentale. La domanda è quanti siano sono pronti a ritornare in patria a uccidere.

Le ultime cifre sono disponibili in un rapporto del Soufran Group, società di intelligence privata americana, giudicata affidabile nel settore. “Il fenomeno dei jihadisti stranieri è mondiale”, si legge nel documento. E, soprattutto, è in crescita, “nonostante gli sforzi internazionali per contenere lo Stato islamico e ridurre il flusso dei militanti che viaggiano verso la Siria”.

Veniamo ai numeri. Questa “legione straniera” comprenderebbe al momento attuale fra i 27mila e i 31mila membri, contro i 12mila che Soufran aveva stimato nel giugno 2014. L’aumento più grosso negli ultimi 18 mesi riguarda in realtà proprio l’Europa occidentale e la Russia. Nel primo caso si è passati da 2.500 nel giugno 2014 ai 5mila di oggi, di cui, appunto, 1.700 francesi. Seguono i tedeschi e i cittadini britannici, entrambi con 760 presenze. I belgi sarebbero 470.

Preoccupante è anche l’evoluzione dei jihadisti provenienti dalla Russia e dall’Asia centrale, aumentati del 300% in diciotto mesi, toccando ormai quota 4.700, tra cui 2.400 russi. D’altra parte a più riprese Vladimir Putin ha detto che questa rappresenta una delle ragioni principali per cui la Russia ha deciso di combattere in Siria a fianco di Bashar al-Assad. Il timore a Mosca (come a Parigi) riguarda soprattutto coloro che potrebbero ritornare in patria (o l’hanno già fatto) per organizzare attentati.

Secondo Soufran, sarebbero 250 i francesi già rientrati. Se si analizzano le cifre per Paese, è la Tunisia a balzare in testa a questa classifica. Secondo la società Soufran, sarebbero tunisini fra 6mila e 7mila jihadisti di Daesh (e 600 sarebbero già ritornati in patria). Tra gli altri Paesi arabi, abbiamo poi l’Arabia Saudita (2.500) e la Giordania (2.000). Altro caso preoccupante è quello della Turchia: verrebbero da lì tra i 2.000 e i 2.200 jihadisti contro i 400 del giugno 2014. Sono cifre che contraddicono le affermazioni ufficiali di Ankara, che assicura di aver rafforzato al massimo i controlli alla frontiera. Da sottolineare: 10mila tra tutti i componenti della “legione straniera”, compresi quelli provenienti dal mondo arabo, sarebbero francofoni.