Una svista, un testo “scritto male” e ritirato in fretta e furia dopo la protesta del web. Su ilfattoquotidiano.it Marco Filippi ha fatto mea culpa per il cosiddetto “emendamento tassa biciclette” che aveva fatto infuriare gli appassionati di tutta Italia, assicurando che non era sua intenzione colpire le due ruote. Ma non è la prima volta che il senatore Pd avanza una proposta controversa sulle bici: solo qualche anno fa un altro emendamento aveva provato ad introdurre l’obbligo di indossare il casco. E tra le firme in calce al documento c’era proprio la sua.

Siamo nel 2010, sotto il quarto governo Berlusconi. Al Senato si discute il nuovo decreto “Disposizioni in materia di sicurezza stradale“. Contesto simile a quello di questi giorni, in cui si parla del rinnovo del Codice della strada (adesso in ballo c’è una delega al governo per una vera e propria riforma strutturale, allora si parlava di semplici modifiche). E, tra i tanti emendamenti che passano in commissione Lavori pubblici, ne viene approvato uno che fa discutere parecchio. Ancora una volta sono poche righe a scatenare la polemica: “Durante la marcia ai conducenti di velocipede è fatto obbligo di indossare e di tenere regolarmente allacciato un casco protettivo conforme alla normativa tecnica europea in materia”. Ovvero: anche per fare una semplice passeggiata, o andare a lavoro, è obbligatorio indossare il casco, proprio come in motorino. Pena multe salate.

La proposta è targata Partito democratico: stavolta Filippi non è solo, ma presente come secondo firmatario. Il primo è Paolo Giaretta, ex sindaco di Padova (che però si smarcherà dal contenuto del testo), gli altri sono Donaggio, Fistarol, Magistrelli, Morri, Papania, Sircana, Vimercati, Zanda. Si tratta di una misura chiaramente disincentivante nei confronti della mobilità su due ruote. Al contrario, un affarone per i produttori di accessori e per le aziende che si occupano dell’omologazione. Un po’ come per targhe, bolli e assicurazioni: non è un mistero che le società del settore guardino alle biciclette come ad un mercato potenziale importante. Per chi usa la bici quotidianamente, invece, l’obbligo del casco sarebbe un fastidio, oltre che un costo economico. Così non appena la notizia dell’approvazione si diffonde, subito suscita grande clamore.

Anche in questo caso il Pd è costretto a fare marcia indietro dalla sollevazione del popolo delle due ruote. L’emendamento, approvato al Senato, viene ritirato nel passaggio alla Camera. Chi l’aveva presentato sostiene che il documento è stato stravolto e che il partito non aveva intenzione di colpire le biciclette. Film già visto, con un nome – quello del senatore Filippi – che ritorna a distanza di cinque anni. Semplice casualità o meno, di nuovo le biciclette si sono salvate da un’insidia normativa. E Edoardo Galatola, membro della Federazione Italiana Amici della Bicicletta che allora aveva seguito e portato alla luce il caso, chiede più attenzione ai politici: “Io non voglio pensare che ci sia un disegno interessato contro le biciclette. Credo che la questione della mobilità a pedali venga affrontata con grande superficialità e ‘ignoranza’ della materia. Il che porta periodicamente a ritrovarsi di fronte a delle proposte senza né capo né coda. Oggi per le targhe come allora per il casco: nessuno è contrario alla sicurezza, ma in un’analisi costi/benefici l’obbligo del caschetto è notoriamente controproducente, infatti non è previsto in nessun Paese europeo ad alta ciclabilità. Eppure qualcuno provò ad introdurlo”. “Noi – conclude – eravamo e restiamo vigili. Speriamo che le prossime proposte siano più costruttive”.

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