“Ho parlato come mamma, come mamma di Federico. Io non son un politico che sa calibrare la parole, non sono un giudice che può condannare. Sono una donna alla quale è stato tolto un figlio in un modo orribile”. Patrizia Moretti risponde alle critiche ricevute sui social dopo le ultime dichiarazioni pubbliche. All’incontro “La storia e il presente”, organizzato dal’istituto comprensivo di Argenta, nel basso Ferrarese, paragonò i killer jihadisti di Parigi ai quattro poliziotti responsabili della morte del diciottenne Federico Aldrovandi.

Per molti quel parallelismo non andava fatto. Ne danno dimostrazione molti commenti usciti su facebook o scritti dai lettori de ilfattoquotidiano.it. Tra questi anche prese da distanza da parte di persone che hanno sempre sostenuto Patrizia Moretti nelle sue battaglie.

“Ammetto che sono dichiarazioni forti. Il paragone era riferito al terrore provato dalle vittime, ma so bene che quanto avvenuto in Francia è diverso dal pestaggio mortale subito da mio figlio. Il finale purtroppo è lo stesso: ci troviamo di fronte a delle vittime innocenti”. La madre di Aldro assicura di aver ben presente la differenza tra l’omicidio colposo, il reato per il quale sono stati condannati i quattro agenti, e la strage del 13 novembre frutto di una folle premeditazione.

“È chiaro che quei quattro non sono terroristi o non vanno per strada a sparare con i mitra a delle persone – conferma la Moretti – Però dopo quello che hanno fatto, dopo la condanna subita, sono ancora in servizio, vestono la divisa di chi è deputato a proteggerci. E questo mi fa paura”.

Secondo la Moretti di fronte a certi fatti, “che sia la morte di un figlio per mano di forze dell’ordine o che sia la strage ad opera di terroristi, la vittima si trova a combattere contro un senso di orrore che atterrisce. Il terrore, l’omicidio, colpisce due volte: toglie la vita alla vittima e sconvolge chi resta. Prima viene il lutto, poi il senso di paura. Cercare di non cambiare la propria vita e anzi farne uno strumento di testimonianza è la migliore risposta contro i crimini. E allo stesso tempo, credo, è l’unico modo che hanno i familiari di sopravvivere alla morte di un proprio caro. Per questo in tutti questi anni io sono andata avanti, perché mi sento sempre la mamma di Federico e Stefano (l’altro figlio di Patrizia Moretti, ndr), e so cosa provano le famiglie e gli amici di tutti quelli uccisi ingiustamente”.

Un pensiero arriva anche per i detrattori. Per chi, sempre sui social network o nei commenti on line, spesso in forma anonima, le chiede di tornare a vita privata. “Chi mi dice di smetterla, di stare zitta, mi spinge invece ad andare avanti. Credo comunque che chi mi critica o mi offende non sa cosa vuol dire perdere in modo violento. Quello che sento io non lo auguro a nessuno”.