Wasp: White Anglo Saxon Protestant. Il fenotipo etnico che costituisce in qualche modo l’anima dell’America dei padri fondatori che firmarono la dichiarazione di indipendenza nel 1776, è alle prese con un calo demografico senza precedenti. L’ultimo studio dal titolo Rising morbidity and mortality in midlife among white non-Hispanic Americans in the 21st century, realizzato dalla professoressa di Economia e Affari Pubblici Anne Case dell’Università di Princeton e da Angus Deaton, premio nobel per l’Economia nel 2015, documenta un fenomeno demografico apparentemente inedito che interessa l’arco temporale che va dal 1999 al 2013 e testimonia l’aumento della mortalità per cause “esterne” delle persone di mezza età bianche non ispaniche dai 45 ai 54 anni, che in linea teorica appartengono al novero di quelle con più margini di sicurezza sociale e meno esposte alle crisi economiche e finanziarie che si ripercuotono in maniera ciclica sull’economia statunitense.

Dopo il 1998 il gruppo etnico dei White Non Hispanics (bianchi non ispanici) di mezza età ha subito in media un aumento della mortalità dell’0,5% all’anno (96000 morti totali) e tra le cause dei decessi spiccano l’abuso di alcol, l’eccesso di farmaci contro il dolore e un aumento dei suicidi. Un’inversione di tendenza senza precedenti – se si esclude il periodo nero degli anni’80 che vide la diffusione dell’AIDS – e che non ha interessato gli altri gruppi etnici che rappresentano maggiormente le principali categorie demografiche negli USA, quelle dei neri e degli ispanici che crescono in numero sempre maggiore grazie anche al fenomeno migratorio partito dal Messico. Questi gruppi al contrario hanno avuto un calo costante della mortalità complessiva nonostante le condizioni socio-economiche più deboli. Se si provano a paragonare i dati dei paesi più industrializzati che riguardano la mortalità complessiva per i bianchi non ispanici dai 45 ai 54 anni, si nota che l’inversione di tendenza riguarda solamente questo particolare gruppo negli Stati Uniti che supera il rapporto di 400 morti ogni 100000 abitanti mentre Francia,Germania e Regno Unito hanno fatto registrare cali costanti del tasso di mortalità.

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Fonte: CDC (Centers for Disease Control and Prevention)

Fig.1: Cause di mortalità per il gruppo demografico che va dai 45 ai 54 anni degli USW (Bianchi non Ispanici) e degli USH (Bianchi Ispanici), confrontati con sei differenti paesi: Francia (FRA), Germania (GER), Regno Unito (UK), Canada (CAN), Australia (AUS), e Svezia (SWE).

A sorprendere sono le cause di morte “esterne” dell’aumento della mortalità tra i bianchi americani di mezza età, che apparentemente conducono uno stile di vita più lontano e meno esposto a quelle situazioni che portano all’abuso di alcol e droghe, dei fenomeni che generalmente erano osservabili principalmente nelle periferie delle grandi città americane popolate dagli afro-americani e dagli ispanici. La svolta avviene dopo il 1998 e riguarda solo i bianchi non ispanici dai 45 ai 54 anni, dal momento che gli altri gruppi etnici non hanno sperimentato nessun aumento della mortalità, viceversa calata in media del 2% all’anno fino al 2013.

Le cause dell’aumento della mortalità

I CDC, acronimo che sta per Centers for Disease Control and Prevention, ovvero dei centri di controllo per la prevenzione e il controllo delle malattie della sanità americana, hanno ipotizzato che questa tendenza possa essere dovuta ad un aumento delle prescrizioni di farmaci contro il dolore, messi in commercio dal settore della grande distribuzione farmaceutica alla fine degli anni’90 aumentandone in questo modo considerevolmente la disponibilità per i pazienti che volessero farne uso. I pazienti che avevano problemi cardiovascolari o malattie derivate dall’obesità, cercavano di alleviare in questo modo i sintomi del dolore attraverso il consumo di questi farmaci. Il tasso di suicidi in aumento potrebbe essere quindi ricondotto ai disagi legati a queste patologie che procurerebbero forti dolori ai pazienti.

A questa lettura può affiancarsi quella che identifica le cause dell’aumento della mortalità a un peggioramento delle condizioni economiche negli Usa dagli anni’90 in poi. Nonostante questo fenomeno abbia iniziato a manifestarsi prima della crisi economica degli anni 2000, il fattore socio-economico non è trascurabile. La generazione dei baby boomers che aveva segnato un boom delle nascite negli anni ’50 e ’60 ha fatto i conti con un modello economico profondamente cambiato dagli anni’70. Se il keynesismo e il welfare sociale avevano rappresentato delle solide basi per la crescita economica nell’America del dopoguerra, la generazione degli uomini e delle donne di mezza età della fine del secolo scorso ha dovuto fare i conti con una crescente diseguaglianza sociale e un calo della produttività costante nel corso dei decenni, fenomeni che possono essere letti come la conseguenza del nuovo modello neoliberista che dagli anni’70 in poi ha contribuito ad ampliare considerevolmente le sperequazioni di reddito tra i ceti americani.

Si prenda ad esempio il differente modello pensionistico statunitense, legato alle performance dei mercati azionari rispetto a quello europeo sorretto dagli enti previdenziali pubblici. Venute meno le sicurezze del passato, molte persone di mezza età vivono un forte disagio a integrarsi in una società sempre meno inclusiva, e ricorrono frequentemente all’abuso di droghe e alcol. Nonostante questa chiave di lettura sia plausibile, i cali di produttività e le sperequazioni socio-economiche sono aumentate anche nei paesi europei che pure non hanno sperimentato lo stesso fenomeno di aumento della mortalità delle persone di mezza età. Questo potrebbe tuttavia individuarsi nella differente tutela del welfare dei paesi europei che nonostante le riforme degli ultimi anni, resta più solido di quello statunitense. A sorprendere è il fatto che l’aumento di mortalità riguardi esclusivamente un particolare gruppo etnico, quello dei bianchi non ispanici, mentre né i black né i latino hanno avuto aumenti del tasso di mortalità. Qualche ricercatore ha suggerito che questa anomalia potrebbe essere giustificata con il differente stile di vita degli ispanici e degli afroamericani, che per un’indole comportamentale meno legata alla materialità sarebbero meno portati a ricorrere all’uso di farmaci e droghe come reazione ad un disagio socio-economico. E’ sicuramente in atto un cambiamento profondo nella società americana, ma questo purtroppo non sembra essere un progresso delle condizioni di vita dei suoi cittadini.