Dura polemica tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e il direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, durante Otto e Mezzo (La7) sul terrorismo islamico e sulle strategie per combatterlo. Cerasa illustra la linea del suo giornale, favorevole all’interventismo. Scanzi dissente e usa una definizione di Michele Serra (“guerrasantisti paracristiani”) per indicare la posizione de Il Foglio e di altre testate: “Provo invidia per coloro che hanno certezze. Io l’unica certezza che ho è il dubbio. E chi dice con sicurezza che si può risolvere tutto con l’interventismo ci sta mentendo”. La firma de Il Fatto elenca le ragioni del fallimento della politica bellicista, menzionando la guerra del Golfo e le ammissioni di colpa di Tony Blair. E puntualizza: “Sono anche molto amaramente divertito quando sento locuzioni del tipo “guerra santa”. E’ un ossimoro. E’ come se dicessi oggi che Gasparri è sexy. E’ una sciocchezza. E lo stesso vale per la “guerra giusta”. E’ un concetto su cui Norberto Bobbio ha litigato tutta la vita, stando sempre attento a tenere insieme Hobbes e Kant e citando Sant’Agostino. Ma è mai possibile che 10 giorni dopo ci sia un Cerasa o un Ferrara o un Luttwak o un Friedman secondo cui la soluzione è l’interventismo?“. La polemica deflagra quando viene mostrato il titolo apparso sul sito de Il Foglio (“Ma se Valeria fosse stata un’oca, non combatteremmo?”), in riferimento alla morte di Valeria Solesin, la ragazza uccisa nella mattanza del Bataclan, a Parigi. “Temo di aver capito quel titolo” – commenta Scanzi – “D’altra parte, Giuliano Ferrara ha detto che chi non la pensa come lui è una sorta di cretino globale. Se essere cretini, significa pensarla diversamente da lui, sono molto felice di essere cretino“. Cerasa spiega la scelta di quella home page del sito: “E’ la nostra risposta al Corriere della Sera, secondo cui bisogna reagire alla morte di Valeria Solesin, perché questa ragazza aveva una bellissima storia e una famiglia perfetta. Noi invece diciamo che la reazione deve avvenire a prescindere dalla meravigliosa storia di questa ragazza. E una reazione forte e intelligente non può essere solo emotiva, ma anche strategica e politica“. “Ma adesso Il Foglio ci insegna anche a reagire a una morte?“, insorge Scanzi. “Penso che anche i genitori di Valeria possano apprezzare questo nostro titolo” – replica il direttore de Il Foglio – “Piangiamo anche noi la morte della ragazza, ma chiediamo che questa morte non sia vana e che non ci sia soltanto una reazione emotiva, fatta di condivisioni di post su facebook, di grandi lacrime, di grande dolore, ma anche far sì che si possa evitare in futuro che ci siano delle stragi come queste”. “E’ veramente delirante che il giornale più guerrafondaio che c’è in Italia, giornale per modo di dire perché ormai siete rimasti in cinque a leggervi, abbia l’ardore di insegnarci a piangere su una morte” – ribatte la firma de Il Fatto – “E’ aberrante dire che un titolo del genere possa essere apprezzato dalla famiglia di Valeria Solesin. Chiedilo al padre e alla madre, che dovremmo tutti ringraziare per l’insegnamento che ci stanno dando in questi giorni. Parli di “bellissima storia” della Solesin” – continua – “e nello stesso tuo giornale altri stanno crivellando, insultando, umiliando un’associazione come Emergency, di cui ha fatto anche parte Valeria Solesin, con dei toni allucinanti. Volete insegnare la civiltà agli altri e poi trattate così uno come Gino Strada?