Per quale arcano mistero il governo di Matteo Renzi proprio non riesce a nominare i due commissari mancanti della Consob, la Commissione che vigila sulle attività della Borsa? La storia va avanti da circa un anno e ancora non c’è alcun segnale che possa essere chiusa in fretta. Il capo del governo aveva fatto intendere che avrebbe provveduto entro settembre, ma ormai siamo a ridosso di dicembre e dei due nuovi commissari non c’è neanche l’ombra. Eppure, per il governo le nomine sono una specialità in cui ha più volte dimostrato sveltezza e decisione, quando ha voluto. Non sempre le scelte effettuate sono poi risultate all’altezza dei desiderata, così come sta venendo fuori per le Ferrovie, ma questo è un altro discorso.

FUMO DI LONDRA Nel caso della Consob c’è chi malignamente mette in relazione la titubanza del decisionista Renzi con la discussa faccenda della riforma delle banche Popolari. A prima vista le due vicende sembrano lontane mille miglia e invece un punto di collegamento c’è. E non è edificante. La storia è questa: ad approvazione della riforma avvenuta, sono cominciate a circolare con insistenza voci che essa sia stata accompagnata da manovre di insider trading, attività che avrebbero avuto come punto di partenza l’Italia e sbocco nella piazza finanziaria di Londra. In pratica, a Roma e dintorni qualcuno ben introdotto avrebbe usato le informazioni riservate in suo possesso per effettuare speculazioni sui titoli di alcune banche Popolari. Guadagnandoci parecchio, ma commettendo un reato. In seguito a questi rumor la stessa Consob ha aperto un filone di indagine della cui esistenza ha informato la Procura di Roma che, a sua volta, ha aperto un ulteriore fascicolo di inchiesta. Secondo l’interpretazione di autorevoli fonti la frenata di Renzi sulle nomine Consob sarebbe da mettere in relazione proprio con questa storia.

SCUSATE IL RITARDO Di certo i ritardi governativi sulle nomine Consob sono un fatto. La Commissione per la Borsa era nata nel secolo passato con 5 consiglieri che poi erano stati ridotti a 3 dal governo Monti. Scaduto uno dei tre, per un certo periodo il collegio è stato composto da due sole persone, un numero ritenuto insufficiente per poter assumere in piena legittimità le delicate deliberazioni in materia. Opportunamente, Renzi ha provveduto a nominare un terzo componente e la scelta era al solito stata effettuata nell’ambito del Giglio Magico anche per equilibrare, dal punto di vista dello stesso Renzi, una Commissione a guida tremontiana, affidata cioè a Giuseppe Vegas, già parlamentare di Forza Italia e del Popolo delle Libertà e poi soprattutto viceministro all’Economia con lo stesso Giulio Tremonti. A giugno di quest’anno fu designata dal governo la quarantanovenne Anna Genovese, insegnante di diritto commerciale all’Università di Verona, una professionista che agli occhi del premier aveva il merito di essersi formata al rinomato studio legale fiorentino di Umberto Tombari (amico di Renzi) e di Francesco Corsi. Lo stesso studio frequentato in passato anche dall’attuale ministra per le riforme costituzionali, Maria Elena Boschi.

NOMINE DA MANUALE Una volta ridata piena legittimità alla Consob con la nomina del terzo commissario, il capo del governo aveva ancora una volta opportunamente annunciato che avrebbe riportato a 5 il collegio della Commissione. Erano circolati anche dei nomi a proposito, quelli di Emilio Barucci e Marina Tavassi. Il primo è figlio di Piero Barucci, ex ministro del Lavoro con i governi di Giuliano Amato e Carlo Azeglio Ciampi. Docente di ingegneria finanziaria al Politecnico di Milano, ex collaboratore della vecchia “Unità” prima che diventasse di stretta osservanza renziana, il giovane Barucci era considerato vicino all’ex segretario Pd Pierluigi Bersani e indicato come amico di famiglia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La Tavassi è presidente della sezione civile del tribunale di Milano e viene invece ritenuta contigua al centrodestra, in particolare al Nuovo Centrodestra del ministro Angelino Alfano. Sembravano due nomi perfetti per soddisfare sia l’esigenza di riportare il collegio Consob a 5 come in origine, sia di rispettare gli equilibri del nuovo manuale Cencelli del potere. Le nomine, però, non sono mai state fatte. E ora c’è chi comincia a chiedersi con insistenza perché.