Rieccolo. Due semplici parole per ufficializzare quello che ormai già si sapeva da tempo: “Mi candido”. Con un annuncio diramato su Facebook. Roba moderna, da politica 2.0, perché non si dica né si pensi che ad Antonio Bassolino“di Afragola”, come specifica nel suo profilo, manchi quel tocco di modernità in grado di farlo competere alla pari con i più freschi dirigenti che il Partito democratico eventualmente metterà in campo nella corsa delle primarie, se mai ci saranno, per scegliere il candidato sindaco di Napoli. O con i giovani leoni del Movimento 5 Stelle che anche all’ombra del Vesuvio non fanno mistero della grande abilità con la quale utilizzano la Rete.  Tutti avvertiti, dunque.

Rieccolo. Sarà stato il 1977 o giù di lì. Trentotto anni fa, un’altra era geologica. Napoli esplodeva per la questione del lavoro. Come sempre, d’altra parte. Paralizzata ogni giorno dai cortei che bloccavano le vie del centro e non solo, la città soffocava quando i manifestanti si materializzavano intorno alla stazione Centrale. Imperversavano i disoccupati organizzati, movimento spontaneo cresciuto al di fuori del controllo dei grandi partiti di massa della sinistra e dei sindacati. Un’eresia per quei tempi. C’era da capire. Chi erano costoro, chi li guidava, quali gli obiettivi? Se ti capitava di essere mandato dal tuo giornale a raccontare quegli eventi, oltre ad immergerti nel movimento per tirarne fuori leader e personaggi, tappa obbligata erano dirigenti politici e personaggi vari della città, a cominciare dagli intellettuali più o meno in vista che potevano illustrare l’inedito fenomeno. Parlavano, parlavano, questi onorevoli, consiglieri, scrittori. Ma alla fine tutti consigliavano di andare a fare visita ad Antonio Bassolino per raccoglierne spunti e analisi. Bassolino? Sì, proprio lui, Antonio, l’uomoche oggi ha annunciato la sua candadatura a sindaco di Napoli. A Roma quasi nessuno lo conosceva, all’ombra del Vesuvio era già un leader ossequiato e potente. Che, con il suo eloquio sommesso (solo in apparenza) e balbuziente, ti riceveva nella scarna sede comunista illustrandoti l’universo mondo.

1977: un’era geologica è passata. E anche politica, se è per questo. Nell’Unione sovietica regnava il compagno Leonida Breznev, negli Stati Uniti presiedeva Jimmy Carter. In Italia, presidente della Repubblica era Giovanni Leone, capo del governo Giulio Andreotti, bersaglio di improperi per il suo attaccamento alla poltrona e al potere. Tra i più critici, militanti e dirigenti del Partito comunista, proprio il Pci che in Campania aveva in Bassolino il suo segretario regionale. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti. Breznev e Carter sono morti o dimenticati dai più. Anche Andreotti è trapassato e se ne comincia a perdere memoria. E’ sparita la Dc, dal oltre un ventennio dopo Breznev s’è dissolta anche l’Urss, abbiamo riunificato le Germanie, seppellito pure il Pci. Bassolino invece è ancora qui, in corsa per il municipio di Napoli dopo una lunga e brava carriera e quello che nel 2010 era addirittura suonato come un vero addio all’attività politica: consigliere regionale (1970), segretario della federazione di Avellino del Pci (1971), segretario della Campania (1976), membro nel comitato centrale del partito (1972), responsabile per il Mezzogiorno e successivamente per il Lavoro. E ancora, membro della Camera dei deputati (1987) sindaco di Napoli (1993), ministro del Lavoro (1998), ancora sindaco di Napoli rieletto, quindi presidente della Regione Campania (2000) gratificato dalla riconferma (61 per cento) nella tornata successiva (2005) e fino al 2010 quando, sepellito dalle contestazioni e dai guai giudiziari, s’era fatto infine da parte salutando le alte cariche.

Rieccolo, invece, più renziano che mai dopo essere stato comunista, ingraiano e forse dalemiano, ripartire alla carica con una nuova candidatura a sindaco di Napoli nonostante l’età (68 anni) e la lunga lista di guai giudiziari collezionati tra municipio e Regione e che parevano averlo azzoppato a tal punto da convincerlo a togliere il disturbo: rinvio a giudizio per presunti reati commessi (2000-2004) come commissario straordinario per l’emergenza rifiuti in Campania; un altro per truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso: un’altro ancora per peculato, senza contare una condanna per danno erariale. Quanto basta per stroncare un cavallo, seppure di razza. E difatti proprio così andò o sembrò andare, con Bassolino bastonato dal leader dell’Idv Antonio Di Pietro (“Deve dimettersi”) e impietosamente scaricato persino dal suo antico sodale comunista e segretario Pd Walter Veltroni che, senza tanti giri di parole, lo invitò, “di fronte a vicende così amare”, ad “affidarsi alla sua coscienza civile”. Un funerale in piena regola sembrava, proprio un vero funerale con sepoltura (solo politica, per fortuna) del caro estinto, nonostante l’interessato rivendicasse l’innocenza: “Ho le mani pulite”, dichiarava Bassolino, “non ho fatto nulla di male”. Infatti, rieccolo, dopo cinque anni più pimpante che mai nonostante qualche incidente sanitario. E mentre l’ingrato Veltroni è relegato fuori dalla scena politica a confezionare film e documentari, lui, uscito nel frattempo assolto da tutti i processi, orgogliosamente è lanciato alla riconquista di quello per cui si sente da sempre tagliato: “Fare il sindaco di Napoli”.

Un’autentica rivincita. Sulla scia della quale, annunciata l’intenzione a competere, è partita la campagna con sortite pubbliche, dichiarazioni, manifestazioni d’affetto degli antichi amici e tanti articoli su organi di stampa e web. Nel frattempo, lui parla da autentico capopartito e candidato in pectore. Anche se aperto alla competizione interna, va da sé. A Milano si vota il 7 marzo? Bassolino ci pontifica: “E lì siamo al governo, mentre a Napoli , dove tutto è più difficile, una data non c’è”. Una ragione di più per accelerare: “Indicato il giorno del voto e ribadito che quella delle primarie è la strada naturale per scegliere il candidato”, ammonisce, “ognuno deve essere pronto alla competizione, vale anche per me”.

Questi i toni, quelli di chi sente di avere la strada aperta. Vero che composita e potente appare anche la compagnia di coloro non proprio entusiasti della sua ridiscesa in campo. A cominciare dal governatore della Campania Vincenzo De Luca (“Lui candidato? Dobbiamo fare una scelta unitaria”, ha detto tempo fa) e, naturalmente, dagli altri aspiranti sindaci che scalpitano nelle file democratiche in vista delle primarie: il suo antico collaboratore e parlamentare europeo Andrea Cozzolino, per esempio, che si dichiara pronto alla discesa in campo. E il più giovane Gennaro Migliore, sbarcato nel Pd da Sinistra ecologia libertà: dopo il ripensamento dell’ultima campagna elettorale per le regionali quando prima annunciò la candidatura salvo poi ritirarsi di fronte alle forze strabordanti di De Luca, vorrà magari anche lui prendersi la rivincita. Ma per Bassolino sembra spirare decisamente un’aria amica. Anche da Palazzo Chigi i segnali sembrano propizi. I vecchi assertori della rottamazione, infatti, pare abbiano cambiato registro e non avere alcuna preclusione per il vecchio Bassolino. Basta avventure, meglio andare sul sicuro, magari puntando sull’usato garantito. E chi meglio di lui? Dal 1993, dal suo esordio in una competizione elettorale, non ne ha persa una. Anzi, si è sempre ripetuto aumentando i consensi. Performance che nell’entourage del premier sembrano avere annotato con grande diligenza. “Dobbiamo vederci”, gli aveva detto Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd: “Verrò a Napoli a trovarti”. La posta politica è troppo importante, addirittura vitale per il premier desideroso di evitare passi falsi. Perché rischiare, perciò. Meglio andare sul sicuro. Sempre però lasciando aperte le porte ad altre soluzioni. Secondo le migliori, vecchie tradizioni. Non si sa mai infatti. Bassolino in fondo è un candidato scomodo. E anche in Campania  non tutti i potentati democratici sono dalla sua parte.