Rivendica il ritorno della politica “dopo l’ubriacatura della tecnica”. Dà un riconoscimento pubblico al commissario unico di Expo Giuseppe Sala. E sottolinea che “negli ultimi 20 mesi le riforme di cui si è parlato per vent’anni sono state realizzate”. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi presenta a Milano il progetto del governo per il dopo Expo, ma non rinuncia a mettere in fila quelli che ritiene i successi del governo. Dopo aver pranzato con il ceo di Apple, Tim Cook (nel ristorante di Carlo Cracco), il capo dell’esecutivo è stato accolto dagli applausi del Piccolo Teatro di via Rovello. Rivendicando i risultati delle “riforme organiche” del suo governo, Renzi ha rilanciato: “Ora la domanda è come vogliamo essere tra vent’anni”: “Per anni – spiega – ci hanno detto che eravamo solo dei rottamatori senza proposte, dopo un anno e mezzo abbiamo dimostrato che invece c’è un disegno organico per il Paese”. Per Renzi in questi 20 mesi la politica è tornata “a fare il suo mestiere dopo anni di ubriacatura della tecnica”.

Quanto a Expo “dico grazie a Beppe (Sala, ndr). Non posso dire altro per ovvi motivi; grazie di cuore per la dedizione con cui ha seguito” l’Esposizione universale che si è chiusa il 31 ottobre. Gli “ovvi motivi” riguardano la probabile candidatura di Sala come candidato sindaco di Milano nelle file del Pd. “L’Expo è stato simbolo di chi non si rassegna ed è stato un grande successo”. L’Expo – ha proseguito Renzi – “ha restituito l’orgoglio di realizzare l’impresa”, citando Paul Claudel e “la filosofia di costruttori di cattedrali”. Secondo il presidente “pur con una velocità diversa, quanto si è fatto per l’Expo rappresenta per l’Italia ciò che nel Medioevo era una grande impresa per le generazioni future”. Certo, forse solo il presidente del Consiglio italiano in un’occasione del genere deve ringraziare oltre ai suoi predecessori (Prodi, Berlusconi, Monti e Letta) “anche la magistratura di Milano che ha avuto grande sensibilità nel far rispettare le leggi e il rispetto delle istituzioni”.

L’Italia, ha continuato Renzi, “non è un concentrato di problemi, dobbiamo essere capaci di generare talenti smettendo di compiangerci”. Invece è “il secondo Paese per longevità, il secondo Paese per associazionismo, la seconda manifattura d’Europa, ha il maggior numero di beni Unesco”. “Siamo – ha aggiunto – una superpotenza culturale. L’Italia è questo, non è solo insieme di problemi”. Insomma, “non abbiamo portato qui i leader europei per far loro mangiare il risotto o vedere Expo”. Ha ricordato che “con Cameron si è discusso a Palazzo Italia del referendum britannico e sempre a Palazzo Italia abbiamo parlato con Angela Merkel dei Paesi emergenti”. L’obiettivo è di “affermare l’Italia come un Paese solido e solidale”.