Benjamin Gomis è un infermiere e vive a Aubagne, nel sud della Francia. Anche la moglie fa l’infermiera. Era il 2008, in piena crisi finanziaria, e insieme decisero di comprare una casa, “per fare un investimento tranquillo, da bravo padre di famiglia”, commenta lui oggi. Per il mutuo si affidarono a una società d’intermediazione, come ce ne sono tante in Francia. Si fidarono, tanto più che quel credito era un prodotto proposto da una filiale di Bnp Paribas, una delle principali banche del Paese, di certo non una finanziaria borderline, venuta fuori chissà da dove. Verificarono la durata del credito (23 anni e mezzo) e la quota da pagare mensilmente (mille euro): niente di più, firmarono.

Ebbene, nel 2008 Benjamin e la moglie presero in prestito 140mila euro. Oggi ne devono ancora restituire 200mila. Com’è possibile ? Il prodotto da loro sottoscritto si chiamava Helvet Immo. Erano mutui a tasso variabile concessi in franchi svizzeri ma da rimborsare in euro. In realtà, prodotti altamente rischiosi, perché legati al tasso di cambio tra le due monete. E, poiché negli anni (soprattutto quelli recenti), la divisa elvetica si è rafforzata decisamente rispetto a quella europea, il rischio si è concretizzato: il capitale da rimborsare è lievitato costantemente. Più uno versa le rate, più in realtà cresce la somma ancora da restituire.

Benjamin e la moglie non sono un caso raro, perché di Helvet Immo ne sono stati sottoscritti in Francia 4.655 per un totale di 700 milioni di euro. Il prodotto era stato elaborato da Bnp Paribas Personal Finance (Bnp-Pf), filiale di crediti immobiliari di Bnp Paribas, una delle banche più rispettate in Francia (che dal 2006 controlla Bnl in Italia). Poi è stato commercializzato da alcune filiali del gruppo e da altri intermediari esterni, ma sempre con l’etichetta Bnp. In quali anni ? Dal marzo 2008 al dicembre 2009, in piena crisi finanziaria globale. Insomma, mentre Lehman Brothers falliva e finalmente si cominciava a parlare di finanza allegra e delle derive del sistema creditizio degli anni precedenti, una banca francese, di quelle consolidate e da “bravo padre di famiglia”, si metteva a vendere un mutuo come questo.

Sulla scia delle proteste di chi ha sottoscritto Helvet Immo, alcuni di questi crediti sono stati trasformati in “normali” mutui in euro a tasso fisso (facendo comunque perdere un bel po’ di soldi a quei clienti). In altri casi non è stato possibile. E così persone come Benjamin e la moglie continuano a ripagare questi pozzi senza fondo. È anche per questo motivo che un migliaio di malcapitati ha fatto causa. E, nel marzo scorso, la giustizia francese ha aperto un’inchiesta, affidata al giudice istruttore Claire Thépaut.

Nei giorni scorsi il quotidiano Libération ha pubblicato alcuni stralci delle dichiarazioni rilasciate al magistrato da Nathalie Chevallier, già direttrice regionale a Parigi di Bnp-Pf. Sono inquietanti. La Chevallier racconta di aver nutrito fin dagli inizi “serie riserve” su quel mutuo, prima ancora che venisse proposto sul mercato. “Ma i miei colleghi mi rispondevano: ‘credi di essere più intelligente di chi li ha concepiti?'”, ha dichiarato. La Chevallier effettuò anche dei “crash test“, per verificare i rischi di Helvet Immo, rivelatisi subito altissimi. Ma non servì a nulla.

Iniziarono a commercializzare quel mutuo, senza che la brochure relativa accennasse ai rischi legati al tasso di cambio tra l’euro e il franco svizzero. “Agli intermediari si doveva dire di ricordare ai clienti che erano partner della Bnp e che quindi il prodotto doveva essere per forza di qualità. E che non sarebbero mai stati lasciati da soli, in casi di problemi”, ha aggiunto la Chevallier. Per giunta, agli inizi, i tassi proposti da Helvet Immo erano più bassi di quelli in media dal mercato: un vero specchietto per le allodole. L’inchiesta, per il momento, va avanti. Le famiglie, che ci si sono ritrovate in mezzo, sperano di mettere fine al loro incubo.