Dice di aver riunito “le opposizioni per bene“, dà del cretino al ministro dell’Interno, assicura che sgombererà “col sorriso” i centri sociali che hanno tentato di non farlo parlare. “Non è la piazza del rancore” dice Matteo Salvini nel comizio finale di piazza Maggiore, a Bologna, per la manifestazione contro il governo alla quale oltre alla Lega Nord hanno partecipato anche Forza Italia e Fratelli d’Italia. Sono tutti sicuri, là sul palco: uniti batteranno il Pd. Sarà per questo che poco prima dell’intervento del segretario del Carroccio, nel penultimo intervento (e questo è già storia), Berlusconi aveva incentrato larga parte del suo discorso sui sondaggi, in calo per Renzi e in aumento per le destre tutte unite. Ma la notizia è che Berlusconi, che alla fine ha accettato di partecipare, è stato anche fischiato. La piazza leghista gli ha urlato “Basta” e non per contestarlo: piuttosto per noia visto che ha tirato fuori il suo classico repertorio di vent’anni di comizi. In piazza sono 100mila, dice Salvini. In lontananza sono conclusi gli scontri tra i cortei degli antagonisti e le forze dell’ordine.

Salvini apre il suo comizio con un ricordo di Ermes Mattielli, il rottamaio condannato a 5 anni e 4 mesi e a una maxirisarcimento per aver sparato a due ladri nel suo cortile e morto alcuni giorni fa per problemi al cuore.  “Renzi – dice Salvini – questo incapace, divide la società in uomini e bestie. Io, come faceva Miglio, divido la società in produttori e parassiti e Renzi è un degno rappresentante dei parassiti, lui Alfano, la Boldrini, gente che in un paese civile non amministrerebbe neanche il condominio”. Anzi, su Alfano Salvini ha una precisione da fare: “Con noi un personaggio inutile e incapace come Angelino Alfano non ci sarà mai: occupati dei poliziotti, cretino che non sei altro, e lascia perdere la politica che non fa per te”. La conclusione è per arringare la folla, per rendere meno irraggiungibile il sogno di vittoria: “Se voi non mollate io non mollo di un millimetro, se ci siete, ci sono, da nord a sud perché abbiamo un compito storico. Vi offro il mio cuore e la mia testa, non mi arrendo finché questo paese non torna paese più bello del mondo”.

Sul palco lo aveva preceduto Silvio Berlusconi. “Con questa ritrovata unità vinceremo le prossime elezioni. Con Matteo, con Giorgia e con Silvio non ce ne sarà più per nessuno”. Questa, per lui, “è una giornata fondamentale per il futuro di tutti noi e dell’Italia”. L’ex presidente del Consiglio ha aggiunto che “Salvini ha portato la Lega dal 4% al più del 14%, congratulazioni vivissime, ci consente di guardare al futuro con ottimismo”. Per il leader di Forza Italia “supereremo tutti insieme il 40% e vinceremo conquistando il premio di maggioranza”. Per Berlusconi “un signore mai eletto governa il Paese solo con il voto di un cittadino su sei”. Il riferimento è al presidente del Consiglio Matteo Renzi.

Berlusconi si è definito “commosso, perché torno davanti alla nostra gente, in questa bella piazza, dopo tre lunghi anni di assenza dove sono stato impedito nel comunicare, consegnato ai servizi sociali, tre anni in cui hanno tolto di mezzo uno dei leader dell’Italia moderata e del centrodestra”. L’ex capo del governo ha detto di essersi convinto a essere presente in piazza Maggiore “perché ha vinto il mio senso di responsabilità, amici e assistenti mi hanno suggerito di fare un passo fuori dalla politica ma io non me la sento perché il mio senso dello Stato mi impone di restare in campo per salvare l’italia da un destino confuso e negativo. Siamo al terzo governo non eletto dal popolo”. Indice puntato poi contro gli ex alleati che “hanno deciso di fare da stampella a un governo di centrosinistra”.

Ma c’è uno scenario peggiore del governo del Pd. “Consegnare l’Italia a Grillo e alla sua banda di balordi sarebbe una tragedia: per questo il centrodestra deve tornare unito”. L’ipotesi è quella della vittoria del M5s al ballottaggio, “come dicono tutti i sondaggi”. “Sarebbe una tragedia consegnare l’Italia ad un signore – ha ribadito Berlusconi – nei cui discorsi ho individuato molti passaggi identici a quelli di Hitler nel 1932 e nel 1933″.

Berlusconi ha anche rilanciato il programma per un futuro governo di centrodestra: “Meno tasse, meno Stato, meno Europa. Più aiuto a chi ha bisogno, più sicurezza e più garanzie di avere una vera giustizia” i punti essenziali. “Ho regalato a Matteo e a Giorgia il mio contributo, un programma che dovremo discutere” ha aggiunto, rimarcando che “quando andremo al governo abbasseremo le tasse sulle famiglie, sulle imprese, sulle partite Iva e nel primo consiglio dei ministri elimineremo la tassa sulla prima casa e l’imposta di successione”. Berlusconi ha promesso anche “la chiusura della piovra cattiva che si chiama Equitalia”. “Bisogna cambiare la Costituzione e lo faremo, affinché – ha continuato – chi è eletto dal popolo in parlamento, se vuole cambiare partito deve andare a casa”. “Viva Matteo, viva Giorgia, viva Forza Italia” ha concluso Berlusconi, augurando al Paese di avere “vera sicurezza, vera giustizia e una vera libertà”.

E così il bersaglio preferito diventa di nuovo Alfano, con buona pace di Maroni e Zaia che con Ncd lavorano tutti i giorni in giunta. Matteo Salvini, replica il leader del Nuovo Centrodestra parlando all’Arena su Rai1, “non è un piccolo uomo o un ominicchio, ma un quaquaraquà incolto e ignorante cui nessun Paese al mondo affiderebbe neanche la delega alle zanzare”. “Ma chi ci vuole stare con lui?”, replica. “Dove c’è lui io sono dall’altra parte”. Il ministro dice di non capire come mai Salvini lo attacchi in continuazione: “Non gli ho mai fatto nulla di personale, non lo conosco neanche, ci saremo parlati dieci secondi al telefono. Lui rappresenta la destra estrema con la quale non vogliamo avere nulla a che fare” perché, dice, “ieri a Roma abbiamo visto nascere la Cosa rossa, oggi a Bologna è stata la volta della Cosa nera”. Quanto a Berlusconi “andare a 80 anni a farsi fischiare da questa gente è una cosa molto triste. Salvini è diventato il suo diretto superiore”. L’ex Cavaliere, per Alfano, “ha fatto malissimo ad andare lì” perché “la macchina la guida Salvini”.

A Salvini e Berlusconi risponde anche il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: “Credo che gli uomini e le donne di buona volontà abbiano voglia di far correre il Paese più veloce e non di bloccarlo come in passato” ha spiegato. Il ministro ha fatto un confronto con la situazione politica ed economica di un anno fa. “Oggi – sottolinea – i risultati del lavoro del governo cominciano ad arrivare”, “c’è un clima diverso, il Paese si è rimesso in moto e la nostra economia e un po’ più solida”. Secondo il ministro, ciò è dovuto a “fattori esterni ma anche alle riforme strutturali che stiamo facendo, con buona pace di chi ci propone di tenere bloccato il Paese”.