Il ponte sullo Stretto di Messina si farà. Non l’hanno detto Silvio Berlusconi e nemmeno Angelino Alfano. Lo ha detto il presidente del Consiglio e segretario del Partito Democratico Matteo Renzi, che ha sottolineato che “sarà evidente che la storia, la tecnologia, l’ingegneria andranno nella direzione del ponte, che diventerà un altro bellissimo simbolo dell’Italia. Renzi lo ha detto al libro di Bruno Vespa, Donne d’Italia. Certo, intorno all’annuncio c’è tutto un contorno di premesse. “Prima bisogna realizzare e completare opere strategiche per la Sicilia” spiega il capo del governo. Anche perché mentre si parla del ponte Messina è senza acqua. “A Messina abbiamo mandato l’esercito con le autobotti perché mancava l’acqua e le autorità locali non riuscivano a risolvere il problema. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l’acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte, portando l’alta velocità finalmente anche in Sicilia e investendo su Reggio Calabria, che è una città chiave per il Sud. Dall’altra parte dobbiamo finire la Salerno-Reggio Calabria”. Quindi “primum vivere, avrebbero detto i latini – prosegue Renzi – Ora abbiamo le autobotti per Messina. Poi penseremo al resto. Con un’avvertenza”. E qui Renzi si toglie un sassolino. “Noi, i soldi per la Sicilia, non li facciamo spendere ai soliti. Facciamo pulito. Abbiamo già iniziato, del resto. Non sono solito guardare dal buco della serratura delle intercettazioni. Ma scoprire che i dirigenti dell’Anas corrotti si dicono ‘Sbrighiamoci, perché Renzi qui vuole cambiare tutto’ mi conferma in ciò che stiamo facendo con il nuovo presidente Armani. In certe strutture la rottamazione è ancora poco: occorre disintegrare e disinfettare”.

Il primo a reagire è l’ex deputato del Pd e leader di Possibile Pippo Civati, da sempre avversario della grande opera finora solo berlusconiana: “Mancava il Ponte – scrive – un vero e proprio trionfo. Per completare il quadro di riforme – del buonsenso, soprattutto – mancava il ponte sullo Stretto”. “Come sapete – racconta Civati – in questi ultimi due anni ho documentato il progressivo riaprirsi del discorso sullo Stretto. E tutti prendevano in giro me, dicendo che erano solo parole di Alfano (che di solito, abbiamo scoperto, ci azzecca: vedi alle voci articolo 18, contante, casa, ecc.) e che il vostro affezionatissimo si inventava le cose, perché mai e poi mai si sarebbe discusso di Ponte sullo Stretto”. Ora invece è tutto cambiato, secondo Civati: “Ecco, quello che non ha fatto Berlusconi, lo fa il Partito democratico. Con buona pace di Bersani che oggi tenta una difesa disperata, sulla linea di porta, o forse qualche centimetro oltre la linea: perché il programma che il deputato sta votando e le scelte politiche di fondo assomigliano al programma elettorale presentato nel 2013. Dagli altri”. “Il ponte sullo Stretto – conclude Civati – diventa il ponte sulle larghe intese. Chi lo attraversa si trova in effetti dalla parte opposta. Senza fare una piega. E in alcuni casi senza nemmeno accorgersene”.

Secondo il capogruppo di Sel Arturo Scotto Renzi “esce finalmente allo scoperto: ma non lo fa in Parlamento, sollecitato più volte da Sel con atti parlamentari, ma lo fa da Vespa” e “comunque non in Parlamento dove Renzi viene poco e lo considera poco”. Per il deputato Riccardo Nuti (M5s) “il Ponte sullo Stretto non si farà mai per fortuna ma sarà la scusa per sprecare milioni di euro in consulenze e progettisti. Pensare di realizzare il ponte vuol dire pensare di aiutare le mafie”.

Ma se qualche settimana fa anche Silvio Berlusconi diceva che Renzi lo copia (“e male”), ora Jole Santelli, deputata di Forza Italia e ex sottosegretaria alla Giustizia nei governi dell’ex Cavaliere, non crede all’annuncio del presidente del Consiglio. “Questo si conferma il governo delle bolle di sapone, dichiarazioni roboanti che al netto dei toni non dicono nulla. Ora la barzelletta del Ponte, si farà, quando non si sa… dopo il resto, ora no, però è una bella cosa il ponte. Tradotto dal politichese non si fa e basta”.