Ci è arrivato via Twitter, a noi come ad altri numerosi destinatari, un documento postato dall’account Il Biscione, che – abbiamo scoperto con l’occasione – corrisponde a un sito internet (www.ilbiscionetv.it) realizzato da persone ben addentro alla vita quotidiana del Gruppo. Non un foglio clandestino, ma qualcosa che sembrerebbe contare su una qualche benevolenza all’interno dell’azienda.

Si tratta di una “Lettera aperta a Piersilvio che consiste, in sostanza, in un fior di liscio e busso a carico del medesimo da parte di persone che, avendo vissuto l’avventura eroica con Silvio, Marcello e Galliani, si costernano per l’evidente inadeguatezza dei successori e per le strettezze in cui il Gruppo si dibatte. Sicché sarebbe l’ora di un colpo di reni, altrimenti, fine della festa.
Sono fondate le preoccupazioni della vecchia guardia? In effetti, se guardiamo all’audience messa insieme sull’intera giornata, in pochi anni il tridente generalista di Mediaset (Canale5, Italia1, Rete4) è arretrato dal 24,5% al 19,5% di share. È vero che negli stessi anni sono altrettanto cresciuti i cosiddetti canali di target (ad esempio Boing), ma proprio qui starebbe il problema, perché il mercato generalista che si è perso con quella frammentazione del pubblico non pare compensato -“a fanculo i target“, sbotta l’autore della lettera a Piersilvio – da quel che si è acquisito vendendo i piccoli pubblici dei canalini.

La lettera si allunga nell’analisi (“Italia1 è l’anello debole… – né per bambini né per giovani, che conta solo su – “i nostalgici della bella Italia1 che ora hanno sui 35/40anni“; “Rete4 ha una mattina che fa pena”; “Striscia è una lobby”; eccetera, eccetera). Ma il bersaglio è proprio Piersilvio al quale l’estensore dice che in azienda gli sorridono davanti, ma gli sparlano dietro, che gli gonfiano i conti sotto gli occhi, che gli innumerevoli numeri 2 fanno massa, ma non hanno senso né efficacia, che ancor meno ne ha “la continua ondata di zoccole raccomandate nei vari reparti”.

La lettera però è anche una esortazione al medesimo Piersilvio perché si svegli e si faccia sotto, prenda davvero lo scettro in mano e salvi l’azienda dai tribalismi particolaristici che la mungono in ogni modo. Tanto più che oggi, “finite le vacche grasse”, serve dare battaglia per conquistarsi un futuro di sviluppo anziché abbandonarsi alla consunzione e alla decadenza.
Ovviamente non sappiamo come stiano per davvero le cose, e se davvero l’avvenire di Mediaset sia quello dei Buddenbrook di Thomas Mann, che immaginava l’inevitabile declino delle imprese di famiglia. Fra l’altro noi non abbiamo mai fatto mistero di considerare quella del Biscione una avventura partitocratica e monopolistica per la fortuna di alcuni a danno dei più. Ma è stata comunque una grande impresa condotta con rara visione strategica e grande determinazione tattica, da fare invidia a Sun Tzu e alla sua “Arte della Guerra“. E se dovesse sbriciolarsi fra nostalgie dell’età d’oro, beghe burocratiche e languori di famiglia, perfino a noi resterebbe l’amaro in bocca.