Lì dove c’erano gli ulivi non ci saranno villaggi turisticiresort: è guerra alle speculazioni edilizie sui terreni colpiti dalla Xylella fastidiosa. La commissione Agricoltura dell’assemblea regionale della Puglia ha approvato l’emendamento presentato dal consigliere del Partito democratico Sergio Blasi che riscrive la legge 41/2014: per quindici anni i terreni coltivati a uliveti e colpiti dal batterio non potranno cambiare destinazione d’uso. Il testo dovrà passare in Aula, ma i numeri ci sono: a dare il via libera sia la maggioranza che il Movimento 5 Stelle. “Si tratta di una modifica che era necessaria per garantire la continuità dell’uso agricolo dei terreni soggetti a espianto”, ha detto Blasi. Che ha annunciato la prossima battaglia: “Una legge contro il divieto di reimpianto degli ulivi imposto dall’Unione europea”.

Il via libera per il ddl –  La IV Commissione presieduta da Donato Pentassuglia ha quindi approvato a maggioranza l’emendamento che riscrive il primo articolo della legge regionale. “Al fine di garantire la continuità dell’uso agricolo e della destinazione rurale – si legge nel testo – i terreni soggetti a espianto a causa della Xylella fastidiosa, per effetto della decisione di esecuzione 2014/87/EU della Commissione europea, non possono cambiare per 15 anni la tipizzazione urbanistica vigente al momento dell’espianto”. Una sola – e tassativa – eccezione: “Salvo che per la realizzazione di opere pubbliche prive di alternativa localizzativa – recita il primo articolo così modificato – e necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente”. In soldoni: opere fondamentali alle quali non ci siano alternative.

La tutela della tradizione – “Dopo il passaggio in Consiglio regionale di questo emendamento, non sarà consentito a nessuno di speculare sulla tragedia della Xylella”, ha dichiarato Blasi. Il consigliere del Pd ha posto l’accento sul ruolo di tutte le istituzioni, dalla Regione al governo. “Bisogna pensare alle risorse economiche – ha spiegato a ilfattoquotidiano.it – eppure nel Piano di Sviluppo Rurale non si fa cenno a questa emergenza. Allo stesso modo il governo deve investire nella ricerca, anche perché ogni giorno si scoprono nuovi focolai sempre più a Nord. Per fermare il Co.di.r.o (Complesso Disseccamento Rapido dell’Olivo) non abbiamo altra arma che il sapere scientifico. Tutto il resto, comprese le eradicazioni, sono misure tese a contenere – con scarsi risultati – il propagarsi della malattia, ma non a fermarla”. La nuova legge “mette nero su bianco il divieto di cambiare la destinazione d’uso di quei suoli” ha dichiarato il consigliere. E questo significa “affrontare la gravità della situazione con il fermo obiettivo di continuare a puntare sullo sviluppo agricolo e paesaggistico del Salento e della Puglia”.

La nuova battaglia – Ma Blasi ha lanciato anche un’altra sfida: “La prossima battaglia da vincere è quella sulla rimozione del divieto di reimpianto degli ulivi, imposto dall’Unione europea e giustamente contestato dagli olivicoltori salentini”. Il consigliere regionale promotore dell’emendamento si è già schierato con i produttori che contestano al ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina di non essersi imposto di fronte ai diktat di Bruxelles. E il piano Silletti? “Trovo francamente incomprensibile – è la posizione di Blasi – eradicare piante sane, solo perché si trovano nel raggio di cento metri da quelle infette. La Comunità europea dovrebbe ricordare di non aver saputo evitare con le esportazioni che si arrivasse a questa situazione e dovrebbe tener presente che l’Italia è vittima nella vicenda Xylella. Poi si può discutere sui ritardi, che pure ci sono stati”.

Le teorie del complotto Leggi, divieti e piani d’emergenza da un lato. Gasdotto tap, proteste, e metanodotto Snam dall’altro. In questi mesi l’emergenza Xylella si è intrecciata con altre annose questioni. C’è chi, come il Comitato No Tap, bolla come “una strana coincidenza” il fatto che i focolai di Xylella siano sul tracciato del gasdotto Snam (che dovrebbe collegare il Tap di Melendugno allo snodo di Mesagne, in provincia di Brindisi) e c’è anche chi pensa che la modifica alla legge sia l’ennesimo tentativo di ostacolare la costruzione del gasdotto Tap.

“Non sono per le teorie del complotto – ha dichiarato Blasi – mi baso sulla scienza. Posso dire che l’emendamento ha avuto lo scopo di evitare speculazioni e non di bloccare questa o quell’opera”. Eppure secondo Blasi l’Italia ha due diverse velocità quando si tratta di imporsi a livello comunitario. “Mi chiedo cosa impedisca di far arrivare quel tubo sotto la centrale di Cerano – ha spiegato – dove si potrebbe iniziare a utilizzare il gas invece del carbone. In questo modo non si trae alcun beneficio”. Il risultato? “Non si capisce per quale ragione dobbiamo rispettare la direttiva europea sul divieto di reimpianto e non dobbiamo seguire quella che chiede l’avvio di un processo di decarbonizzazione”.