Una copertina non gradita su Tayyip Recep Erdogan. Per questo il direttore e il caporedattore centrale della rivista “Nokta” sono stati arrestati per “istigazione a delinquere ed eversione”. Nella provincia di Smirne, invece, sono state arrestate 35 persone, fra alti burocrati e funzionari di polizia, in quanto sostenitori del religioso musulmano Fethullah Gulen, avversario di del presidente: l’accusa è di spionaggio militare. Le due operazioni sono avvenute a poche ore dalle elezioni politiche di domenica 1° novembre che hanno ridato allo stesso Erdogan la maggioranza assoluta in parlamento.

Il caso “Nokta” è nato per la copertina uscita ieri in cui si vede una foto del presidente e il titolo: “Lunedì 2 novembre: l’inizio della guerra civile turca”. Le copie del numero incriminato sono anche state ritirate da tutte le edicole. Non è tuttavia la prima volta che la rivista viene prese di mira dalle autorità turche: l’ultima volta il 14 settembre quando la rivista era stata accusata di “offese al presidente” e “propaganda terroristica”.

Ma quello di Nokta è solo l’ultimo di una lunga serie di casi censura subita dai media turchi nelle ultime settimane. Il 28 ottobre la polizia turca ha fatto irruzione nella sede del gruppo editoriale Ipek a Istanbul e ha preso il controllo, in diretta tv, della regia dei due canali di opposizione Bugun Tv e Kanalturk. La settimana scorsa, il gruppo editoriale era stato commissariato da un tribunale turco. Oggi 58 giornalisti del gruppo, considerati anti-Erdogan, sono stati licenziati.

E, dopo la denuncia dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (Osce) per la mancanza di libertà di stampa durante la campagna elettorale, anche gli Usa hanno espresso preoccupazione per la situazione del giornalismo turco: “I media e i singoli giornalisti critici verso il governo di Ankara – riferisce la Casa Bianca – sono stati oggetto di pressioni e intimidazioni durante la campagna elettorale turca, presumibilmente in modo calcolato per indebolire l’opposizione politica”.