Dal diritto di accesso alla neutralità della Rete. Dalla tutela dei dati personali a quella dell’inviolabilità dei sistemi, dei dispositivi e dei domicili informatici. Toccando anche i delicati temi della protezione dell’anonimato e del diritto all’oblio. Ci sono volute 12 sedute e 46 audizioni di operatori del settore, esperti, rappresentanti delle istituzioni e associazioni di categoria. E sulla prima bozza si è tenuta persino una consultazione pubblica che, in cinque mesi, ha registrato 14.099 accessi alla piattaforma e 587 opinioni espresse. Un lavoro che, il 28 luglio scorso, si è concluso con il via libera alla “Dichiarazione dei diritti in Internet”  della commissione costituita e insediata a Montecitorio proprio allo scopo di redigerla. Un documento di cui la Camera si occupa oggi, quando si aprirà la discussione generale sulla mozione (primo firmatario Stefano Quintarelli di Scelta civica ma sostenuta da tutti i gruppi parlamentari) che impegna il governo ad attivare ogni iniziativa utile “per la promozione e l’adozione a livello nazionale, europeo e internazionale” dei principi enunciati nella dichiarazione. E a sostenere “un percorso che porti alla costituzione della comunità italiana per la governance della rete definendo compiti e obiettivi in una logica mutistakeholder”. Cioè coinvolgendo più portatori di interessi diversi.

LIBERI TUTTI – Ma cosa prevede nello specifico il testo licenziato dalla commissione sui diritti e i doveri in Internet? Il preambolo ne sintetizza gli obiettivi: “Pieno riconoscimento di libertà, eguaglianza, dignità e diversità di ogni persona”. Diritti che costituiscono la “condizione necessaria perché sia assicurato il funzionamento democratico delle Istituzioni, e perché si eviti il prevalere di poteri pubblici e privati che possano portare ad una società della sorveglianza, del controllo e della selezione sociale”. Finalità perseguite dai 14 articoli che compongono la Dichiarazione. Il primo (Riconoscimento e garanzia dei diritti) estende ad Internet “i diritti fondamentali di ogni persona riconosciuti dalla Dichiarazione universale dei diritti umani delle Nazioni Unite, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dalle costituzioni nazionali e dalle dichiarazioni internazionali in materia”. Tra i quali il documento riconduce anche l’accesso ad Internet come “diritto fondamentale della persona e condizione per il suo pieno sviluppo individuale e sociale” riconosciuto ad ogni persona “in condizioni di parità”. Affidando alle istituzioni “i necessari interventi per il superamento di ogni forma di divario digitale”, a cominciare da quelli determinati “dal genere, dalle condizioni economiche oltre che da situazioni di vulnerabilità personale e disabilità”. La Rete deve essere neutrale: le informazioni trasmesse e ricevute in Internet non devono subire “discriminazioni, restrizioni o interferenze in relazione al mittente, ricevente, tipo o contenuto dei dati, dispositivo utilizzato, applicazioni o, in generale, legittime scelte delle persone”.

SENZA CENSURE – Altro tema centrale, affrontato nella Dichiarazione, è quello della tutela dei dati personali. Attraverso il “diritto alla protezione dei dati” per garantire il rispetto della dignità, identità e riservatezza della persona. Che può “accedere ai dati raccolti che la riguardano” ed eventualmente “ottenerne la rettifica e la cancellazione per motivi legittimi”. Tutti hanno inoltre diritto “alla rappresentazione integrale e aggiornata” della propria identità in Rete, che “non può essere sottratta all’intervento e alla conoscenza dell’interessato”. Entra nella Dichiarazione anche la questione della protezione dell’anonimato. Che si realizza attraverso l’accesso alla Rete “usando strumenti di natura tecnica” che “evitino la raccolta di dati personali, in particolare per esercitare le libertà civili e politiche senza subire discriminazioni o censure”. Possibili limitazioni sono consentite solo se “giustificate dall’esigenza di tutelare rilevanti interessi pubblici e risultino necessarie, proporzionate, fondate sulla legge e nel rispetto dei caratteri propri di una società democratica”. Tema delicato, per non dire spinoso, è poi quello del diritto all’oblio. “Ogni persona – si legge all’articolo 11 – ha diritto di ottenere la cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei riferimenti ad informazioni che, per il loro contenuto o per il tempo trascorso dal momento della loro raccolta, non abbiano più rilevanza pubblica”. Ma tale diritto “non può limitare la libertà di ricerca e il diritto dell’opinione pubblica a essere informata, che costituiscono condizioni necessarie per il funzionamento di una società democratica”. Non solo: “Può essere esercitato dalle persone note o alle quali sono affidate funzioni pubbliche solo se i dati che le riguardano non hanno alcun rilievo in relazione all’attività svolta o alle funzioni pubbliche esercitate”. Qualora la richiesta di cancellazione dagli indici dei motori di ricerca dei dati sia stata accolta, “chiunque può impugnare la decisione davanti all’autorità giudiziaria per garantire l’interesse pubblico all’informazione”.

OPERAZIONE TRASPARENZA – La sicurezza in Rete deve essere garantita “come interesse pubblico” e “non sono ammesse limitazioni della libertà di manifestazione del pensiero”. Deve, però, essere garantita “la tutela della dignità delle persone da abusi connessi a comportamenti quali l’incitamento all’odio, alla discriminazione e alla violenza”. Infine, la questione del governo della Rete. La cui gestione “deve assicurare il rispetto del principio di trasparenza, la responsabilità delle decisioni, l’accessibilità alle informazioni pubbliche, la rappresentanza dei soggetti interessati”. Per questo “la costituzione di autorità nazionali e sovranazionali è indispensabile per garantire effettivamente il rispetto dei criteri indicati, anche attraverso una valutazione di conformità delle nuove norme ai princìpi di questa Dichiarazione”.
Twitter: @Antonio_Pitoni