I fan più fedeli la chiamano la “regina del deserto” e chi ne possiede una la custodisce gelosamente. È la Honda XRV 750, meglio nota come Africa Twin, un nome che rimanda direttamente alle quattro Parigi-Dakar vinte consecutivamente tra il 1986 e il 1989, che l’hanno resa un mito. Twin, invece, si riferisce al suo motore, un bicilindrico a V di 60° da 60 CV che muove con molta agilità i circa 200 kg di massa a vuoto. Una moto rimasta in produzione dal 1988 al 2003, prima di lasciare “orfani” una vasta schiera di motociclisti stregati da caratteristiche come versatilità, affidabilità, capacità di carico, facilità, comfort e piacere di guida. Ma ora, quella che per tanti era la “moto perfetta” è ritornata, mantenendo il nome e salendo di cilindrata fino a un litro, senza tuttavia rinnegare il mix di caratteristiche tecniche che l’hanno resa famosa.

Infatti, i cavalli del bicilindrico (parallelo, stavolta) sono aumentati solo fino a 95 – niente in confronto a certe potenze da superbike della concorrenza – ma il peso è rimasto nell’intorno dei 200 kg (208 nella versione base). Se per vedere la nuova Africa Twin ci sono voluti più di 12 anni, alla sua concorrente per eccellenza, la Yamaha Super Ténéré, non è andata tanto meglio. Prodotta anch’essa fino al 1996 e poi caduta nell’oblio, è stata sostituita dalla Super Ténéré 1200 nel 2010, una moto che però finora non si è nemmeno avvicinata al successo dell’antenata. Del resto non è una novità che le Case giapponesi facciano, a volte, delle scelte poco comprensibili; rimanendo in casa Yamaha, anche la TDM, che nel 1991 aveva inventato il concetto di crossover, è stata messa in un angolo dal 2002 al 2013, proprio mentre questo tipo di moto saliva nelle preferenze dei motociclisti europei.

Comunque siano andate le cose, la Africa Twin era una crossover già nel 1990 e la nuova del 2015 è fedele a quello stesso concetto. Servono 12.400 euro per portarsela a casa in versione base, senza Abs e controllo di trazione che sono prerogativa del modello intermedio, mentre al top della gamma c’è quella col cambio a doppia frizione DCT (una esclusiva Honda). La linea è bella e moderna, ma richiama al tempo stesso l’originale e i tre capisaldi del progetto – elevate performance in fuoristrada, grande comfort sulle lunghe distanze e agilità nell’uso quotidiano – lasciano ben sperare. Quanto all’anima africana, i componenti prima qualità – freni Nissin e sospensioni Showa regolabili – il serbatoio da 18,8 litri e le gomme da 21 pollici all’anteriore e da 18 al posteriore (le misure classiche dell’enduro vero), suggeriscono di montare un paio di borse e partire, magari andando oltre il solito bar.

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