Sono passati soltanto una ventina di giorni da quando Jack Dorsey è tornato a ricoprire la posizione di CEO di Twitter, un tempo tanto breve quanto sufficiente per costringere l’amministratore delegato a prendere alcune decisioni controverse. Circa due settimane fa, considerata la fase di stallo in cui si trova l’azienda, aveva infatti ideato e attuato un programma di licenziamenti che coinvolgeva 336 dipendenti – l’8% delle persone assunte dall’azienda – per cercare di rendere il suo team di programmatori “più piccolo e veloce”. Una decisione che aveva generato non poche perplessità sulle sorti del social network, già immerso in un profondo processo di ristrutturazione. Dorsey ha provato a rimediare annunciando una corposa donazione ai dipendenti.

“Donerò circa un terzo delle mie azioni di Twitter. È una cifra che corrisponde all’1% dell’intera società e sarà reinvestita sul nostro personale. Preferisco avere una piccola parte di qualcosa di grande che una parte grande di qualcosa di piccolo”, ha spiegato l’amministratore delegato con alcuni tweet. Considerando che Dorsey possiede circa 22 milioni di azioni, e che la terza parte di queste corrisponde a 7 milioni, secondo gli attuali tassi di mercato, la donazione dovrebbe aggirarsi intorno ai 200 milioni di dollari.

Si tratta di una somma che probabilmente sarà utilizzata per incentivare nuove assunzioni o per distribuire alcuni bonus. Il numero uno della compagnia aveva già cominciato a fare dei passi indietro qualche giorno fa, durante l’annuale conferenza “Flight”, aveva chiesto scusa agli sviluppatori: “Loro lavorano con noi dal primo giorno e hanno permesso la nostra espansione nel mondo. Il rapporto tra Twitter e gli sviluppatori è diventato nel tempo un po’ complicato, e imprevedibile. Oggi, per prima cosa, ci scusiamo per la confusione che abbiamo fatto.”

Non è la prima volta che Jack Dorsey decide di donare parte delle proprie azioni. La scorsa settimana aveva donato circa il 20% delle azioni di Square, altra società di cui è amministratore delegato, con scopi umanitari. Tramite l’associazione Start Small Foundation, di cui è fondatore, cercherà infatti di aiutare gli artisti e i creativi delle comunità più povere.