“Negli ultimi mesi la situazione era diventata molto tesa. Infatti a causa del cambio generazionale ai vertici dell’azienda si erano creati screzi con la famiglia del fratello e addirittura mi diceva di avere paura per i propri figli“. Sono le 8 e 30 del 9 ottobre scorso. La signora Irene Zubani si presenta alla stazione dei carabinieri di Tavernole sul Mella. Vuole denunciare la scomparsa di suo marito, l’imprenditore Mario Bozzoli, proprietario della fonderia di famiglia di Marcheno, provincia di Brescia, di cui non ha più nessuna notizia dalla sera precedente. E’ preoccupata, ma lucida nel descrivere quei rapporti difficili e quel timore che Mario viveva nei confronti dell’altro titolare della fonderia, il fratello Adelio che in un’intervista al Giornale di Brescia ammette che ci siano stati screzi come “capita in tutte le famiglie” ma di essere “innocente”. Poi riporta un particolare inquietante raccontato dagli stessi operai: nelle stesse ore in cui Bozzoli svaniva nel nulla, nel locale dei forni c’è stata una fumata anomala.

L’ultima telefonata e la fumata anomala dai forni
Il verbale si apre con le parole della signora Zubani che ripercorre le ore in cui ha sentito per l’ultima volta il marito. “Mi cambio e arrivo”, dice Bozzoli alle 19 e 11 dell’8 ottobre. Avevano deciso di andare a cena in un ristorante a Padenghe sul Garda. Ma passa un’ora e mezza e Bozzoli non si presenta né si fa sentire. Strano per un “abitudinario” come lui, che “non fa una cosa se prima non ci chiama, sia a me che ai familiari”. La signora è molto preoccupata per quel silenzio. E alle 23 insieme al figlio Claudio decide di andare in ditta per cercarlo. Alcuni operai le raccontano di aver visto il capo verso le 19 e 15 mentre andava verso le docce. Poi più niente. Di sicuro, è convinta la donna, non è mai uscito dall’azienda. Un’ipotesi adesso confermata anche dalla Procura di Brescia e dai carabinieri guidati dal colonnello Giuseppe Spina. Lo dicono le chiavi della sua Porsche ancora poggiate sopra l’armadietto e i vestiti con cui si sarebbe dovuto cambiare piegati all’interno. Nell’azienda intanto arrivano altri familiari, le ricerche continuano fino all’una di notte. Ma di Bozzoli nessuna traccia. C’è però un particolare inquietante che la Zubani mette a verbale: “Gli operai dicevano di aver riavviato un sistema che era andato in errore e aveva causato una fumata dal locale dei forni“. “Una fumata anomala sarebbe frutto di una reazione chimica”, spiega il procuratore Tommaso Buonanno. Sugli stessi forni si sono concentrate le indagini dei carabinieri che indagano sulla morte dell’operaio responsabile di quel settore, Giuseppe Ghirardini, scomparso sei giorni dopo la sparizione di Bozzoli e trovato cadavere domenica 18 ottobre nei boschi sopra Ponte di Legno.

“Sospetti sui nipoti. Aveva timore del fratello”
La signora racconta poi del clima teso che da tempo si respirava alla Bozzoli. “Dove il fratello vietava agli operai di parlare con mio marito, di fatto ostracizzando e facendo valere maggiormente il suo cinquanta per cento”. Una situazione che Mario “vedeva come un affronto alla sua dignità” e di cui “non parlava volentieri in giro”. Si vergognava – ammette la signora Zubani – anche se “ultimamente, nel tornare a casa, diceva sempre che un giorno o l’altro avrebbe fatto una denuncia, ma non ha mai detto per cosa”. A peggiorare tutto, anche i sospetti che Bozzoli nutriva verso i nipoti. “Che a suo dire, probabilmente portavano via del materiale della ditta, per, magari, rivenderlo e finanziare la loro nuova fonderia di Bedizzole”. Quello che emerge dalle parole della Zubani appare dunque come un ambiente nemico per Mario Bozzoli: “Sono state molte le cose fatte a mio marito, dal compenso amministratori non pagato nel 2014 alle accuse di aizzare gli operai contro i nipoti, tanto da aver paura che un giorno, recandosi in azienda, non sarebbe più riuscito ad aprire il cancello per andare al lavoro”. “Viveva in una situazione di costante timore nei confronti del fratello, in quanto sembrava che in ambito lavorativo gli stessero facendo del mobbing“. Il verbale si chiude con le ultime parole che Bozzoli confida alla moglie Irene: “Aveva detto più volte che qui a Marcheno non stava più bene”.