Ripubblicizzare l’acqua si può, e a Reggio Emilia “l’opportunità è a portata di mano”. Parola di Stefano Rodotà, che si unisce all’appello del comitato Acqua bene comune nella battaglia per dare seguito all’esito del referendum del 2011 che nella città emiliana aveva tracciato il cammino verso un servizio idrico pubblico. “Reggio Emilia è un terreno che può dimostrare che si rispetta la volontà referendaria e si dà attuazione alla Costituzione”, ha detto il professore in un videomessaggio a sostegno dei gruppi che dai tempi del referendum lottano per uscire dal controllo privato. Rodotà all’inizio del video parla del caso di Reggio Emilia come di un esempio che “aiuta a smontare tante strumentalizzazioni di questo periodo contro la ripubblicizzazione dell’acqua”. Il costituzionalista cita una gestione privata che non ha dato effetti di massima efficienza e di investimento, e quindi gli studi di fattibilità che dimostrano invece che “si può ripubblicizzare per dare un servizio più efficiente ai cittadini e per fare quello che i cittadini hanno voluto che accadesse, con 26 milioni di persone che hanno votato per restituire ai comuni il potere di gestire il servizio idrico con il referendum del 2011”.

Il messaggio di Rodotà arriva in un momento in cui in terra emiliana si sta decidendo il futuro dei prossimi 25 anni di servizio, ora in mano alla multiutility Iren. Il comitato Acqua bene comune vuole riportare la discussione in consiglio comunale a Reggio Emilia e per questo con il sostegno di Rodotà ha lanciato una raccolta firme per una mozione di iniziativa popolare. Ne servono solo 300 per far tornare il tema sui banchi della sala del Tricolore e fare pressioni sulle forze politiche che stanno analizzando la questione per riaprire la discussione sulla società pubblica e soprattutto il confronto con la cittadinanza. Alcuni amministratori come il sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, nonostante le promesse in campagna elettorale, sembrano avere accantonato l’idea dell’acqua pubblica a causa delle incertezze sulla sostenibilità economica dell’iniziativa e dei limiti imposti dalla legge di stabilità. Ma secondo i comitati referendari non ci sono prove di questo, né sono stati richiesti accertamenti alla Corte dei conti o al ministero su quale impatto potrebbe avere l’operazione per le casse degli enti locali. Anche Rodotà riconosce i tentativi di ostacolare una gestione diretta, che tuttavia crede fattibile. “Oggi l’opportunità è a portata di mano – spiega sempre il professore nel suo videomessaggio – e si presenta come più efficiente e vantaggiosa per cittadini, malgrado i tentativi fatti nell’ultimo periodo di aggirare il risultato del referendum introducendo in molte leggi dei paletti che rendono più faticoso e difficile l’intervento dei Comuni. Ma questa è un’operazione che è possibile fare”.

Per ora la discussione è soprattutto un affare di partito. Il Pd prima dell’estate in un direttivo aveva bocciato lo studio di fattibilità per l’operazione di passaggio al pubblico, ma l’assemblea dei sindaci della Provincia si dovrà esprimere entro la fine dell’anno e alcuni Comuni si stanno “ribellando” al diktat. Casalgrande, Novellara, Albinea, Cavriago sono solo i primi che con i loro sindaci stanno cercando di riaprire un dibattito all’interno del partito. Se però entro la fine dell’anno non si arriverà a una scelta, sarà la Regione a decidere, e a quel punto una nuova gara, che è quello che il fronte dell’acqua pubblica vuole scongiurare, sarebbe inevitabile.

A supportare la mozione del comitato Acqua bene comune ci sono il Movimento 5 stelle e la lista civica Magenta, ma anche da Sel ci sono segnali di apertura, visto che pochi giorni fa il vice sindaco di Reggio Matteo Sassi aveva annunciato che, in caso di un fallimento sul percorso della ripubblicizzazione, avrebbe fatto un passo indietro. Il Pd è invece spaccato, con l’assessore Mirko Tutino, che aveva tenuto a battesimo il progetto di una società pubblica per il servizio, che continua a sostenere che la ripubblicizzazione è una strada percorribile, a dispetto della sua stessa giunta. “Credo sia evidente – ha detto in un intervento alla Gazzetta di Reggio – che una componente del Partito democratico sia apertamente contraria a qualsiasi forma di ripubblicizzazione. Se lo avessimo saputo 18 mesi fa ci saremmo risparmiati molti mal di pancia, discussioni e difficoltà”. Anche per questo, spiegano dal comitato, l’obiettivo è riportare il dibattito in pubblico, con i cittadini e tra le istituzioni: “Chiediamo il ritorno a uno strumento di democrazia diretta – conclude Emiliano Codeluppi del comitato Acqua bene comune – perché un percorso cominciato con il coinvolgimento dei cittadini non può finire con una decisione presa all’interno dei partiti, ma deve essere almeno esplicitata nelle sedi istituzionali”.