Ha indossato un maglietta dei No Tav durante il suo lavoro in carcere “Lorusso e Cotugno” di Torino. Un altro giorno, invece, uscendo dal penitenziario, c’era un presidio di autonomi che aspettava l’uscita di militanti scarcerati e si è avvicinata per salutare una sua amica. A quei militanti, inoltre, l’educatrice aveva espresso solidarietà via Facebook. Per queste ragioni il 30 settembre Angela Giordano è stata tenuta fuori dal carcere con l’impossibilità di continuare il suo lavoro al servizio dei detenuti tossicodipendenti. Ora la questione è al vaglio del ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha ottenuto dal Dipartimento per l’amministrazione penitenziaria i documenti sulla vicenda.

Pochi giorni dopo l’assoluzione di Erri De Luca, fa scalpore la decisione di Domenico Minervini, direttore della casa circondariale torinese che ha deciso di revocare il permesso di ingresso in carcere all’educatrice vicina al movimento No Tav. “Avevo già subito un richiamo verbale all’inizio dell’anno dai responsabili del servizio perché non era opportuno che io indossassi quella maglietta”, racconta la donna mercoledì mattina fuori dal carcere. Quel primo avvertimento non ha fermato le sue idee politiche, manifestate sulla sua pagina di Facebook, e non le ha neanche impedito di salutare un’amica, fatti che sono stati segnalati al direttore Minervini: “A settembre, il giorno in cui alcuni militanti sono stati scarcerati, c’era un presidio ad attenderli – racconta la Giordano -. Io stavo uscendo e sono andata a salutare un’amica che non vedevo da qualche mese e che aveva appena avuto una bambina”. Un gesto normale, che però non è passato inosservato a chi controlla e a chi gestisce il carcere, a cui sono stati segnalati anche i post su Facebook. La donna si è “intrattenuta scambiando baci e abbracci con simpatizzanti dell’area anarco-insurrezionalista”, spiega Minervini nella lettera in cui motiva che l’allontanamento citando “motivi di sicurezza”.

A questa comunicazione ha risposto l’avvocato Roberto Lamacchia che assiste la donna: “Prima di arrivare alle vie legali tenterò una mediazione – spiega -. Ho già scritto delle lettere alla direzione del carcere e alla cooperativa. Se le risposte saranno negative valuteremo l’opportunità di ricorrere al Tar”. Intanto il ministro Orlando, saputa la notizia, ha chiesto al Dap informazioni sul caso e ha ottenuto una corposa documentazione con una relazione del direttore, le segnalazioni sui comportamenti dell’educatrice e il regolamento per gli esterni che operano nel penitenziario.

Adesso, senza la possibilità di lavorare, la Giordano è senza stipendio e per questo Alberto Perino, portavoce del movimento No Tav, ha annunciato l’avvio di una raccolta di denaro da destinare alla donna. Solidarietà nei suoi confronti è stata espressa anche dai consiglieri regionali del M5S che mercoledì in aula hanno indossato una maglietta col simbolo della battaglia della Val di Susa. Sul caso interverrà anche il senatore Marco Scibona, mentre il deputato Sel Giorgio Airaudo si rivolgerà a Orlando e al ministro del Lavoro Giuliano Poletti per protestare contro questa decisione “illegittima e discriminatoria perché in contrasto con quanto sancito dalla nostra Costituzione e dallo Statuto dei lavoratori”, ha dichiarato.