“Siamo certamente pronti per governare. I nomi? Saranno scelti dagli iscritti. Di Maio premier? Non è certo”. Gianroberto Casaleggio è tra i primi ad arrivare all’Autodromo di Imola. “Italia 5 Stelle” inizia con le parole del fondatore che per primo passeggia tra gli stand e ribadisce le regole della sua creatura. Beppe Grillo ha passato la serata a intrattenere gli attivisti nella serata di autofinanziamento e arriva a metà mattina. “I sondaggi ci danno in crescita? Non ne azzeccano mai una”.

Poche battute e poi i due leader corrono dietro il palco in attesa che inizino gli interventi (ore 15). La mattina è per gli attivisti: disposti in semicerchio ci sono gli stand dedicati ai gruppi di ogni singola regione. Appena dietro tre spazi per le discussioni pubbliche: sono le agorà a 5 Stelle dove sul palco si alternano parlamentari, consiglieri e militanti della prima ora.

Budget di 500mila euro, circa 390mila raccolti in rete con il crowdfunding e almeno 200mila persone attese. Il Movimento torna là dove tutto è cominciato: l’Emilia Romagna. Terra di teste calde che al M5S hanno per primi dato impulso per poi finire come gli espulsi da ultima categoria (basti uno su tutti Giovanni Favia), cerca ora di tornare in sella come patria di un Movimento che è nato sulle delusioni di militanti del Pd che fu Ds e che fu Pci. Casaleggio e Grillo partono dal centro dell’Italia che non vuole più la politica al potere per accreditare il Movimento non più solo come forza di opposizione, ma anche come forza di governo. Così nella due giorni di festa, ci sarà soprattuto lo spazio per il confronto. Sembra che qualcuno dai piani alti abbia ascoltato le critiche di un anno fa, quando il sindaco Pizzarotti e una ciurma di dissidenti chiesero che ci fossero meno interventi dal palco e più agorà. Accontentati, o almeno così sembra sulla carta, per l’edizione 2015. Poi dal primo pomeriggio iniziano i comizi dei leader più vari artisti tra cui Dario Fo ed Enrico Montesano.

Grillo scorrazza per l’Autodromo senza un programma preciso. Ma oggi più come mai conta poco. Le facce che cercano tutti sono quelle di Luigi Di Maio, Alessandro Di Battista, Roberto Fico o Paola Taverna. E chi più ne ha più ne metta. Il Movimento inizia la due giorni con l’ansia di dimostrare che fa sul serio. Se c’è stato un tempo per i Meeutp, per le assemblee allargate dove si vota anche per sapere chi farà da moderatore dell’incontro e dove tutto viene condiviso in rete o per la trasparenza dei processi a qualsiasi costo, ora il gioco è cambiato.