Gaetano Quagliariello si dimette da coordinatore nazionale del Nuovo Centrodestra. Secondo il Corriere.it, l’ex ministro delle Riforme del governo Letta e saggio di Napolitano nell’iter delle riforme istituzionali ha messo il leader del partito Angelino Alfano davanti a un buio: o Ncd esce dal governo o lui formerà un gruppo autonomo al Senato (in direzione Berlusconi). L’annuncio è tutt’altro che irrilevante e non interessa solo al piccolo elettorato del partito. Se davvero Quagliariello contasse su un numero sufficiente di senatori per formare un gruppo a Palazzo Madama (dove servono almeno 10 componenti), la maggioranza politica a sostegno del governo potrebbe andare sotto quota 161. Attualmente, infatti, il governo può contare su circa 170 voti e il gruppo Ala (quello dei 13 verdiniani), che ha votato il ddl Boschi, non è ancora ufficialmente organico all’insieme dei partiti che appoggiano Renzi.

La replica di Alfano arriva a stretto giro: “Non ho forzato nessuno per entrare in Ncd quando c’era da avere un gesto di coraggio, non trattengo nessuno. Ma se tiro una riga di quanto fatto il bilancio è molto in attivo”. Il ministro dell’Interno risponde anche nel merito delle contestazioni di Quagliariello sulla linea politica: “Siamo forza di cambiamento e autonoma, dalla parte delle nostre idee, nessuno vuole andare con il Pd e non siamo una forza di sinistra. E’ evidente che ciascuna delle ragioni date e degli obiettivi centrati è una buona ragione per andare avanti”. Dunque “ciascuno è libero di tornare indietro, noi abbiamo avuto coraggio, da quel coraggio non indietreggiamo neanche di un millimetro, perché vogliano rimettere l’Italia in carreggiata e difendere i nostri valori”. Alfano dice di voler andare avanti sulla propria linea ribadendo il no alla legge sulle unioni civili, la proposta del ponte sullo Stretto di Messina (“Farà crescere tutto il sud”) e “l’incoraggiamento” a Renzi per mantenere la volontà di togliere l’Imu con la legge di Stabilità, nonostante il pressing della minoranza del Pd. Per il momento a sostenere Alfano si sono esposti tre senatori (Bruno Mancuso, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi).

La decisione è maturata a seguito di un dissenso sulla linea politica del partito, spiegano fonti vicine al senatore all’Adnkronos. Essendo il ruolo di coordinatore un incarico fiduciario, Quagliariello intenderebbe così affrontare il dibattito interno al partito e quello pubblico che ne seguirà, senza vincoli legati alla carica. Nella lettera ad Alfano, l’ex ministro ha ribadito la sua contrarietà a una linea ritenuta troppo vicina a quella del presidente del Consiglio. Le dimissioni da coordinatore potrebbero preludere anche a una uscita di Quagliariello dal partito.

Proprio durante la seduta del Senato per il voto finale sul disegno di legge sulle riforme, Quagliariello aveva preso la parola per la dichiarazione di voto a nome di Area Popolare, usando parole che, oggi, assumono contorni più definiti: “Oggi onoriamo sostanzialmente l’impegno assunto a inizio legislatura all’atto della rielezione del presidente Napolitano, ma si chiude una fase della nostra vita politica”. La maggioranza del Pd, aveva aggiunto Quagliariello, “ha ulteriormente sbiadito la logica di coalizione privilegiando la trattativa con la propria minoranza, secondo uno schema di autosufficienza che, grazie anche all’apporto del gruppo Ala, coniuga l’unità del partito con la conquista dell’area del buon senso da delegare direttamente al leader. E’ evidente che una fase è finita e dalla conseguente riflessione non si dovrebbe sottrarre nessuno”. Subito dopo aveva twittato in polemica con il Pd sulle unioni civili (come il resto del partito, d’altronde).

Nunzia De Girolamo, la prima ad uscire da Ncd per tornare in Forza Italia, anticipa che a seguire Quagliariello saranno in tanti: “Credo che nei prossimi giorni altri daranno l’estremo saluto al progetto di Ncd che di politico ha conservato ben poco”. Il primo ad esultare non a caso è il capogruppo alla Camera di Forza Italia Renato Brunetta.