Il sindaco di Padova Massimo Bitonci ha negato la concessione di una sala comunale alla libreria “Pel di Carota” che aveva in programma una lettura pubblica di libri sulla cosiddetta teoria gender. La decisione “è molto di più di un atto politicamente scorretto, è un reato! Precisamente un abuso di potere – ha commentato infuriato Flavio Zanonato, predecessore di Bitonci – Presenterò una denuncia alla Procura della Repubblica”.

Un episodio più o meno identico era successo tra la fine di agosto e i primi di settembre, quando “Pel di Carota” è stata di fatto costretta ad annullare un’altra serata simile in programma ai Giardini della Rotonda di piazza Mazzini. Non è quindi la prima volta e sulla vicenda il sindaco ha le idee chiare: “Proprio la settimana scorsa il consiglio comunale ha approvato una mozione ben precisa che impegna il sottoscritto e la giunta a non promuovere la cosiddetta teoria gender – ha spiegato Bitonci – Non capisco il motivo per cui queste persone insistono, si cerchino uno spazio privato“.

tweet zanonato gender

Ma Flavio Zanonato, ex inquilino di Palazzo Moroni, non ha proprio mandato giù l’atteggiamento dell’attuale sindaco. L’eurodeputato si è sfogato su Facebook con un post dove accusa Bitonci di violare la Costituzione e anticipa che denuncerà lui e i dirigenti che hanno partecipato alla decisione.

“La decisione del Sindaco di revocare una sala comunale all’associazione Pel di Carota è molto di più di un atto politicamente scorretto, è un reato! Precisamente un abuso di potere. Questo comportamento criminoso contrasta in modo clamoroso con l’articolo 21 della nostra Costituzione – ha scritto Zanonato – Non spetta a Bitonci stabilire quello che si può, o non si può, dire in un incontro pubblico. Nei prossimi giorni – ha concluso – presenterò una denuncia alla Procura della Repubblica contro il Sindaco e i dirigenti che si sono prestati ad un comportamento illegale“. E nelle ultime righe del post, l’eurodeputato lancia la stoccata finale: “Suggerisco nel frattempo al Sindaco di ripulire la sua bacheca Facebook dalla montagna di frasi offensive e razziste che spesso sollecita e implicitamente condivide”.