Luigi Brugnaro è pronto a vendere Klimt e Chagall per salvare la sua città. A Venezia i debiti pesano, e la Judith II Salomè, insieme al Rabbino di Vitebsk, potrebbero finire all’asta. Il sindaco di Venezia si era detto preoccupato già in campagna elettorale ma, sulla questione del patrimonio artistico riportata dal Sole 24 Ore, in una nota ha precisato: “Non è stata decisa alcuna cessione di opere d’arte di pregio”. Nessuna smentita, quindi.

Brugnaro pensa al patto di stabilità più volte sforato, al Casinò municipale di Ca’ Vendramin che dieci anni fa portava al Comune oltre 100 milioni di euro e ora forse arriva a dieci, al “dramma incombente di non poter più finanziare neppure gli asili“. Secondo il Sole il dossier con le singole opere d’arte in vendita, per un valore di base d’asta di 400 milioni, è pronto. Ma, secondo i collaboratori del sindaco, “si tratta di opere che non hanno nulla a che vedere con la storia artistica e culturale di Venezia”: quindi nessun Canaletto e nessun Giovanni Bellini. Brugnaro è brusco, e realista: “Inutile fingere che il debito pubblico italiano non esista. Se lo tagliassimo, la ripresa potrebbe essere ben più robusta e sgraveremmo di una zavorra micidiale il futuro dei nostri figli”.

In una nota, diffusa anche su Twitter, il primo cittadino di Venezia ha voluto rispondere all’articolo del quotidiano economico: “Non è stata decisa alcuna cessione di opere d’arte di pregio. Sarà necessario procedere ad una verifica attenta e puntuale del patrimonio a disposizione, ma al momento non esiste alcun elenco. La situazione di bilancio di Venezia è nota a tutti, per cui certamente c’è la volontà di fare un approfondimento in questo senso: in mancanza di altre risorse, la necessaria salvaguardia della città potrebbe anche dover passare attraverso la rinuncia ad alcune opere d’arte cedibili perché non legate, né per soggetto né per autore, alla storia della città”.

“Penso sia solo una battuta o più comprensibilmente una mezza minaccia per chiedere più risorse al Governo – ha replicato all’Ansa Dario Franceschini, ministro dei beni e delle attività culturali – Le norme del codice Beni Culturali per evitare lo smembramento delle collezioni pubbliche e garantire la pubblica fruizione delle singole opere, chiudono il dibattito. Un dibattito che, visto dall’estero, farà altro male alla credibilità italiana”.

Un appoggio al sindaco Brugnaro arriva dal critico d’arte Vittorio Sgarbi: “Nessuno va a Venezia per vedere Klimt e dovendo scegliere fra Venezia e Klimt, è meglio che muoia Klimt. Brugnaro ha fatto benissimo, la sua idea è davvero interessante e molto logica. Non si tratta di vendere un Canaletto o un Tiziano. Si parla di opere che non sono legate alla storia di Venezia – ha detto Sgarbi all’Adnkronos – Klimt a Venezia è un corpo estraneo, il suo quadro può stare ovunque, a Parigi come a New York”. In passato il critico d’arte aveva sempre bocciato le proposte di vendere opere d’arte per fare cassa: “Fino a oggi si era sempre parlato di mettere all’asta opere minori, che nessuno comprerebbe – ha spiegato Sgarbi – Il sindaco di Venezia invece ha fatto una proposta interessante. Il quadro di Klimt varrà almeno 200 milioni e quello di Chagall almeno 80, si tratta di quadri che possono davvero risolvere i problemi di una città”.