Il sindaco di Roma Ignazio Marino ha dato le dimissioni. Anzi, per ora no. Le formalizzerà “nella giornata di lunedì 12 ottobre consegnandole nelle mani della presidente dell’Assemblea capitolina, Valeria Baglio”, si legge in una nota del Campidoglio che mette fine al rincorrersi di notizie sulla mancata consegna della lettera. Il vicesindaco Marco Causi aveva annunciato che il primo cittadino aveva formalizzato l’addio facendo scattare così i 20 giorni di cui aveva parlato mentre lasciava l’incarico (“Ho 20 giorni per ripensarci”): “La deadline per ritirarle o meno è il 29 ottobre”. Tutto questo mentre il capogruppo di Sel Gianluca Peciola sembra cambiare le carte in tavola: “Noi vogliamo andare avanti con il programma elettorale – ha scritto su Facebook – E’ giusto chiedere al sindaco un cambio di rotta, la verità, il rispetto del mandato. Altrimenti può anche confermare le sue dimissioni”. Nella giornata dell’addio, tuttavia, era stato il segretario romano di Sel Paolo Cento a chiedere tra i primi le dimissioni.

In serata Matteo Renzi ha rotto il silenzio sulle vicende capitoline, dando alle agenzie alcuni estratti della sua rubrica di posta su l’Unità: “Credo che al punto in cui eravamo non ci fossero più alternative. E dunque credo che Ignazio Marino abbia fatto bene a dimettersi”. “Come governo faremo tutto il possibile perché il Giubileo sia un successo – scrive ancora il presidente del Consiglio – del resto, quando abbiamo confermato Expo nonostante tutti ci suggerissero il contrario, non ci credeva nessuno, ma adesso i risultati parlano chiaro.Sono convinto che faremo lo stesso anche con il Giubileo”. Quindi un invito al Pd romano: “Adesso chi vuole bene a Roma la smetta con le polemiche e con le divisioni: ho fatto il sindaco e so che ai cittadini interessa che si sistemino le strade e i giardini, non le lite tra correnti”.

Marino: “Per cacciarmi mancava solo la cocaina in tasca”
Marino si prepara a guadagnare l’uscita del Campidoglio, ma annuncia fuoco e fiamme fino all’ultimo minuto e anche dopo. Mette nel mirino, in particolare, il suo stesso partito e chi “non avrebbe dovuto sostenerlo e non l’ha fatto”. E, almeno a parole, non ha più freni. Dice di non aver mai sentito, in queste ore, il segretario Matteo Renzi. Ma che, pur di cacciarlo, quelli che lo volevano fuori dal Campidoglio gli “avrebbero messo della cocaina in tasca”, dice in un’intervista alla Stampa. Intanto la partita politica è appena cominciata.

I retroscena su Marino, poi smentiti con una nota ufficiale, però vanno oltre. Raccontano di un sindaco che “l’ha presa malissimo” quando si è trovato contro anche mezza giunta e mezza maggioranza in consiglio comunale. “Cacciarmi? Se lo fate farò tutti i nomi – ha detto il sindaco uscente secondo un retroscena del Corriere della Sera – Chi del Pd mi ha proposto Mirko Coratti e Luca Odevaine (due arrestati di Mafia Capitale, ndr) come vicesindaco e come comandante dei vigili. Vi tiro giù tutti”. Sullo sfondo, tra l’altro, la pubblicazione di un libro scritto insieme a Mattia Stella, il suo ex caposegreteria, che ha lasciato l’incarico durante l’estate dopo la relazione del prefetto Franco Gabrielli sull’inchiesta Mafia Capitale. Marino ha ricordato di “avere tutto scritto nei miei quaderni” e di “avere anche degli sms di dirigenti nazionali del Pd”. Uno scenario confermato anche da un altro retroscena, di Repubblica: “Se io affondo – avrebbe detto il sindaco – li porto tutti giù con me. Nessuno si illuda: farò nomi e cognomi di chi mi ha chiesto favori, raccomandato assessori poi indagati e gente di Mafia Capitale. Ho le prove, le porterò in tv”. Ma è stato l’ultimo tentativo, subito prima di essere invitato a lasciare anche dai suoi assessori più vicini, come quello alla Legalità Alfonso Sabella. E però ora annuncia un tour in tv, dice che Odevaine gliel’ha raccomandato Walter Veltroni, che ha le schede con  tutti i favori che in due anni mi hanno chiesto consiglieri e esponenti politici.

Ma Marino smentisce tutto: “Querelo i giornali”
Marino smentisce tutto: “Leggo su alcuni quotidiani frasi che mi vengono attribuite – dice – Le smentisco. Non ho mai detto ‘ora farò i nomi’: tutto ciò è falso e sono costretto ancora una volta a procedere con le querele oltre alle richieste di danni in sede civile”. Il sindaco ha celebrato al Campidoglio il matrimonio di una coppia di amici. Ha letto una poesia di Neruda per suggellare l’amore tra Jamie e Matteo, mantenendo la promessa fatta tempo fa ai suoi due amici, ignaro di cosa fosse avvenuto. Nel giorno delle dimissioni, tra l’altro, Marino ha firmato l’assegno per riconsegnare i soldi spesi con la carta di credito in assegnazione al primo cittadino: si tratta di circa 20mila euro.

Salvini lancia la Meloni. Renzi non vuole le primarie
Intanto si respira già aria di campagna elettorale. Il segretario della Lega Nord Matteo Salvini ha spiegato che il Carroccio “correrà per la prima volta a sindaco di Roma” e che “la Meloni mi piacerebbe se si candidasse, ma non esiste una sola candidatura“. Nel Pd si è già aperto lo psicodramma sull’eventuale candidato. Roberto Giachetti, già capo di gabinetto di Rutelli per 8 anni, ha già rifiutato più volte l’offerta. In un’intervista al ilfatto.it disse: “Per fare il sindaco bisogna avere capacità. Io non mi sento all’altezza”. Ma era dicembre, quasi un anno fa. Gli altri nomi che girano vanno dall’usato sicuro come Veltroni e Rutelli fino a “tecnici” come il prefetto Franco Gabrielli (un altro che ha rifiutato), l’ad di Finmeccanica Mauro Moretti, la vicepresidente del Senato Linda Lanzillotta, addirittura, di nuovo, il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Una cosa che sembra certa è che Renzi non vuole fare le primarie (Marino trionfò prima delle amministrative 2013). Quanto al Movimento Cinque Stelle, nei giorni scorsi si sono fatti i nomi di Alessandro Di Battista e Roberta Lombardi, tuttavia le regole del movimento dicono che i parlamentari non possono interrompere il proprio mandato e che tutto dovrà passare dai consueti sistemi di scelta dei candidati.

Marino: “Scontrini? Non escluso imprecisioni degli uffici”
“Ci avevano provato con la Panda rossa, i funerali di Casamonica, la polemica sul viaggio del Papa. Se non fossero arrivati questi scontrini, prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi avrebbero messo della cocaina in tasca”. Il sindaco dimissionario si sfoga così in un’intervista alla Stampa nel giorno del suo addio al Campidoglio. Torna alle ricevute e precisa: “Io non so cosa ci hanno scritto sopra. Ho consegnato gli scontrini agli uffici, come si fa in questi casi. Non escludo che possa esserci stata qualche imprecisione da parte di chi compila i giustificativi”, e ribadisce di essere “disposto a pagare di persona le mie spese di rappresentanza di questi due anni: 19.704,36 euro. Li regalo al Campidoglio”.

“Dieci consiglieri su 19 piangevano. Renzi? Mai sentito”
Marino rivendica di aver “rotto le uova nel paniere del consociativismo politico“, ricorda che “Roma sarà parte civile nel processo di Mafia Capitale. Noi abbiamo tagliato le unghie a chi voleva mettere le mani sugli affari” e ora si augura che “chi verrà dopo di me non riporti Roma indietro”. Afferma poi che in questa vicenda nel Pd “mi hanno espresso vicinanza in due. Il ministro Graziano Delrio e Giovanni Legnini, entrambi molto avviliti per quanto accaduto”. E in Comune “10 consiglieri del Pd su 19″ piangevano. Così come Sabella che “mi ha detto di non aver mai pianto così in 35 anni”. Su Renzi dice: “Non avendo avuto l’opportunità di parlare col presidente del consiglio, non ho potuto conoscere qual è il suo giudizio”. Nessuna minaccia – aggiunge – dietro la puntualizzazione di avere 20 giorni per ritirare le dimissioni: “Prendo atto che Pd e Sel, due partiti della maggioranza, hanno chiesto le mie dimissioni. E un chirurgo non può restare in sala operatoria senza il suo team”. Ora “la decisione non è più nelle mie mani. E io sono l’ultima persona al mondo che vuole occupare una poltrona”.

Orfini: “Ho tentato di salvarlo, ma ha fatto troppi errori”
In realtà Marino è caduto perché anche l’ultimo pezzo del Pd lo ha lasciato. Ai vertici del partito nazionale, per esempio, il suo garante in questi mesi è stato il presidente Matteo Orfini. Che però ora dice: “Anche alla luce di quanto emerso in questi giorni, il capitolo è chiuso. Avevamo il dovere di voltare pagina” e “lo dice chi più di tutti ha cercato di rilanciare l’azione dell’amministrazione”. Intervistato da Repubblica, Orfini sbarra la strada ad ogni ripensamento sulle dimissioni del sindaco di Roma Marino: “Tra venti giorni ci sarà il commissario”. E precisa: “Nessuno ha voluto la sua testa. È finita perché si è rotto il rapporto con la città”. “Prima di interrompere un’esperienza votata dagli elettori – afferma – si doveva tentare di tutto. Ma di fronte agli errori commessi, emersi anche in queste ore, non si poteva più andare avanti”. Orfini rimarca che, al di là della vicenda degli scontrini sui quali “le valutazioni le farà la magistratura, il suo errore è tutto in quello slogan elettorale: ‘Non è politica, è Roma‘. Questo è mancato, un progetto di città. È mancata la politica”. “Il Pd – dice – ha fatto il possibile, ora risolverà rapidamente i problemi della città. In tempo per il Giubileo. Roma si trova nella stessa situazione di Milano prima dell’Expo: replicheremo quel miracolo. Di questo si parlerà tra sei mesi”. Quindi afferma che per le elezioni “non abbiamo timori. Cambieremo i sondaggi. E il giorno dopo il voto la destra e i grillini commenteranno la loro sconfitta”.

Sabella: “Stavamo riportando legalità, caduti su bottiglia di vino”
La delusione e l’amarezza sono anche dell’assessore alla Legalità del Comune Alfonso Sabella, uno di coloro che è rimasto al fianco di Marino e che però viene dato nella rosa di chi potrebbe fare il commissario, ma serve essere “o un prefetto in servizio o un magistrato in quiescenza: io, da quando sono in Campidoglio, sono invecchiato di una decina d’anni ma non sono ancora in quiescenza”. “Stavamo facendo qualcosa di importante in questa città – dice il magistrato in un’intervista al Corriere della Sera – stavamo riportando il rispetto delle regole e la legalità, e tutto rischia di andare in malora per una bottiglia di vino da 55 euro”. “Di fronte all’assalto mediatico – spiega – l’unica possibilità sarebbe stata rispondere e dimostrare al millesimo la correttezza di ogni spesa. Stiamo parlando di circa 9mila euro di ricevute contestabili in teoria, su un totale di 19.704,36 euro; cifre esigue, anche perché, con tutto il rispetto, di quanto hanno speso gli altri sindaci non sappiamo nulla. Ma non sarò io a nascondere la gravità dei reati ipotizzabili. Purtroppo, per fatti da cui sono trascorsi anche due anni, questa dimostrazione al millesimo non era possibile”. “Questo – aggiunge – imputo a Ignazio: la leggerezza sua o del suo staff nel creare una situazione simile. Io non credo che il sindaco abbia rubato o mentito intenzionalmente; credo che abbia fatto un po’ di confusione, anche perché la scelta di mettere a disposizione gli scontrini è stata sua, e purtroppo ora la stiamo pagando a caro prezzo”.