Yara Gambirasio è stata colpita “con una lama molto affilata, da vestita” sia al corpo che alla gola. Ferite che le sono state procurate nel campo di Chignolo d’Isola (Bergamo), dove è stata ritrovata morta il 26 febbraio 2011, tre mesi dopo la sua scomparsa. La 13enne è deceduta lì “intorno alla mezzanotte” di quello stesso giorno e comunque “non oltre le primissime ore del giorno successivo”. Nella “mano destra stringeva arbusti” tipici di quella zona, e sotto le unghie e perfino “nel braccialettino di stoffa che portava” risultavano “attaccate spine di quel campo”. A provocare la morte sono stati il sanguinamento delle ferite e di alcune lesioni al capo – comunque “non mortali” – e dell’ipotermia.

L’anatomopatologa Cristina Cattaneo, consulente della Procura che ha eseguito l’ispezione esterna e poi l’autopsia sul corpo della giovane, è stata sentita dalla Corte d’Assise di Bergamo nel corso del processo a Massimo Bossetti, unico imputato per l’omicidio. A seguito della richiesta del pm Letizia Ruggeri, la presidente della Corte Antonella Bertoja ha deciso di fare uscire il pubblico dall’aula poco prima che venissero proiettate alcune diapositive, definite troppo crude, del corpo straziato della giovane.

Videosorveglianza al cimitero di Brembate – A chiedere che l’udienza si svolgesse a porte chiuse sono stati gli avvocati di parte civile della famiglia Gambirasio e sia il pm Letizia Ruggeri sia i difensori di Massimo Bossetti si sono rimessi alla decisione dei legali dei Gambirasio. Sin dall’inizio del processo non sono state ammesse in aula telecamere né altri mezzi che potessero riprendere o fotografare lo svolgimento dell’udienza. Ai fini delle indagini, la procura di Bergamo – scrive il Corriere della Sera – aveva deciso di installare una telecamera nel cimitero di Brembate di Sopra da fine maggio 2011 per filmare chiunque volesse visitare la tomba di Yara. Nessuno ha avuto atteggiamenti che potessero insospettire i pm, prosegue il Corriere, e nelle immagini non è mai comparso Bossetti. La telecamera è stata smontata tre anni dopo, quando il muratore è stato arrestato.

“Chi ha ferito Yara col coltello ha mostrato incertezze”Cattaneo ha parlato di ferite da “armi da taglio” delle quali una sola “di punta e taglio” sotto la mandibola, e tutte presumibilmente causate da un coltello. Che, però, è stato maneggiato da qualcuno che mostrato incertezze e “cincischiamenti” nel ferirla e non ha inferto colpi fatali. “Con ogni probabilità”, ha spiegato la consulente, “Yara è stata colpita con una lama molto affilata, da vestita” sia al corpo che alla gola. E “c’è un taglio che va da lato a lato della gola, che sfiora la trachea senza reciderla”. Le ferite “anche profonde” che la ragazza presentava soprattutto alle gambe, ma anche alla gola” ha detto in aula l’anatomopatologa, “hanno prodotto sanguinamento e dolore” ma non ne hanno causato la morte. La ragazza, poi, “aveva un trauma cranico – ha aggiunto – ma non sappiamo se fosse in corso un’emorragia cerebrale“. Inoltre “presentava piccole ulcere gastriche e aveva un’alterazione dei valori di acetone nei tessuti“: tutti elementi che fanno pensare ad una morte per assideramento avvenuta nella notte successiva al rapimento. Dalle analisi effettuate sul suo corpo, infine, non sono emersi segni di violenza sessuale anche se i tagli, più superficiali, inferti al tronco, fanno pensare che l’aggressore abbia sollevato i vestiti della 13enne.

“Sul corpo tracce di materiali usati nell’edilizia” – Sul corpo, gli indumenti e le microsfere delle scarpe sono state ritrovate tracce di calce e di materiali riconducibili all’edilizia. “Abbiamo fatto un centinaio di campionamenti in tutti i luoghi frequentati dalla vittima – ha spiegato – in nessun caso è stato riscontrato lo stesso tipo di calce rinvenuto su Yara. Ci siamo chiesti se quelle tracce di calce siano finite lì per contatto con un’altra persona o per permanenza in un determinato posto. Riteniamo sia più probabile la seconda ipotesi”.

“Nel suo stomaco tracce di cibo” – L’adolescente, in base agli accertamenti effettuati dalla dottoressa Cattaneo, “è morta intorno alla mezzanotte del 26 novembre 2010”, il giorno in cui è stata rapita all’uscita della palestra di Brembate di Sopra (Bergamo), “e non oltre le primissime ore del giorno successivo”, ha aggiunto Cattaneo. Lo prova “il contenuto gastrico” della 13enne, che aveva ancora “tracce di bucce di piselli, amidi e fibre di carne” nello stomaco quando è stata ritrovata. Elementi compatibili con il pasto che la madre ricordava di aver preparato per il pranzo, che Yara e i fratelli avevano consumato al ritorno da scuola, intorno alle 14. E il processo di digestione, a causa di un “forte stress”, scrive il Corriere riportando le parole di Cattaneo “potrebbe essere stato più lungo. Negli organi – prosegue il quotidiano – è stato trovata un’alta concentrazione di acetone. Spesso è prodotta da condizioni di forte stress biologico, che in questo caso potrebbe essere ricondotto a uno stato di ipotermia, probabile causa finale del decesso”. Il corpo “molto probabilmente in quel campo è rimasto per molto tempo”, “almeno due o tre mesi”. Un periodo compatibile con le ricerche della ragazzina.

“Nella mano stringeva arbusti tipici della zona” – A provare che Yara è stata uccisa nel campo di Chignolo d’Isola sono gli arbusti ritrovati nella sua mano destra. “La vittima è stata ferita nel campo di Chignolo – ha spiegato Cattaneo – Nella mano destra stringeva arbusti di quella zona e al suo corpo, o ai suoi vestiti”, sotto le unghie e perfino “nel braccialettino di stoffa che portava” risultavano “attaccate spine tipiche di quel campo. E anche alla base delle ferite – ha aggiunto – abbiamo rilevato elementi botanici da collocare in quel luogo, probabilmente non trasportabili”.