“La nuova versione del ddl sulle unioni civili è una inaccettabile forzatura di cui non comprendo il senso. Il Partito democratico, avallandola, sta sprecando l’occasione di fare insieme una buona legge”. Il presidente dei deputati di Area popolare Maurizio Lupi critica il nuovo testo del ddl Cirinnà, sul quale il Pd e la sua anima cattolica hanno trovato un’intesa. L’obiettivo dei dem è di accelerare e di incardinare il disegno di legge in aula “assolutamente entro il 14 ottobre”. Nell’ultima versione, il riferimento al matrimonio scompare, sostituito dalla formula “formazioni sociali”, richiamata nella famosa sentenza della Corte di Cassazione in tema di unioni civili. Ma rimane la stepchild adoption, ovvero la possibilità di adottare il figlio naturale del convivente. Una delle parti più criticate da Ncd. “Non c’è stato nessun arretramento nelle nostre posizioni – assicura un esponente del Pd della Commissione Giustizia – ma una limatura di alcune previsioni per arrivare a ricompattare il partito”. Punto peraltro ribadito anche dalla relatrice Monica Cirinnà: “Nessun passo indietro sul riconoscimento dei diritti sociali”. Ma secondo Lupi “introdurre tensioni nella maggioranza continuando ad alzare asticelle divisive non è un buon servizio né al governo né al Paese”. 

Contrario al testo anche il presidente della Commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi, secondo cui la nuova versione “riproduce sostanzialmente l’originaria impostazione del riconoscimento della genitorialità omosessuale e dell’omologazione tra unioni civili e matrimoni, anche se riduce l’esatta sovrapposizione tra i due istituti”. “Le modifiche – aggiunge – non sono state oggetto di alcun negoziato con Ncd. Rimane il macigno divisivo della genitorialità e della legittimazione dell’utero in affitto che noi chiediamo anzi di perseguire come reato universale”. Secondo Sacconi “in queste condizioni l’iscrizione nel calendario dell’Aula senza relatore è inaccettabile perché la Commissione rimane il luogo dell’approfondimento e del confronto altrimenti negati. Sarebbe poi un errore politico introdurre tensioni nella maggioranza in una fase dedicata alla riforma costituzionale e alla manovra economica”. D’accordo invece Denis Verdini di Ala (Alleanza liberaldemocratica per le autonomie), stampella del governo nel voto sulle riforme, che si è detto pronto a votare subito le unioni civili. L’ex senatore di Forza Italia, peraltro, aveva già dichiarato la sua disponibilità a sostenere Renzi sulla riforma della giustizia e aveva definito l’Italicum “una legge straordinaria”.

“Per esprimerci aspettiamo che il Pd mantenga la sua parola”, affermano i senatori del M5S Alberto Airola ed Enrico Cappelletti, “incardinando il ddl unioni civili in Aula a partire dal 13 ottobre. Se il nuovo testo Cirinnà rispetterà, come da premesse, la sostanza delle richieste dei cittadini: sia quelli che si sono espressi favorevolmente sul blog di Grillo, sia quelli che dalla società civile aspettano da anni il riconoscimento dei loro diritti, saremo pronti a sostenerlo”.

Il “Cirinnà-bis” è stato firmato da tutti i componenti Pd della Commissione Giustizia e dovrà comunque fare un passaggio in Commissione prima di arrivare in Aula anche insieme agli emendamenti già approvati e al vecchio testo base a cui dovrà essere abbinato. Recepisce alcune modifiche suggerite dalle audizioni dei costituzionalisti e dal lavoro di elaborazione degli ultimi mesi. Nell’ordinamento giuridico italiano – ha detto – ci sarà il riconoscimento pieno delle coppie composte da persone dello stesso sesso, e questo avverrà attraverso un nuovo istituto giuridico di diritto pubblico, denominato unione civile”.

La senatrice pd Cirinnà ha inoltre specificato che non c’è “nessun passo indietro sul riconoscimento dei diritti sociali. Stepchild adoption (estensione della responsabilità genitoriale sul figlio del partner) e reversibilità della pensione restano previsti, così com’erano. Cosa cambia, quindi? Non più un registro ad hoc per le unioni civili – prosegue Cirinnà – le coppie saranno iscritte, più correttamente, nell’archivio dello stato civile, mentre saranno soppressi alcuni rimandi agli articoli del codice civile che regolano il matrimonio. Smentisco anche le voci riportate da alcuni giornali sullo slittamento dei tempi dati al governo per l’adozione dei decreti legislativi: sei mesi dall’approvazione della legge, e trenta giorni per le disposizioni transitorie necessarie all’adeguamento dell’archivio dello stato civile. Tempi più lunghi sono previsti – conclude la senatrice – solo per eventuali decreti integrativi. É comunque fatta salva l’immediata entrata in vigore della legge”.