La notizia non è una notizia: una tra le tante associazioni che sostengono la ricerca e la prevenzione in oncologia ha deciso di adottare una campagna la cui testimonial, Anna Tatangelo, appare nuda mentre abbraccia se stessa in una posa giudicata “sensuale”. Per il meccanismo noto del marketing, la campagna aveva lo scopo di suscitare interesse e curiosità e, anche attraverso la polemica, un aumento delle donazioni all’associazione nonché – si spera – un’adesione massiccia alle iniziative di prevenzione.

Che piazzare Anna Tatangelo nuda sui manifesti e nei media fosse un’idea destinata a creare scalpore era chiaro dall’inizio, e che qualcuno rilanciasse in tono rabbioso contribuendo alla popolarità era altrettanto chiaro: quando si sa fare comunicazione si conta sull’ingenuità dei più. Obiettivo raggiunto, soprattutto grazie a chi casca nella trappola perfida delle logiche del marketing (i contestatori sono i migliori amici del prodotto che vorrebbero fare sparire).

Per quanto mi riguarda, da senologa e da donna mi trovo in una posizione di assoluta indifferenza nei confronti di immagini che, se fosse dipeso da me, non avrei ripreso sottolineando così tanto la nudità (perfino in oncologia abusiamo del corpo femminile occhieggiando un po’ troppo in basso quando basterebbe fermarsi sopra l’ombelico) ma niente hanno di sbagliato. Si tratta di una donna che mostra molta parte del proprio corpo e, gratis, vuole invitare altre donne a fare prevenzione: che sia Anna Tatangelo aumenta la curiosità e la perfidia nel micidiale meccanismo dell’invidia tra donne. La signora Tatangelo ha lo stesso diritto di tutte noi di farsi fotografare nuda per una buona causa.

Nel mondo virtuale si legge ogni possibile critica: c’è chi dice che Anna Tatangelo non rappresenti le donne normali (alzi la mano chi si sente “donna normale” in un mondo dove siamo tutte uniche e speciali), chi dice che è troppo bella (a Roma il termine scientifico sarebbe “rosicare”), chi arriva a dire che non dovrebbe esporsi in una campagna di prevenzione perché – dicono i bene informati – si è sottoposta all’impianto di protesi al seno. Non conosco la signora ma tra tutte le critiche questa è la più improbabile: che sia vero o meno non ha rilevanza, qualunque donna con protesi estetiche al seno ha le stesse esigenze di prevenzione di qualsiasi altra quindi non si capisce perché non debba esporsi in una campagna come questa.

Che una donna giovane, bella, di talento e ricca si presti a un’iniziativa il cui scopo è comunicare la prevenzione mi sembra meritorio, a prescindere dalla sensualità di fotografie che sono state studiate con molta, moltissima cura da uno staff che aveva in mente di ottenere il più alto clamore possibile: ecco, risultato ottenuto. Ogni polemica mi sembra una perdita di tempo, soprattutto se pensiamo che la prevenzione e la cura del cancro al seno hanno bisogno di unità di intenti e non del triste sguaiato scatenarsi di donne contro altre donne.