Il candidato sindaco di Milano del Movimento 5 Stelle è seduto alle 2 di una domenica pomeriggio in una sala consiliare vicino a Porta Venezia. E’ tra gli oltre cento attivisti convocati per la riunione di 4 ore che deve dare il via alla campagna per le amministrative 2016. E non è il consigliere uscente Mattia Calise: “Comunico ufficialmente”, dice all’apertura dei lavori, “che non mi ricandido per finire l’università e farlo magari più avanti più qualificato. Penso che sia giusto affrontare il secondo mandato con più competenze”. Applausi. E’ una sorpresa, ma nemmeno pure tanto per chi nei 5 stelle pensa che fare il portavoce prima o poi tocca a tutti. E proprio quello interessa sapere nel giorno più delicato: a chi tocca la prossima volta? “Abbiamo raccolto le disponibilità delle singole zone di Milano”, spiega Calise, “e abbiamo incontrato direttamente i referenti dei Meetup. L’idea è quella di avere tutti i nomi entro il 19 ottobre, poi verificarne la regolarità con lo staff di Beppe Grillo e per i primi di novembre organizzare l’election day. Sarà previsto un seggio dove votare e si ricorrerà alla rete solo in caso di più liste”. E’ stata una ricerca porta a porta, a casa dei singoli gruppi di attivisti per guardarsi in faccia e valutare le storie prima di arrivare al voto in rete. Un metodo che fa ritornare il Movimento al passato, quando non si sfiorava il 10 per cento e che ora è più complicato, ma giudicato necessario. “C’è un problema infiltrati”, continua, “e dobbiamo vigilare in modo attento per non permettere che si rovini il progetto. E’ fondamentale vedere fisicamente chi vuole presentarsi e perché. Chi è qui solo per candidarsi è arrivato nel posto sbagliato”. Competenze, aderenza al progetto, esperienza di attivismo. Scelgono e selezionano dal basso, in modo capillare. “Il nome del sindaco uscirà probabilmente con il metodo Condorcet: la base darà un voto da 1 a 5 e poi si farà una classifica. Chi piace di più sarà la nostra scelta finale”.

Dimenticatevi gli esterni, i grandi saggi o i nomi di peso (salvo sempre nuovo ordine dall’alto). L’ipotesi non viene neppure presa in considerazione dall’assemblea. “Qualcuno ha scritto sui giornali che avremmo candidato il rettore della Statale Gianluca Vago. E’ falso”, continua Calise. In realtà il nome era circolato tra i rappresentanti 5 Stelle per un contributo come eventuale assessore e lui stesso non aveva negato un possibile interesse per il Movimento. Ma l’uscita dell’informazione sulla stampa ha di fatto bruciato le sue possibilità. “Abbiamo intenzione di presentare una squadra di governo qualificata e molte persone ‘esterne’ si renderanno disponibili, ma prima delle elezioni non possono esporsi”. I non iscritti possono aspirare alla sedia di assessore in un eventuale governo a 5 Stelle a Palazzo Marino, ma non a quella di primo cittadino. “E’ escluso, il candidato sindaco è seduto qui tra noi ed è un iscritto al Movimento 5 Stelle e quindi al blog di Beppe Grillo”, conclude Calise.

La riunione ha tre ordini del giorno: le liste, il programma e le azioni congiunte per la campagna elettorale. A condurre è Bruno Misculin, probabilmente il futuro rappresentante di lista. In sala ci sono i referenti delle zone di Milano, dalla 9, una delle più rappresentante, alla 1 che ancora fatica a formare un Meetup (“Ma faremo di tutto per presentarci anche in quella zona”). Parlano seduti nella sala consiliare con le sedie radunate in cerchio, sullo sfondo una bandiera del Movimento e sul palco i consiglieri di zona che espongono il lavoro fatto per gli esami semestrali (in casa 5 Stelle si rimette simbolicamente il mandato ogni 6 mesi). Nascosti in platea due parlamentari: Manlio Di Stefano e Vincenzo Caso. Sono le facce che meno si vedono in televisione, ma quelli che non si perdono un incontro degli attivisti e alla famosa “base” piacciono proprio per quello.

Mentre parlano gli attivisti si studiano da vicino. Tra loro c’è chi ha già deciso di fare il grande passo. Daniele Cultrera farà lo riempilista e dice che la zona 2 ha già i suoi due candidati sindaco (“che però non possono essere bruciati”). In disparte ma non troppo c’è Francesco Ciccioni, attore e conduttore della tv M5S La Cosa: uno arrivato dopo l’addio di Matteo Ponzano e che ora gravita nell’orbita privilegiata di Casaleggio. “Finalmente ho visto la democrazia diretta”, dice Maria Laura De Franceschi, attivista storica e tra le più toste quando si tratta di difendere i “principi originari” del M5S, “ovvero la base che propone i candidati di cui si fida. E’ una cosa che i partiti si guardano bene dal fare ed è meravigliosa. Penso che tutti, e non solo i coraggiosi, dovremmo candidarci”. Tra i papabili ci sono anche i consiglieri di zona che non hanno fatto due mandati: Antonio Laterza, Patrizia Bedori, Paolo Carraro, Tiziano Creola. Sono solo alcuni dei nomi che girano davanti alla macchinetta del caffè. Chi non potrà correre è Claudio Rovelli che ha già esaurito le sue due possibilità anche se in molti lo avrebbero visto bene in prima linea: “Io vi invito a riflettere bene”, dice. “Prima di fare il grande passo pensate se il vostro lavoro può darvi il tempo necessario all’attività politica. Perché serve una presenza costante”.

Inizia così la sfida dei 5 Stelle in una delle città più complicate. A livello nazionale i numeri fanno venire l’acquolina in bocca a molti, ma nel cuore della Lombardia è tutto in salita. Solo ieri sera (sabato 3 ottobre) i parlamentari hanno servito la pizza in un locale sui Navigli per raccogliere fondi per la festa di Imola fra due settimane: sono arrivati in più di 400 con una spinta che nella sempre tiepida Milano ha sorpreso un po’ tutti. La verità è che il gioco ora è nelle mani degli attivisti che sanno di dover affrontare la campagna più difficile: alte le aspettative, alto il rischio di vederle deluse. Casaleggio è vicino, nel suo ufficio a pochi chilometri di distanza, ma di fatto ai banchetti (figuriamoci a un Meetup) non lo hanno mai visto e le attività dovranno farle loro nei momenti di pausa dal lavoro. “Venite un po’ prima di ogni appuntamento, parlate con la gente, avremo bisogno di tutto lo sforzo possibile”, è l’ultimo degli avvisi. La campagna elettorale è cominciata e molto dipenderà da quei cento attivisti volontari.

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