Italiani in fuga ma spesso sprovvisti dell’abc per sfondare in terra straniera. Almeno in tempi rapidi. Oppure fermi nell’indecisione se restare in patria, lottando a oltranza per un posto fisso, o fare le valigie e scommettere oltreconfine dove ci sono più opportunità. Per chi si rispecchia in una delle due situazioni esiste un vademecum, agile ed esaustivo, su tutto quello che c’è da sapere per cercare lavoro all’estero. Dal curriculum alle agenzie interinali, fiere, siti web, social network, lingua straniera, mete più attraenti e settori di impiego più richiesti. Si intitola “Trova subito lavoro!” (Sperling & Kupfer). Lo ha scritto Alberto Forchielli, classe 1955, fondatore di Mandarin Capital (un fondo di private equity che mette in contatto aziende europee e cinesi) e Osservatorio Asia, con la collaborazione di Stefano Carpigiani (1981), startupper e imprenditore dal 2008.

Forchielli, che ormai da anni ha lasciato l’Italia e oggi si divide tra Pechino e Hong Kong, ha imparato difetti e pregi dei connazionali all’estero e ha chiaro in testa cosa sia il nostro Paese visto da fuori. Il primo suggerimento dell’autore è partire, alla svelta. E proprio da questa urgenza nasce il libro. “In Italia il lavoro per tutti non c’è e non ci sarà per generazioni – spiega a ilfattoquotidiano.it -. In un sistema che non ha saputo rinnovarsi negli ultimi 50 anni è irrealistico pensare che lo possa fare nei prossimi cento o mille giorni. Ad ogni modo anche se facessero oggi tutte le riforme necessarie ci vorrebbero 10-20 anni per vedere delle modifiche strutturali. Vogliamo davvero condannare una generazione intera alla disoccupazione schiacciata tra i diritti dei padri e i doveri verso i figli?”.

I nostalgici, quelli che vogliono difendere il Belpaese a ogni costo e non partirebbero mai, si devono rassegnare a una consapevolezza: “Non è necessario vivere in casa con la madre o stabilirsi nello stesso comune della famiglia per volere loro bene e fare tutto il meglio per loro. L’Italia, ovunque si vada, è qualcosa che resta nel cuore”. Dietro la perdita di lavoro, scrive Forchielli, “ci sono errori, mancanze, rinvii e decisioni sbagliate, ma anche incompetenza, incapacità e indifferenza”. Insomma, non è tutta colpa della politica. Ma non basta cambiare Stato per cambiare vita.

“Non esiste la scorciatoia per il successo” continua l’economista. Quindi serve pazienza, costanza, determinazione, preparazione e obiettivi. Forse è lo spirito che ci dimentichiamo di coltivare a casa nostra, mentre fuori siamo più inclini a tirare fuori le unghie. “Con un tasso di disoccupazione medio attorno al 12 per cento e un tasso di disoccupazione giovanile del 40 è probabile che per alcuni l’andare via dall’Italia faccia anche scattare il meccanismo del ‘non posso fallire e piuttosto di pensare a rientrare accetto tutto’ ”. Ma non è una questione solo di impegno: “Non c’è proprio la disponibilità di lavoro per tutti. Chi ne ha le possibilità può pensare di inventarsi un’attività commerciale o altro ma non tutti sono in queste condizioni”.

Errori, si diceva. Come la scuola superiore, scelta in modo frettoloso, con poca cognizione di causa. Il secondo capitolo passa in rassegna le diverse tipologie di istituti secondari con limiti e vantaggi di ciascuno. Il terzo invece è dedicato alle università, quali facoltà esistono per ogni area di interesse, e quali sono le migliori. Forchielli è convinto che ci sia ancora molto da fare prima che l’offerta scolastica italiana sia competitiva a livello mondiale. Della riforma della scuola del governo Renzi secondo lui dobbiamo diffidare. “Troppo poco coraggiosa – la definisce così -. Buona l’idea delle lingue, del coding, dell’alternanza scuola-lavoro però poi dovrete spiegarmi chi le insegna queste materie e quale è la preparazione degli insegnanti per fare un lavoro di alto o altissimo livello. E poi manca la cornice, intendo la banda larga, le procedure burocratiche, i dati online, tutte cose da sistemare ancora”.

Parlare almeno una lingua straniera, avere dimestichezza con il computer, non mentire sulle proprie capacità, candidarsi per un impiego per cui si è portati, avere sempre un piano b, e soprattutto essere disposti a lasciare affetti e comodità di casa: queste sono alcune delle regole imprescindibili quando si emigra. Ma non bisogna volare via per forza, questo deve essere chiaro. “In molti dopo aver letto il libro mi hanno ringraziato perché hanno scoperto che non avrebbe avuto senso andarsene. Ottimo, benissimo, sono contento di aver contribuito a non creare un nuovo schiavo lontano dall’Italia. Altri invece mi scrivono: peccato, avrei dovuto leggerlo a 15 anni, ora per me è tardi e non posso farci nulla. Restare o partire è anche in funzione di quali sono le priorità e le aspirazioni nella vita. Alcune volte andarsene è come mettere una toppa peggiore del buco”.

Finora i piani per attirare cervelli (di ritorno e stranieri) in Italia si sono rivelati fallimentari. “L’unica maniera è far ripartire l’economia – conclude Forchielli -. Attirare investimenti e aziende che aprono sedi prestigiose in italia. Di pari passo bisogna disboscare la burocrazia e creare un mercato del lavoro che possa incentivare i giovani a fare start-up, trovare finanziamenti, fallire e riprovare”.