Anche la corporazione degli avvocati dovrà sottostare agli obblighi di trasparenza, anticorruzione e incompatibilità degli incarichi stabiliti dalla legge. Lo ha deciso il Tar del Lazio respingendo il ricorso che il Consiglio nazionale forense e gli ordini regionali hanno presentato contro l’Autorità Anticorruzione guidata da Cantone. A nulla è valsa la difesa di un avvocato d’eccezione, l’ex ministro di Grazia e Giustizia Giovanni Maria Flick, per il quale le delibere dell’Anac sugli ordini andrebbero annullate per “violazione e falsa applicazione” della legge anticorruzione.“Aspettavamo questo pronunciamento per iniziare i controlli” fanno sapere dall’Anticorruzione. E per chi non si adegua sono previste sanzioni dai mille ai 10mila euro.

La sentenza del Tar che respinge il ricorso degli ordini degli avvocati non è che l‘ennesima puntata di un lungo corpo a corpo. Da più di un anno l’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone fa i conti con le resistenze degli ordini professionali che mal digeriscono l’estensione ai loro apparati, e soprattutto alle loro dirigenze, degli obblighi di trasparenza, anticorruzione e incompatibilità degli incarichi che portano la firma dell’ex guardasigilli Paola Severino. Una battaglia di carte bollate che ha visto prima il Cup, Comitato unitario degli ordini e collegi professionali, rivolgersi al giudice Piero Capotosti, già presidente della Corte Costituzionale (deceduto nell’agosto 2014), per ottenere un parere pro-veritate che li sollevasse da questa incombenza. Poi i senatori-presidenti degli ordini sanitari condurre una lunga battaglia dagli scranni del Parlamento, fino alla pronuncia finale (a loro favorevole) della Giunta per le elezioni che ha ritenuto legittima la loro doppia poltrona contro il parere Anac.

La controversia, che ha visto Pd e Fi insieme contro il presidente dell’Anticorruzione, accusato di “eccesso di zelo” ha avuto riflessi persino dentro la stessa Anac, dove la delibera che regolamenta gli obblighi di pubblicazione di redditi, patrimoni, nomine, cariche e curricula dei vertici “politici” degli enti pubblici (tra cui gli ordini professionali), ha ricevuto il voto contrario della consigliera in quota Ncd Ida Nicotra, già candidata alle politiche per il Pdl e membro della Fondazione Magna Carta di Gaetano Quagliariello.

Adesso, la ferma pronuncia del Tar sembra lasciare poco spazio a ulteriori interpretazioni. Il “ricorso è infondato e va respinto” scrivono i giudici. Gli ordini professionali, come sostenuto da Anac, sono “enti pubblici non economici” e in quanto tali sottoposti a tutti gli obblighi di legge. Ogni ordine dovrà quindi predisporre un piano Triennale anticorruzione, i suoi vertici dovranno attenersi ai vincoli stabiliti dal decreto sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi (no doppie poltrone o condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione), rendere pubbliche le informazioni su redditi, curricula e incarichi della sua dirigenza nonché – questo secondo il presidente Cantone è il vero motivo della protesta – lo stato patrimoniale degli ordini e la loro gestione. A breve inizieranno i controlli. Ma non si escludono ulteriori colpi di scena.

*modificato da redazioneweb alle 19.48 del 28 settembre 2015