“Apriremo subito una commissione d’inchiesta”. Ad annunciarlo è l’erede al trono saudita e ministro dell’Interno, Mohammed bin Nayef, a seguito dell’incidente che ha provocato la morte di oltre 700 persone schiacciate dalla calca durante l’Hajj, il pellegrinaggio rituale dei musulmani alla Mecca. Le autorità di Riad hanno risposto, così, alle accuse provenienti dall’Iran, secondo cui, la causa della tragedia è chiara: “La chiusura di una strada da parte delle autorità saudite, questo ha provocato il tragico incidente”.

La tragedia è avvenuta questa mattina intorno alle 7 a Mina, una delle città sante dell’Arabia Saudita, dove si celebrava il primo giorno di Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio, la più importante ricorrenza religiosa per i musulmani impegnati nell’Hajj. Inizialmente si era parlato di circa cento morti ma, con il passare delle ore, il numero di decessi accertati è cresciuto fino all’ultimo dato diffuso dalla Protezione civile locale, che parla di 717 vittime e oltre 800 feriti. Sul posto sono intervenute oltre duecento ambulanze e sono impegnati circa quattromila volontari. 

Secondo il corpo di Difesa civile dell’Arabia Saudita, la maggior parte delle vittime sono morte soffocate a causa di “una fuga improvvisa“. Sul posto sono intervenute oltre duecento ambulanze e sono impegnati circa quattromila volontari. Ma questa versione è messa in dubbio dall’Iran. “Per ragioni che ignoriamo”, ha affermato il capo dell’organizzazione iraniana dell’Hajj, Said Ohadi, “è stata chiusa una strada nei pressi del luogo dove i pellegrini eseguono il rito simbolico della lapidazione di Satana e questo ha provocato il tragico incidente”. E il vice ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amir-Abdollahian critica direttamente il governo di Riad: “I sauditi sono responsabili del tragico evento di oggi“. Per Amir-Abdollahian avrebbero dovuto fornire “aiuti di emergenza ai feriti, gestire la crisi e garantire la sicurezza dei pellegrini”. La prima replica del governo saudita alle accuse ricevute per il peggiore incidente durante l’Hajj dal 3 luglio 1990 (1.426 pellegrini morirono per la calca in una galleria vicino La Mecca) arriva dal ministro della Sanità, Khaled al-Falih, che ha attribuito ai fedeli la responsabilità dell’accaduto per “aver ignorato le regole stabilite per evitare questo genere di incidenti”.

Mina si trova lungo la strada che va dal centro della Mecca alla zona di Arafat, dove si erge il Monte della Misericordia e dove si trova il ponte Jamarat, da cui i fedeli compiono il rito del lancio di pietre e sassi contro i tre pilastri che rappresentano satana. L’incidente segue quello di pochi giorni fa, avvenuto l’11 settembre, quando il crollo di una gru sulla grande moschea della Mecca aveva provocato oltre cento vittime.